Dimmi perché sbraiti

 

Evidentemente la prima puntata di AnnoZero è andata bene, anche troppo bene. Appena il governo è venuto a conoscenza del clamoroso boom di ascolti, finalmente si è potuto informare una vasta platea su temi finora insabbiati o minimizzati, ha suonato immediatamente la carica con attacchi luridi ed eversivi.

 

 

 

L’informazione non può essere serva della politica, altrimenti perde la sua funzione…

In questo paese ministri e imprenditori parlano solo con i giornalisti amici. Eppure usano spesso la parola "libertà". Ma se ti prendi la libertà di critica, ti trascinano in tribunale.

(Milena Gabanelli)

 

 

 

di Norma RangeriIl Manifesto

 

Sei milioni di telespettatori attaccati al video, con il 37 per cento di permanenza (cioè senza cambiare mai canale), è un vulnus profondo all’oscuramento mediatico. Non si scherza e non si deve ripetere. Il governo decide di usare le maniere forti. Un ministro della repubblica, Claudio Scajola, annuncia che convocherà i vertici Rai «per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l’impegno assunto dalla Rai nel contratto di servizio a garantire un’informazione completa e imparziale». Come se spettasse al governo, e non alla commissione parlamentare di vigilanza e all’autorità per le comunicazione, la facoltà di monitorare il rispetto del pluralismo televisivo.

L’iniziativa di Scajola pesa come un macigno sulle fragili ossa della libertà di informazione che, come è evidente e come l’attacco del ministro dimostra, riguarda soprattutto la televisione. Sei milioni di cittadini, di destra e di sinistra, che assistono allo spettacolo indecente del berlusconismo a cielo aperto, finalmente in prima serata, sono pericolosi.

Non possono ascoltare il discorso fascistoide del ministro Brunetta, il socialista che gode nel pronunciare la parola «culturame». Non devono vedere il botta e risposta integrale tra il giornalista di El Pais e Berlusconi, siparietto paranoico su «io e il resto del mondo». Non possono conoscere la storia delle escort e della la cocaina del faccendiere Tarantini, e subito dopo vedere la D’Addario che parla della prostituzione. E come disinnescare la scena della convergenza antiberlusconiana tra Giorgio Bocca e Filippo Facci, due giornalisti che più diversi non si potrebbe? Un’abbuffata di berlusconsimo con la ciliegina di Vittorio Feltri che deve arrampicarsi sugli specchi per le veline usate contro il direttore di Avvenire e sulla meticolosa analisi (di Feltri medesimo) dell’impotenza sessuale di Berlusconi. Questi i veri protagonisti di Annozero.

Niente di speciale, si può chiamare normale giornalismo, semplice informazione, professionalità televisiva. Oltretutto a scoppio ritardato per le note vicissitudini lottizzatorie abbinate all’incompetenza. Invece il materiale appare agli occhi dei telespettatori come qualcosa di inedito, eccezionale, straordinario. Il problema sta tutto qui: crisi verticale dell’offerta, aumento esponenziale della domanda.

I cuochi berlusconiani tentano di rigirare la frittata parlando di diffamazione e faziosità, inventandosi un pluralismo che non c’è, rinunciando a ogni libertà di giudizio con la giustificazione che se non c’è reato non vale la pena perdersi in chiacchiere. Ci provano. Il più delle volte ci riescono. Giovedì sera il loro compito si è rivelato una missione impossibile. I telespettatori li hanno visti alzare la voce per difendere il grande capo. Disperatamente tutti lì (da Belpietro a Bocchino) con le mani sul tappo per comprimere l’effervescenza della realtà, aumentandone la pressione fino a farlo saltare. Come è avvenuto nell’ultimo anno, quando è iniziata la marcia sul piccolo schermo per occuparlo con lo squadrone del Cavaliere.

