Reazioni composte

 

di Paolo Floes d’ArcaisIl Fatto Quotidiano

 

Berlusconi ha dichiarato guerra alla democrazia liberale. Questo, e nulla di meno, rappresenta l’insieme di ingiurie che ha vomitato, prima a caldo e poi a freddo, contro la Corte Costituzionale, cioè il supremo arbitro della legalità repubblicana (e contro il presidente Napolitano). Se Obama si permettesse contro la Corte Suprema anche un decimo delle volgarità berlusconiane, l’impeachment scatterebbe dopo cinque minuti, richiesto a gran voce da maggioranza e opposizione e dal coro indignato dei media.

 

La democrazia liberale, infatti, a differenza di quella giacobina, si basa sul “governo limitato”, cioè su un esecutivo che non può mai esondare i limiti della Costituzione, quale che sia il consenso popolare di cui gode. E l’argine contro ogni tentazione dispotica è appunto la Corte Suprema, la Corte Costituzionale, la sua autonomia e superiorità rispetto al governo.

Per Berlusconi tutto questo è ostrogoto.

 

La divisione dei poteri, cioè l’autonomia della magistratura e dell’informazione, pilastri della moderna vita democratica, gli risulta incomprensibile. Pensa davvero che il voto o il sondaggio lo rendano padrone e signore dello Stato, che infatti non chiama Repubblica italiana ma “azienda Italia”. E ora, di fronte ad una Corte Costituzionale che non si è piegata né a lusinghe né a intimidazioni, ha deciso di lanciare l’attacco definitivo: una legge che metta al guinzaglio i magistrati (visto che i media al guinzaglio li ha già).

 

Berlusconi è posseduto da una incontenibile pulsione totalitaria. E ha deciso che è venuto il momento di soddisfare questo suo vizio fino in fondo, di emulare “l’amico Putin”, che resta il suo modello. Ma a differenza della Russia, asservita agli oligarchi, vuole l’Italia asservita ad un solo satrapo, se stesso. Gianfranco Fini ha “preso le distanze”, ma ci vuole ben altro, per fermare un progetto dichiarato di squadrismo anti-istituzionale. Il Partito democratico ha blaterato che “risponderà con le primarie”. Sarebbe farsesco, se non fosse una tragedia. Si gingillano con le figurine, mentre il piromane mette a fuoco la casa comune. Del resto, la forza di Berlusconi sta tutta nell’assenza di una opposizione.

 

Resta il popolo. Quello vero, quello dei cittadini, non della massa anonima, ammaestrata e plaudente nello spurgo d’odio contro la garanzia delle libertà di tutti, le istituzioni liberali. Resta la società civile, insomma, che non ha rappresentanza politica e non ha canali televisivi. Ma dignità e coraggio. Finché c’è lotta c’è speranza.

 

 

 

di Andrea Scanzihttp://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/

 

“Che fine ha fatto Tony Binarelli?”. Questo mi chiedeva, con ossessività inconsolabile, Luigi Amicone stanotte dopo il quinto giro di cedrata guatemalteca (allungata col rododendro sdrucciolo). Gliel’avevo passata per affogare nell’alcol i dolori del Lodo, ingiustamente divelto dalla Consulta, sperando negli effetti abbacinanti delle Ericaceae macerate. Di solito funziona, ma più Luigi beveva e più mi raccontava di quella volta che era piccolo e guardava in tivù i giochi illusionistici di Tony Binarelli con Claudio Brachino e Laura Ravetto (di cui è, come me, segretamente innamorato). Da quella volta Amicone ci ha la fissa con Binarelli. Va capito.

Secondo Luigi, la bocciatura del Lodo Alfano è la mossa più esecrabile della minoranza golpista che governa questo paese, insufflandolo di demoniaca criminosità.

 

Ha pianto molto, Amicone. Vederlo così mi ha fatto male. Se avete un dvd di Binarelli, mandatelo al fermo posta di Flores D’Arcais (poi lui me lo girerà, usando un uccello migratore marxista per postino).

