Una poesia al giorno toglie l’ansia di torno: Donne (4)

 

Questa è la mezzanotte dell’anno, e del giorno.

 

 

 

La pulce

 

Tu osserva solo questa pulce, e guarda

Che poca cosa è quella che mi neghi;

Prima ha succhiato me, e adesso te:

In lei s’è mescolato il nostro sangue;

Non si può dire, ammettilo, un peccato,

Una vergogna, uno sverginamento;

Lei però gode, e non ha fatto altro

Che pascersi d’un sangue che eran due,

Cioè più di quanto avremmo fatto noi.

 

Deh, fermati! Risparmia in una pulce

Tre vite! Perché in lei quasi sposati,

Anzi, più che sposati, ora noi siamo:

Questa pulce sei tu, son io, è il nostro

Tempio e letto di nozze; ci troviamo,

Malgrado i tuoi, e te, murati vivi

In queste vive mura di giaietto.

Già lo stare con te potrebbe uccidermi,

Se poi aggiungi un suicidio e un sacrilegio,

Pecchi tre volte, ché ne ammazzi tre.

 

Impulsiva e crudele! Hai già arrossato

D’un innocente sangue la tua unghia?

Di cosa questa pulce era colpevole

Se non di quel goccetto a te succhiato?

Tu stessa esulti e trovi che più deboli

Non siamo ora tu ed io: è vero, impara

Dunque, quanto sian falsi i tuoi timori:

Giusto altrettanto onore andrà perduto

– Quando a me cederai – quanto di vita

Ti sottrasse il morir di questa pulce.

 

(John Donne)

 

 
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