Avendo già fatto man bassa, i colonnelli di palazzo Grazioli hanno finito per esagerare (il maldestro direttore Rai, Masi, come l’avvocato Ghedini), fino al colpo serale del ministro Scajiola, che interviene con un gesto da minculpop. Sarà difficile trasformare i punti di vista, anche quelli provenienti da politici e giornalisti del centrodestra, in lesa maestà. Come ha spiegato Facci, ex firma de Il Giornale, a Corrado Formigli, se ne è dovuto andare perché non gli consentivano di scrivere il suo pensiero sul decreto della ministra Carfagna contro la prostituzione. Fotografando così, in poche parole, il pantano berlusconiano.

 

 

 

Fonte: http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/rai4/reazioni-santoro/reazioni-santoro.html

 

Il governo: "Istruttoria su Annozero"

Travaglio: "Dichiarazione illegale ed eversiva, peggio dell’editto bulgaro"

Non si placano le polemiche dopo la prima puntata di Annozero. Ieri il ministro Scajola l’aveva definita "spazzatura" annunciando la convocazione dei vertici Rai. E oggi Paolo Romani, viceministro alle Comunicazioni (dipartimento del ministero dello Sviluppo) annuncia l’apertura di un’istruttoria: "Sarà avviata ai sensi dell’articolo 39 del contratto di servizio, che prevede per il ministero l’obbligo di curare la corretta attuazione del contratto stesso". Al termine della procedura, spiega Romani, "si valuterà se richiedere l’intervento dell’Autorità garante nelle Comunicazioni per l’applicazione delle sanzioni". Ma l’opposizione insorge.

 

Sul tema interviene oggi il presidente del Senato Renato Schifani, che si appella "al buon gusto". Chiedendo uno stop al "gossip" e usando la stessa espressione che da mesi il centrodestra usa per minimizzare la vicenda delle escort nelle residenze del premier."Quello che mi preoccupa è che l’imbarbarimento della politica, che si era trasferito anche alla comunicazione della carta stampata, si sta spostando anche sul mezzo televisivo" dice Schifani.

 

Da Annozero, a commentare è Marco Travaglio. "Quello che è successo ieri (l’iniziativa di Scajola, ndr) è più grave dell’editto bulgaro – dice, collegandosi telefonicamente con piazza Navona, dove si svolge la manifestazione "Agenda rossa". Quella del ministro è per lui "una dichiarazione illegale ed eversiva che pretende di istituzionalizzare il controllo del governo sulla televisione".

 

Ad attaccare è anche il Pd. Dopo Massimo D’Alema che definisce "del tutto inopportuno" l’intervento di Scajola, arriva la nota ufficiale firmata dal responsabile comunicazione del partito, Paolo Gentiloni: "Il governo non ha alcun potere di istruttoria su singoli programmi della Rai. In quindici anni di vigenza dei contratti di servizio non si è mai visto un intervento del genere. Si tratta di un abuso di potere e di un’invasione delle competenze di Agcom e commissione di Vigilanza ribadite proprio dall’articolo 39 del contratto di servizio".

 

Durissimi pure Vincenzo Vita (Pd), componente della commissione di Vigilanza, e Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21; i quali, a proposito degli interventi di Scajola e Romani, dicono: "Si tratta di un vero e proprio atto improprio, di un eccesso di potere e di una campagna di intimidazione". La Fnsi in una nota sostiene che l’iniziativa del governo è "una manifestazione i arroganza nei confronti del presidente della Vigilanza Zavoli e una replica rabbiosa e scomposta ai cinque milioni e mezzo di cittadini che hanno liberamente scelto il programma".

 

Critiche, infine, dall’Udc: "Quello di Scajola è un evidente infortunio istituzionale dovuto all’eccesso di zelo verso il presidente del Consiglio" afferma il segretario Lorenzo Cesa.

 

Il governo, però, fa fronte compatto. "Insultare il premier equivale a insultare tutti gli italiani" tuona il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. Unica voce dissonante quella del collega di esecutivo, il democristiano Gianfranco Rotondi: "Sarebbe opportuno, per i giornalisti e per la politica, abbassare i toni di uno scontro duro che danneggia innanzitutto la Rai". Ma il clima non pare proprio essere quello adatto.

 

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