 

La forza del centrodestra è però quella di reagire con serenità alle traversie bolsceviche della storia. Ieri nessuno è andato sopra le righe: nessuno. E sì che ce n’era motivo. Quei comunisti della Consulta, organo notoriamente stalinista, hanno dato un colpo ferale alla democrazia italiana. Al male non c’è davvero mai fine (e io che credevo che l’Armageddon fossero gli articoli di Piero Valesio).

 

Quanto dolore, ieri, guardando la tivù. Per forza che poi uno si dà alla cedrata guatemalteca: è l’unica salvezza. Umberto Bossi ha detto che scenderà in piazza con i Galli, e non si è capito se la sua fosse un’immagine squisitamente campestre o se piuttosto alludesse a Calderoli quale novello Obelix. Adolfo Urso, che già con quel nome non parte facilitato (peggio sarebbe solo Benito Perego), trascinava stancamente le sue floride membra linguistiche nello scantinato trotzkista di Ilaria d’Amico a La7. Maurizio Belpietro, col suo prognatismo bulimico, trasudava la consueta simpatia abbacinante (cit), minacciando di abbandonare lo studio se non lo facevano parlare almeno sette ore e mezzo senza interruzioni. E poi c’era lui, Maurizio Lupi, il grandissimo Lupi, uno che quando parla sa cosa dice ma non lo sanno gli altri, improvvisamente vittima di una mutazione genetica: le orecchie da Spock, il viso quadrato come un Playmobil uscito sghembo dalla fabbrica, lo sguardo arguto di chi ha capito che il triangolo si chiama così perché non ha quattro angoli (ma tre).

 

Quanto dolore, quanta mestizia. Che scenario post-atomico. E voi che godete di tutto questo, che leggete le menate di Travaglio, che tintinnate con le vostre manette attaccate alla cintura quasi che fossero portachiavi proletari.

 

Siete davvero dei delinquenti senza cuore (cit).

 

Fortunatamente c’è chi ha saputo fotografare con lucidità la situazione, unendo l’aplomb di Brunetta con la propensione alla digressione intellettuale di Gasparri. Ecco i tre interventi che più di tutti hanno saputo interpretare l’incresciosa situazione contingente. Vagliamoli (?).

 

La silloge bondiana. Also sprach Sandro Bondi: “Ogni giorno sono stupefatto (si intuisce dalla pettinatura) dalla determinazione, dal coraggio e dalla forza morale che il Presidente del Consiglio esprime di fronte a quello che di sconcertante accade da quasi 20 anni in questo sventurato Paese (sventurato è la parola giusta). Dobbiamo sapere tutti che senza di lui, senza la testimonianza quasi eroica (togli il quasi, cribbio) e certamente commovente (molto commovente) che offre al servizio della libertà, della democrazia e dello sviluppo dell’Italia, saremmo tutti privati della possibilità di guardare al futuro con un minimo di speranza”. Bravo Bondi. Di lui mi piace la misura, il coraggio intellettuale, quel suo non essere mai servile. Quelle sue iperboli a metà strada tra Milan Channel e l’Istituto Luce. Daje Sandrino.

 

Il Fede addolorato. Eravamo tutti convinti che Emilio Fede non avrebbe mai più sofferto come quella volta delle bandierine prodiane dopo le elezioni del ‘96. E invece. Ieri è andato in onda alle 19, poco dopo la sentenza della Consulta. Era devastato. Vi segnalo il reperto audio-video.

 

Fonte: http://www.youtube.com/user/federika992

 

Lo si analizzi, con la consueta dovizia. Premetto: ha parlato tre minuti senza dire niente. Ma non tutti possono avere la profondità di Angusto Minzolini.

