Una poesia al giorno toglie la mediocrità di torno: Rimbaud (4)

 

Io dico che bisogna esser veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso un lungo, immenso, ragionato sregolamento di tutti i sensi… Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di follia; egli cerca sé stesso, esaurisce in lui tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza.

 

 

 

Preghiera della sera

 

Io, come un angelo seduto dal barbiere,

vivo stringendo uno scanalato bicchiere,

collo e ipogastrio curvi, una Gambier tra i denti,

sotto i cieli gonfi di vele trasparenti.

 

In me mille sogni, come caldi escrementi

di vecchia colombaia, fan dolci bruciature;

e il mio tenero cuore è un alburno, a momenti,

che il giovane oro insanguina di linfe oscure.

 

E, quando con cura ho ringoiato ogni sogno,

mi volto, bevuti più di trenta bicchieri,

e mi raccolgo a mollare l’acre bisogno:

 

dolce come il Dio del cedro e degli issòpi,

io piscio altissimo e lontano contro i neri

cieli, approvato dai grandi eliotropi.

 

(Arthur Rimbaud)

 

 

 
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