Oltre il muro … del pianto

 

di Paolo FerreroSegretario Rifondazione Comunista

 

L’affermazione della Linke e il crollo dei socialdemocratici nelle elezioni tedesche ci parlano con chiarezza del fallimento della sinistra moderata e della possibilità di costruire una sinistra anticapitalista in Europa. Il voto tedesco viene confermato dalle elezioni Portoghesi dove i socialisti che erano al governo perdono la maggioranza assoluta a le forze della sinistra di alternativa, Bloco de Esquerda e CdU (unione elettorale dei comunisti con i verdi), sorpassano il 17% crescendo di tre punti percentuali.

 

Dopo il crollo delle socialdemocrazie nelle elezioni europee, l’SPD esce sconfitta dall’esperienza della coalizione con la CDU. Non si tratta di una sconfitta tattica: è l’impianto strategico che ha guidato le socialdemocrazie nella costruzione dell’Europa, da Maastricht in avanti, che cade sotto i colpi della crisi. E’ la linea politica della sinistra moderata degli ultimi vent’anni che con ogni evidenza non regge più. Dentro la crisi, larghi strati di lavoratori chiedono di farla finita con le politiche moderate che vengono giustamente ritenute le responsabili della crisi e del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro.

 

Parallelamente cresce la sinistra di alternativa che , come afferma Oskar Lafontaine a proposito della Linke “è l’unico partito contro il sistema attuale”. Non quindi una sinistra appiattita sulla socialdemocrazia o incapace di pronunciarsi in termini chiari contro la guerra: cresce una sinistra vera, che pone un’alternativa di sistema a partire da un proprio disegno strategico anticapitalista. La stessa cosa vale per il Portogallo, dove la polemica tra la sinistra e il governo socialista ha caratterizzato la campagna elettorale.

 

Vi è un terzo aspetto da sottolineare. Da queste elezioni esce sconfitta l’idea di riorganizzare le forze politiche attorno ad uno schema bipolare. In Germania oggi vi sono 5 partiti al di sopra del 10% e la stessa CDU che ha vinto le elezioni lo ha fatto perdendo voti. Se l’alternanza tra simili o la grande coalizione – con il corollario dei tentativi di distruzione della sinistra – erano formule per noi sbagliate ma che corrispondevano ad un sentire comune nella fase della crescita economica, la crisi sta mettendo in crisi questo progetto. Parti significative dalla popolazione non si riconoscono più nel “buonsenso” delle classi dominanti. Ovviamente affinché questa perdita di credibilità delle ipotesi centriste possa dare risultati positivi è necessario costruire una sinistra degna di questo nome, in grado di rappresentare un punto di riferimento serio e credibile. Altrimenti la strada è quella della delusione, del non voto, della ricerca a destra di una alternativa.

 

Queste elezioni mettono anche la parola fine ad una discussione tutta italiana sulla persistenza o meno delle due sinistre e sulla validità di questa divisione. Non solo in tutta Europa abbiamo due sinistre ma è del tutto evidente che la socialdemocrazia non è in grado di fuoriuscire per linee interne dal suo indirizzo socialiberista. Questa è precisamente l’illusione che abbiamo coltivato noi in Italia quando siamo andati al governo ed è questo errore grossolano che ci ha portato alla sconfitta. Le elezioni tedesche ci parlano quindi della possibilità e della necessità di costruire una sinistra di alternativa su scala nazionale e continentale, come hanno saputo fare i nostri compagni latinoamericani. Autonomia dalle forze moderate e progetto strategico alternativo al socialiberismo sono i pilastri su cui costruire questa sinistra.

 

Da queste brevi considerazioni derivano a mio parere anche i nostri compiti.

 

In primo luogo la necessità di costruire la federazione della sinistra di alternativa, dei comunisti, della sinistra vera. Un polo della sinistra, autonomo e strategicamente alternativo al PD. Vogliamo costruire questa federazione coinvolgendo tutti i compagni e le compagne disponibili, iscritti o non iscritti ai partiti, attivi nei sindacati, nei comitati, nelle associazioni, nei movimenti. Proponiamo di cominciare da subito e dal basso, in ogni quartiere, in ogni città, questo processo costituente di uno spazio pubblico della sinistra non pentita. La costruzione della federazione è tutt’uno con la costruzione di un movimento di massa per l’uscita da sinistra dalla crisi capitalistica, contro il berlusconismo ma anche contro le politiche padronali e moderate decise al G20 di Pittsburg.

 

In secondo luogo  dobbiamo rilanciare la battaglia contro il bipolarismo. Questo sistema elettorale garantisce a Berlusconi una rendita di posizione enorme: pur essendo minoranza nel paese ha la maggioranza assoluta dei parlamentari; inoltre il sistema bipolare è finalizzato a stritolare la sinistra. Non è un caso che Germania e Portogallo abbiano sistemi elettorali proporzionali, ove la sinistra è potuta crescere al di fuori del ricatto del voto utile. La campagna contro questo bipolarismo degli affari deve essere ripresa con forza e diventare un tratto costitutivo della nostra proposta politica.