 

“L’opposizione… Pifdnd (Pierferdinando) che dice Non è….ehh (ehh)…in questo paese dicepierdndcasin (traduco: dice Pier Ferdinando Casini) che fa parte dell’opposizione… non c’entra Di Pietro e quello che dice Di Pietro non ci interessa (ma infatti: andasse pure a sculacciare le antilopi del Caucaso, quel mona di Di Pietro)… In questo paese dice (chi?) in questo paese c’è scarsa attitudine a rispettare le leggi soprattutto le sentenze (è una critica a Berlusconi, ma Fede pensava che il soggetto fosse Belfagor e quindi non l’ha censurata)… Non è un giudizio universale (quale?) la Corte Costuzionale ha espresso una legge che si è rivlt eeehh ahhhh ghrmrhngtr a questo (chiarissimo). Naturalmente (certo, naturalmente) il Governo dice Casini che ha preso il voto degli elettori (chi li ha presi i voti, Casini? CHI è il soggetto, porca miseria?) deve continuare a fare il suo lavoro a occuparsi cioè del problema degli itlniii (???) che vengono prima di quelli (prima di chi?)… che possono essere contenuti…nella sentenza o il risultato (ma il risultato di che? E poi la sentenza cosa contiene? Gli italiani? Mah). Per Gaetano Pecorella, che è uno degli avvocati che ha difeso davanti alla corte il Lodo Alfano (con risultati straordinari, aggiungerei) il risultato dice non cambia il quadro politico… il risultato la sentenza qualunque essa sia (addio, è andato in loop: resettate Emilio) Se fosse negativo (è negativo) non sarebbeunasentzadicndnaberluscmarim (qui si è sfiorato l’embolo)…riaprirebbe soltanto i processi (hai detto niente)”.

 

Qui c’è una pausa satura di dramma interiore. Si prosegua con l’esegesi.

 

“Poi naaaaaa…. (gesticola con fare ansiogeno, se gli avessero sterminato la collezione dei Trudini avrebbe sofferto di meno)… la Lodo (”la Lodo”, certo. E magari pure “Le Alfano”, “Gli Governo”, “I Italia”: articoli in libertà, come la Costituzione) è stato respintoooo (effetto eco-rinculo) non all’unanimità ma a maggioranza (una consolazione, il gol della bandiera lo avete fatto: Leonardo si è fermato molto prima). Eeeehhhhhh (eeeehhhhh)….Cicchitto (oh ecco, Cicchitto lo volevo) dalla Consulta un attacco a Berlusconi (ma chi lo dice? Cicchitto? Fede? E stai calmo, Emilio, che poi non ti capisco) Berlusconi dice orailpopoloitalianodovràfarsentirelasuavoce (qui si è rischiata la sincope) ma… questa è…. Fa parte..ggghm ggghm (toh, ora Fede parla come Java di Martyn Mystère, che però – duole dirlo – si fa capire meglio)… del…diciamo delle…reazioni a caldo (ma COSA dici, Emilio? Sicuro di star bene? Vuoi una Cedrata Guatemalteca anche tu?). Buttiglione dice (ma chi se ne frega di Buttiglione, via) Si rispetti il pronunciamento della Corte Costituzionale ma questo non vuol dire dimissioni né elezioni (sempre arguto, Buttiglione). Eeeeh…chhhh..av…dettoooo (ma che è, un telegrafo rotto?)… il restoooooo…con riflessione (oddio lo stiamo perdendo) legittima e si potrebbe aggiungere serena ammesso che uahhhhhhhhhh il Presdconsiglio (crasi che sta per “Premier”) potesse essere sereno in queste ore (serenissimo, lo vedremo tra poco) ma certamente già convinto da ieri di quello che sarà….eeeeeehhhh…saranno i problemi da affrontare (niente dai, io oggi non ti capisco)…. E ha detto Comunque vada io vado avanti perché devo guidare questo paese legittimato dalla ehhh maggioranza degli elettori (non ti vedo bene, Emilio). Non cambia secondo me… non so cosa diranno i sondaggi (mi sa che in questo momento non sai molte cose, Emilio) ma son quasi convinto che seeeee era ieri il 68 virgola otto (sempre precisi, ’sti sondaggi: 68, non 67 o 79. 68.8. Precisi) di fiducia in Berlusconi ehhh domani o dopodomani sarà forse di più (e qui sono d’accordo) perché si aggiunge a tanti altri di problemi (eeehhh?) e comunque non cambia il quadro politico (sì Emilio, questa è l’unica cosa che abbiamo capito)…tutt’altro”.

