Una poesia al giorno toglie l’ansia di torno: Donne (6)

 

Io sono un piccolo mondo fatto abilmente. Di elementi e uno spirito angelico

 

 

 

Elegia XIX: andando a letto

 

Vieni, mia Donna, vieni mio vigore sfida di ogni riposo,

finchè mi affanno resterò in affanno.

Spesso il nemico avendo il suo nemico in vista

dalla sola presenza vien fiaccato, anche se non combatte.

Getta pur quel cinto che splende simile allo Zodiaco,

ma che nasconde al mio sguardo un mondo assai più bello.

Togli gli spilli dal pettorale cosparso di lustrini,

così che gli occhi dei maliziosi vi si possono fermare.

Slacciati, perchè quell’accordo armonioso

mi dice di esser già l’ora di recarsi a letto.

Via quel busto felice, che invidio,

perchè può starti così stretto.

E via la gonna che svela una tanto bella condizione,

come quando dai campi fioriti l’ombra dei colli si fugge.

Via il diadema tenace, ed esso mostri

il diadema fluente dei capelli che da te si leva:

e ora via quelle scarpe, posa il tuo piede libero

in questo sacro tempio dell’amore, su questo soffice letto.

In vesti così bianche che gli Angeli del cielo erano soliti

essere accolti dagli uomini; Angelo, conduci insieme a te

un cielo simile al Paradiso di Maometto; e sebbene

cattivi spiriti biancovestiti passino, noi facilmente riconosciamo

questi Angeli da uno spirito malvagio,

quelli rizzano i nostri capelli, ma questi ci rizzano la carne.

 

Dona licenza alle mie mani erranti, lasciale andare

avanti e indietro, in mezzo, sopra e sotto.

Oh mia America! Mia nuova terra scoperta,

mio regno, più sicuro se solo un uomo lo domina,

miniera di pietre preziose, mio Impero,

come sono benedetto in questo mio scoprirti!

Entrare in questi ceppi significa essere liberi;

dove metto la mia mano sarà il mio suggello.

 

Completa nudità! Tutte le gioie a te sono dovute,

come le anime si separano dal corpo, così i corpi si devono spogliare

per gustare la gioia interamente. Le gemme che voi donne usate

sono come i miei dorati pomi d’Atlanta, davanti allo sguardo degli uomini,

tali che quando l’occhio di uno stupido s’illumina a una gemma

la sua anima terrena non vuole la donna, ma vuole i suoi beni.

Come dipinti, o come gaie rilegature di libri

fatte per i profani, così sono le vesti delle donne;

in sè le donne sono libri mistici che solo noi,

fatti degni della loro grazia, vediamo rivelati.

E poichè io sono chiamato a conoscere tanto,

liberamente mostrati come a una levatrice;

getta via tutto, si, getta i tuoi bianchi lini:

all’innocenza nessuna penitenza è mai dovuta.

 

Per insegnarti, per primo ecco son nudo; allora dunque,

per coprirti che altro ti occorre più di un uomo?

 

(John Donne)

 

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