 

 

 

di Claudio Grassi e Marcello GraziosiEssere Comunisti http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=29984

 

Il voto di ieri in Germania e Portogallo, due paesi che fanno parte dell’Unione Europea e che in questi mesi sono stati colpiti, pur se con modalità differenti, dalla crisi economica, ha fatto registrare un’avanzata delle forze comuniste e di sinistra, mentre la socialdemocrazia paga pesantemente, in entrambi i casi, il fatto di essere forza di governo assolutamente omologata al sistema neoliberista ed euro-atlantico.

 

In Germania, a pagare il prezzo maggiore per le politiche della Grande Coalizione sono proprio i socialdemocratici (SPD) di Steinmeier, inchiodati ad un umiliante 23% e 146 seggi, perdendo oltre il 10% di consensi e 76 seggi rispetto al 2005. Contemporaneamente, la vittoria dell’attuale Cancelliere Angela Merkel e del suo progetto di alleanza di governo organica con i Liberali (FDP) è dovuta assai più a questi ultimi che alle forze di centro-destra della CDU/CSU. I liberali, infatti, hanno ottenuto un brillante 14,6% e 93 seggi (dal 7,4% e 61 seggi del 2005), mentre CDU/CSU si sono fermate al 33,8% (contro il 35,2% del 2005), guadagnando però qualche seggio (239 contro 226).

In un contesto difficile, nel quale si registra anche la più bassa affluenza alle urne degli ultimi anni (72%), il risultato ottenuto dalla Die Linke di Gysi e Lafontaine acquista ulteriore valore, a conferma della crescita costante di questi ultimi anni. Alle elezioni legislative del settembre 2005 questa forza politica – sorta nel luglio dello stesso anno dalla fusione tra il Partito del Socialismo Democratico (erede della SED, al governo in quella che era stata la DDR) e la WASG di Lafontaine, che aveva rotto con i socialdemocratici dell’allora Cancelliere Schroeder sulla riforma dello stato sociale – aveva ottenuto l’8,7% dei consensi e 54 seggi, determinando un elemento di grande novità nel panorama politico della Germania riunificata: per la prima volta dal secondo dopoguerra, un’organica rappresentanza politica collocabile a sinistra della SPD entrava a far parte del Bundestag. Da allora, la forza del partito è cresciuta ad est come ad ovest, fino alle europee ed alle regionali dell’estate appena trascorsa. Se alle europee la Linke ha ottenuto il 7,5%, passando da 7 a 8 europarlamentari, alle elezioni legislative svoltesi ieri ha visto accrescere i propri consensi fino all’11,9% e 76 seggi, candidandosi come la vera opposizione sociale e politica alle misure antipopolari che la nuova coalizione di governo tra CDU/CSU e Liberali sarà costretta ad adottare.

 

In Portogallo, in un contesto di forte astensione, si è assistito ad una forte polarizzazione del voto, dinamica in parte già emersa anche in occasione delle recenti elezioni europee. Il Partito Socialista (PS) di Socrates, da solo al governo nella legislatura appena terminata, ha perso la maggioranza assoluta, fermandosi al 36,56% e 96 seggi, contro il 45% e 121 seggi delle politiche anticipate del febbraio 2005. Un voto che segna una grande disillusione popolare nei confronti del partito e delle politiche adottate dal governo, tutte di segno neoliberale e di fatto in continuità di fatto con il precedente governo di destra, che hanno finito per impoverire il paese e colpire i diritti ed i salari dei lavoratori, come lo stato sociale. Sul fronte delle forze conservatrici e di destra, il Partito Socialdemocratico (PSD) ottiene un risultato non certo brillante (29% e 78 seggi), a tutto vantaggio del Centro Democratico Sociale (CDS/PP), che, con il 10,46% e 21 seggi, ottiene il miglior risultato dal 1982.

A sinistra del PS, avanzano tanto il Bloco de Esquerra (BE), formazione politica della sinistra radicale e di alternativa, quanto la Coalizione Democratica Unita (CDU), formata dal Partito Comunista Portoghese (PCP) con Verdi e indipendenti. La prima, confermando il buon risultato delle recenti europee (dal 4,9 al 10,8%; da 1 a 3 deputati), ha ottenuto quasi il 10% dei consensi e 16 seggi (contro il 6,4% e 8 seggi del 2005), mentre la CDU ha sfiorato l’8% dei voti aggiudicandosi 15 seggi (nel 2005 era al 7,57% e 14 deputati). A dimostrazione che le lotte contro le misure imposte dal governo socialista organizzate in questi anni dalla sinistra e dai comunisti insieme al sindacato CGT-IN pagano anche elettoralmente. “Una politica ingiusta imposta con arroganza”, ha commentato Jeronimo de Sousa, Segretario del PCP, a caldo, subito dopo l’esito del voto. Per poi aggiungere: “La perdita della maggioranza assoluta costituisce un elemento di grande importanza nel quadro della lotta contro le politiche di destra e per un cambiamento deciso nella vita politica nazionale”. Una “rottura”, insomma, con le politiche adottate in questi anni tanto dal precedente governo dei destra (PSD/CDS), quanto dall’attuale guidato dal PS, come elemento centrale per ogni discussione sul futuro dei paese e sui suoi assetti di governo. Tocca ai socialisti decidere se continuare a governare come hanno fatto fino ad oggi, magari imbarcando pezzi di centro-destra, oppure aprire una nuova fase nella vita del Portogallo.

 

 
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