 

Ancora una pausa straziante, poi il finale.

 

“Eeeeeehhhhh….ghhhhm (ancora il neanderthaliano Java)….c’è Bossi (oh ecco, Bossi mi mancava: che dice quel mattacchione dell’Umberto?)…dice….eeehhhh cosa dice Bossi? (addio, parla da solo)…. Ha espresso naturalmente solidarietà al Presidente del Consiglio (certo: naturalmente)… poi ha detto Andiamo avanti non ci piegano (qui secondo me c’era anche un “cazzo!” rafforzativo, Bossi parla così, ma è stato omesso in rispetto alle casalinghe di Voghera)… ehhhh… nemmeno pupazzocontoggghhh (???????) parla del suo incontroconsilvioberlusconidicendonemmenoluivuoleleelezionianticipate (quando Fede accelera, non è mai un bel segno). L’ho trovato forte e questo mi ha fatto molto piacere l’ho trovato deciso a combattere (ma chi è che sta parlando adesso, Bossi? Fede? Adolfo Urso? Non si sa)… Devo dire che di questo non ci possono essere dubbi (sulla grammatica, magari, un po’ di dubbi sì). Mmmmmmmmhhhhhh (oddio, perché ora muggisce?) Bersani (ah, è Bersani che lo rende ruminante) che è il candidato legittimo (lo decide lui chi è legittimo e chi no) quello che certamente andrà al posto di Franceschini che certamente ha fatto il suo tempo (questo, va detto, è ineccepibile)…. Ehhhhh (ehhhhhh) tra laaaaaa (trallallero-llero-lla) aaaaaaaaaaaahhhh (sì, è andato) alla segreteria del Partito Democratico Mi pare che la decisione metta un punto fermo e dica che senza una legge costituzionale Berlusconi e le alte cariche sono cittadini come tutti gli altri e sono tenuti a sottoporsi a giudizio (virgole mai, eh) Berlusconi continua a fare… continui (ecco, magari il congiuntivo è meglio) a fare il suo mestiere sapendo che poiiii cisi…cisi.. (cisi che?) ci saranno ooohhhh i processi davanti ai quali lui ha detto (lui chi? Bersani? Berlusconi? Biribicchio? SPIEGATI, Emilio, diamine. Sembri il codice fiscale di Martufello) Ma io vado in tribunale sono pronto a tutto a difendermi come ha fatto da tanto tempo (sì, dalla Banca Rasini) se ricordiamo ttoqllabbiamofatto (traduco: tutto quello che abbiamo fatto)”.

 

Qui Fede è svenuto. Gli siamo vicini.

 

Il Berlusca Avvelenato. Ecco il terzo e ultimo reperto. Tutto si può dire, di Silvio Berlusconi, tranne che sia iracondo. Lui non sbaglia mai una parola. Certo, i soliti garantisti diranno ora che è stato irrispettoso con il Presidente della Repubblica (”Mi aveva promesso che avrebbe garantito sulla Consulta, lui li conosce quelli di sinistra”), che è stato sgarbato con Rosy Bindi (”Lei è più bella che intelligente”, battutona peraltro non sua ma di Vittorio Sgarbi). E si potrebbe eccepire (cit) sul suo essersi presentato al Cardinal Bertone, che in via teorica di santità dovrebbe intendersi, come “San Silvio da Arcore”.

 

Dettagli marginali. E’ il discorso pronunciato a caldo davanti ai cronisti che ci consegna il Berlusconi d’annata. Un uomo sereno, rispettoso delle regole, unicamente teso agli interessi del Paese e piacevolissimo nell’eloquio. A me quasi erotizza, veramente.

 

Ascoltiamolo e carichiamoci tutti.

 

 

Fonte: http://www.youtube.com/user/lucamengoni

 

“Niente (quando uno comincia una frase con “Niente”, quasi sempre gli girano le palle) non succede nulla (proprio nulla)… Andiamo avanti abbiamo governato cinque anni con o senza Lodo andiamo avanti (si sta incazzando, occhio). Io non ci ho mai creduto (disse la volpe all’uva) perché con una Corte Costituzionale con 11 giudici di sinistra (undici, non uno di più, non uno di meno: il voto poi è stato 9 a 6, evidentemente due dei comunisti si son fatti dettare il voto da Latorre) era impossibile che approvassero questo. Dopotutto voglio dire eehhh la la la (la la la) la sintesi qual è: Menomale che Silvio c’è (certo, come no. E’ proprio la sintesi che viene in mente a tutti noi. Uno sente la notizia della Consulta e pensa d’acchito: “Menomale che Silvio c’è”. Un ragionamento molto logico, Silvio: un po’ come se Azeglio Vicini a Italia ‘90, dopo la semifinale con l’Argentina, avesse detto: “La sintesi qual è? Menomale che Zenga c’è”). Perché se non ci fosse Silvio (solo Alberto Tomba, nella storia recente, parlava di se stesso in terza persona) con tutto il suo governo e con il supporto del 70 percento (70: non 71 o 69, 70. Precisi) degli italiani saremmo in mano a una sinistra (che non esiste) che farebbe del nostro paese quello che tutti sapete (a dire il vero, se c’è una cosa che nessuno ha ancora capito, è cosa vorrebbe fare la sinistra del paese, e più in generale cosa farebbe la sinistra, ma forse ci siamo distratti).

 

Qui Berlusconi ci spiega. State attenti.

 

“E quindi bene così (sì, benissimo: vamos). Abbiamo una minoranza di magistrati rossi organizzatissima (ad esempio quella delle sentenze anarchiche su scuola Diaz e Bolzaneto) che usano la giustizia ai fini di lotta politica e uno (e due, e tre, la Rosina fa il caffè). Abbiamo il 72 percento della stampa (72: non 71 o 73, 72. Preciso) che è di sinistra. Abbiamo tutti gli spettacoli di approfondimento della televisione pubblica pagata coi soldi di tutti che sono di sinistra (anche il programma a cui ha telefonato ieri sera a RaiUno). Ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici (tipo quelli di Grillo e Luttazzi, che la tivù non la faranno mai più), il Capo dello Stato sapete voi da che parte sta e abbiamo 11 nella Corte Costituzionale eletti dai Tre Capi dello Stato della sinistra (???) che… fanno della Corte Costtznl (solita crasi) non un organo di garanzia ma un organo politico. Noi andiamo avanti (menomale, un po’ di timore lo avevo), i processi che mi scaglieranno addosso a Milano (e che sono, molotov?) sono delle (lo scandisce) autentiche f-a-r-s-e. Io sottrarrò qualche ora alla cura della cosa pubblica (anche più di qualche ora, noi non ci offendiamo mica) per andare là e sbugiardarli tutti (minaccia o promessa?). Queste cose qua a me mi caricano (”a me mi” non si dice: è l’abc della comunicazione, uffa), agli italiani gli caricano (GLI caricano? GLI caricano? GLI caricano? Ma come parliiiiiiiii??????). Viva l’Italia, viva Berlusconi! (che sarebbe lui)”.

 

Qui si sente, sullo sfondo, un “bravo bravo!”. Era Amicone, nascosto sul calzino (destro) del Premier.

 

E ora scusate, vado a chiedere l’amicizia su Facebook a Benito Perego.

 

P.S. “Ericaceae” è la famiglia a cui appartiene il Rododendro. Tanto per farvi capire quante cose so. A me non la si fa (cit).

 

 

 

di Ilvo Diamantihttp://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/mappe/eletto-popolo/eletto-popolo.html?rss

 

“Presidente eletto dal popolo”. Così si definisce Silvio Berlusconi. Sempre più spesso, da qualche tempo. Per rivendicare rispetto dai molti nemici che lo assediano. Ma, al tempo stesso, per marcare le distanze dall’altro presidente. Giorgio Napolitano. Il Presidente della Repubblica. Il quale, al contrario, è “eletto dal Parlamento”. Anzi da una parte di esso. Perché Napolitano non è “super partes”, ma di sinistra. Come tutte le altre istituzioni dello Stato. Corte Costituzionale e magistratura in testa. Non garanti. Ma soggetti politici. Di parte. Per questo Berlusconi non ne accetta le decisioni, ma neppure il ruolo. In pratica: considera le istituzioni dello Stato – e quindi la Costituzione – inadeguate. Peggio: illegittime. Meno legittime di lui, comunque. Presidente eletto dal popolo.

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Queste affermazioni, sostenute a caldo e a tiepido dal premier, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, si fondano su premesse discutibili, anzitutto sul piano dei fatti. Dati per scontati. Che scontati non sono.

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Il primo fatto è che Berlusconi sia un presidente “eletto dal popolo”. È quanto meno dubbio. Perché l’Italia non è (ancora) un sistema presidenziale. I cittadini, gli elettori, votano per un partito o per una coalizione. Non direttamente il premier o il presidente. Anche se, dopo il 1994, abbiamo assistito a una progressiva torsione delle regole elettorali e istituzionali in senso “personale”. Senza bisogno di riforme. Così, nella scheda elettorale, accanto ai partiti e alle coalizioni viene indicato anche il candidato premier. (Come ha lamentato, spesso, Giovanni Sartori). Tuttavia, non si vota direttamente per il premier, ma per i partiti e gli schieramenti. Silvio Berlusconi, per questo, non è un presidente eletto dal “popolo”. Semmai dal “Popolo della Libertà”. Da una maggioranza di elettori, comunque, molto relativa.

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Alle elezioni politiche del 2008 il partito di cui è leader Berlusconi, il Pdl, ha, infatti, ottenuto il 37,4% dei voti validi, ma il 35,9% dei votanti e il 28,9% degli aventi diritto. Intorno a un terzo del “popolo”, insomma. Peraltro, prima di unirsi con An, fino al 2006, il partito di Berlusconi era Forza Italia, che non ha mai superato il 30% dei voti (validi). Al risultato del Pdl si deve, ovviamente, aggiungere il 10% (o l’8%, a seconda della base elettorale prescelta) ottenuto dalla Lega. I cui elettori, però, non hanno votato per Berlusconi. Visto che al Nord la Lega ha sottratto voti al Pdl, di cui è alleata e concorrente. E quando ha partecipato al governo (come in questa fase) si è sempre preoccupata di fare “opposizione”. Questa considerazione risulta ancor più evidente se si fa riferimento al risultato delle recenti europee. Dove si è votato con il proporzionale e con le preferenze personali. Il Pdl, il partito di Berlusconi, ha infatti ottenuto il 35,3% dei voti validi, ma il 33% dei votanti e il 21,9% degli aventi diritto. Lui, il Presidente, ha personalmente ottenuto 2.700.000 preferenze. Il 25% dei voti del Pdl, ma meno del 9% dei votanti. Il risultato “personale” più limitato, dal 1994 ad oggi.

Tutto ciò, ovviamente, non intacca la legittimità del governo e del premier. Semmai la sua pretesa di interpretare la “volontà del popolo”.

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D’altronde, si vota una volta ogni cinque anni, mentre i sondaggi si fanno quasi ogni giorno. Per cui, più che sul voto, il consenso tende a poggiare sulle opinioni. Sulla “fiducia”. Ma stimare la “fiducia” dei cittadini è un’operazione difficile e opinabile. Che non coincide con il consenso elettorale. Non si capirebbe, altrimenti, perché, se davvero – come sostiene Berlusconi – il 70% degli italiani ha fiducia in lui, alle recenti elezioni europee il Pdl si sia fermato al 35%, la coalizione di governo al 45% e le preferenze personali per il premier al 9% (dei voti validi).

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La fiducia, inoltre, è difficile da misurare. Per ragioni sostanziali, ma anche metodologiche. Soprattutto attraverso i sondaggi. Dipende dalle domande poste agli intervistati. Dagli indici che si usano. Alcuni fra i principali istituti demoscopici (come Ipsos di Nando Pagnoncelli e Ispo di Renato Mannheimer) utilizzano una scala da 1 a 10, per analogia al voto scolastico. Per cui l’area della “fiducia” comprende tutti coloro che danno a un leader (o a un’istituzione) la sufficienza (e quindi almeno 6). Oggi, in base a questo indice, circa il 50% degli italiani esprime fiducia nel premier Berlusconi (le stime di Ipsos e Ispo, al proposito, convergono). Mentre a fine aprile, dopo il terremoto in Abruzzo, superava il 60%. Ciò significa che negli ultimi mesi la “fiducia” del popolo nel premier si è ridotta, anche se risulta ancora molto ampia. Tuttavia, anche accettando questi indici, un 6 può davvero essere considerato un segno di “fiducia”? Ai miei tempi, nelle scuole dell’obbligo – ma anche al liceo – era una sufficienza stretta. Come un 18 all’università. Che si accetta per non ripetere l’esame. Ma resta un voto mediocre. Basterebbe alzare la soglia, anche di pochissimo, un solo punto. Portarla a 7. Per vedere la fiducia nel premier (e in tutti gli altri leader) scendere sensibilmente. Al 37%. Più o meno come i voti del Pdl. Con questi dati e con queste misure appare ardita la pretesa del premier di parlare in “nome del popolo”. Tanto più che, con qualunque metro di misura, il consenso personale verso il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, risulta molto più elevato. Fino a una settimana fa, prima della recente polemica, esprimeva fiducia nei suoi confronti circa l’80% degli italiani, utilizzando come voto il 6. Oltre il 50%, con una misura più esigente: il 7. Lo stesso livello di consenso raccolto dal predecessore, Carlo Azeglio Ciampi. Anche da ciò originano le tensioni crescenti tra il premier e il Presidente della Repubblica. Nell’era della democrazia del pubblico. Maggioritaria e personalizzata. Dove i media sono divenuti lo spazio pubblico più importante. E il consenso è misurato dai sondaggi. Nessuno è “super partes”. Sono tutti “parte”. Tutti concorrenti. Avversari o alleati. Amici oppure nemici. Anche Napolitano, soprattutto Napolitano. Per la carica che occupa e la fiducia che ottiene. Agli occhi di Berlusconi, impegnato a costruire la leggenda del “presidente votato e voluto dal popolo”. Non può apparire amico.

 

 

 

di Massimo Gramellinihttp://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=695&ID_sezione=56&sezione=

 

Dopo il proclama del Capo, il quadro è finalmente chiaro. I magistrati sono di sinistra, e questo già si sapeva. La tv pubblica, eccetto Topo Gigio, è di sinistra. Il 72% dei giornali è di sinistra (non il 71 e nemmeno il 73: il 72, l’ha detto Lui). La Corte Costituzionale è di sinistra, il Quirinale è di sinistra, gli arbitri in genere sono di sinistra, e anche i vigili che danno le multe sono di sinistra, i professori che rifilano 4 a mio figlio sono di sinistra, il vicino di casa che appesta il pianerottolo con la sua frittura è di sinistra, la signora che mi ha scippato il parcheggio è di sinistra, come la Regina di Biancaneve, Veronica Lario e la Costituzione: tutte di sinistra.

 

La sveglia alle sette è di sinistra, la barba da radere è di sinistra, il caffè amaro è di sinistra, i calzini bucati e gli ingorghi al semaforo sono di sinistra, il capufficio odioso è di sinistra, la moglie che mi ricorda le commissioni da fare è di estrema sinistra. Il Superenalotto è di sinistra, altrimenti vincerei. Gli stranieri, i comici, i miliardari e i gatti neri sono di sinistra. Le escort sono di sinistra, ma solo quelle che chiacchierano, naturalmente. Cavour era di sinistra, come Montanelli e Barbarossa, del resto. Fini è di sinistra e pure le previsioni del tempo, se segnalano pioggia. Persino io, quando non digerisco la peperonata, divento di sinistra. Da noi l’unica disgrazia che non sia di sinistra è la sinistra.

 

P.S. Viva l’Italia, viva Berlusconi! (anche questo l’ha detto Lui).

 

 

 

Fonte: http://teleipnosi.blogosfere.it/2009/10/silvio-berlusconi-la-stampa-estera-la-tv-italiana-e-chi-sta-sputtanando-cosa.html

 

Fanno quasi tenerezza i nostri telegiornali di regime che non riescono più a stare dietro al castello di menzogne e omissioni eretto a protezione del governo di Silvio Berlusconi, di cui riferiscono l’ultimo sfogo contro la stampa estera – "sputtana me e quindi tutto il paese", dice il premier seguendo un discutibile sillogismo – senza battere ciglio. Eppure è inevitabile che anche il telespettatore più ingenuo si domandi: di quali attacchi della stampa estera si sta parlando? Perché non ce ne avete mai dato notizia?

 

In realtà, per chi non crede alle favolette per bambini scemi sui complotti planetari, leggere i giornali stranieri è il modo migliore per accedere a dei pareri autorevoli e obiettivi sulla situazione italiana e sul governo del paese, perché chi vi scrive ha la possibilità di descrivere la realtà così come la vede, senza essere condizionato da elementi diversi dalla propria coscienza e dalla propria professionalità. Per dirla in modo spiccio ma chiaro: chi scrive nel Times piuttosto che nel Nyt o nel Wsj non ha come editore Berlusconi ma neppure Carlo De Benedetti, non è nominato dal governo ma neppure dall’opposizione. Può dire quello che vuole e oggi, fondamentalmente, che sia di sinistra o di destra, dice questo: Berlusconi sta affossando il paese e l’Italia sta perdendo ogni credibilità internazionale.

 

Il presidente del Consiglio continua a ripetere di avere il sostegno del 70 per cento degli italiani, ma allora perché alle ultime elezioni nazionali, quelle per Strasburgo, il suo partito ha raccolto solo poco più del 30 per cento delle preferenze?

 

Comunque, sondaggi inventati a parte, ho un piccolo gioco da proporvi. Immaginate che i più autorevoli giornalisti del pianeta, quelli che stanno stroncando giorno dopo giorno il governo italiano, siano nominati alla guida dei nostri telegiornali. I telespettatori italiani ascolterebbero ogni giorni giudizi del genere:

 

Gli avvocati di Berlusconi usano una difesa da "Fattoria degli animali" (il capolavoro sul totalitarismo di Orwell, ndb) per chiedere che il premier sia messo al di sopra della legge (Times).

 

Nessun complottatore obbligò Berlusconi ad andare alla festa dei 18 anni di Noemi Letizia. Nessun cospiratore lo costrinse ad andare a letto con la escort Patrizia D’ Addario (Times).

 

La Suprema Corte ha rigettato la vergognosa legge approvata dopo le elezioni dello scorso anno che garantiva a Berlusconi l’immunità dai processi (New York Times).

 

La gente dovrà aspettarsi processi per corruzione che durano da decenni, accuse di indecenza sessuale, rimpasti e così via… il vero perdente è il popolo italiano (Wall Strett Journal).

 

La persona che è pericolosa, nel senso che sta attivamente danneggiando le istituzioni italiane, è Berlusconi (The Guardian).

 

L’Italia è sull’orlo dell’abisso, Berlusconi peggiorerà ancora (Frankfurter Allgemeine Zeitung).

 

Secondo voi quanto durerebbe il consenso del Cavaliere con un’informazione come questa, cioè con un’informazione libera dalla politica, dal conflitto d’interessi e dal furore ideologico? Da notare che quello qui proposto è solo un piccolo campionario e che le bordate più pesanti sono arrivate proprio da giornali conservatori, vicini al centro-destra europeo o ai repubblicani americani. Poi certo, tutto è possibile: magari nelle prossime ore il premier ci spiegherà che il Times o il Wall Street Journal sono fogli comunisti, chissà.

 

Vi lascio con un’ultima domanda: ci sta sputtanando la stampa estera o qualcun altro?

 

 

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