Parlamento: tutto manganello e chiesa

 

Un tempo a nessuno era permesso di pensare liberamente. Ora è consentito, ma nessuno ne è più capace. Ora si desidera pensare solo ciò che viene ritenuto si debba pensare. La chiamano libertà

(Oswald Spengler)

 

 

 

di Massimo FusilloIl Manifesto

 

L’affossamento della legge contro l’omofobia è un brutto colpo per la democrazia e per la vita civile, in generale. Soprattutto in un paese come sta diventando l’Italia oggi, sfigurato da razzismi di ogni tipo, localismi, individualismi, sessismi, machismi e volgarità varie di contorno. Un paese in cui le categorie deboli, le donne gli immigrati i gay le trans, sono sempre più in pericolo, quotidianamente oggetto di attacchi violenti.

L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa che ancora non ha nessuna forma di tutela contro le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale: non ci vuole un grande acume per capire quanto ne avrebbe bisogno. Eppure i nostri politici tirano in ballo i principi della costituzionalità (sacrosanti per carità, mai come in questo periodo), come se tutelare una minoranza potesse mai significare creare delle disuguaglianze. Dietro, come sempre in Italia, c’è invece il desiderio di compiacere la Chiesa cattolica, terrorizzata dal fatto che questa legge le possa essere usata contro. Se si leggono i documenti sul tema di ispirazione cattolica, si sentono invocare altri principi sacrosanti come la libertà religiosa, che veramente non c’entra nulla, e si leggono frasi enfatiche contro i dogmatismi dell’illuminismo e gli eccessi del politicamente corretto. Fra parentesi, credo che un bravo linguista dovrebbe studiare come in Italia il sintagma «politicamente corretto» sia sempre stravolto e demonizzato, come se nessuno sapesse veramente di che si tratta. Esistono certo eccessi di politicamente corretto, soprattutto negli Stati uniti, ma non da noi, dove il fenomeno non c’è quasi mai stato (e un po’ farebbe bene a tutti).

Consultando il sito di Repubblica per leggere la brutta notizia che sto commentando, mi ha colpito il rimando a un articolo del 2007, corredato da una foto in cui Franco Grillini appare raggiante con il segno di vittoria: su quel decreto legge c’era stato un voto contrario dell’Udeur che aveva votato con l’opposizione di allora. L’Italia non cambia. Oggi abbiamo l’Udc, che straparla di ideologia «di genere», o addirittura equipara l’omosessualità alla pedofilia o al sesso con animali. L’incultura è l’unica cosa che regna sovrana ormai in Italia. Fa solo tristezza che a sinistra ci sia chi spera di costruire qualcosa (cosa? ditecelo una buona volta) con questi alleati.

L’amarezza oggi è più forte in chi come me è stato fra le poche decine di persone che parteciparono, agli inizi degli anni Ottanta, al primo Gay Pride italiano a Bologna, ben accolto dall’ottimo sindaco Renato Zangheri, ha poi partecipato a tanti altri splendidi cortei, compreso quello straordinario del 2000 dove le decine si erano trasformate in centinaia di migliaia, ed è anche stato oggetto di un brutto attacco omofobo proprio due giorni fa. Sale spontaneo un pericoloso senso di inutilità del fare.

Legiferare sarebbe una vera risposta concreta, più delle condanne di chi è al potere. Molte delle innumerevoli attestazioni di solidarietà che mi sono venute da colleghi, amici, studenti, e dalle istituzioni (a partire dal rettore della mia Università) hanno sottolineato la necessità di rispondere con la cultura agli atti di barbarie. La notizia di oggi va giusto nella direzione opposta.

 

 

 

di Federica Pitoni & Marco Sferinihttp://www.lanternerosse.it/?p=920

 

E da oggi siamo anche anticostituzionali. Froci, lesbiche, travestiti, recchioni un po’ pedofili e anticostituzionali, puzziamo pure un po’ di zolfo, abbiamo la coda e le zampe da caprone. E possiamo anche essere uccisi. Di certo discriminati. Il rogo non  è ancora previsto per legge, le fascine per prepararlo sono però già pronte. Grazie al Pd e soprattutto grazie alla deputata Paola Binetti, che stavolta, a differenza della votazione sullo scudo fiscale, era ben presente in aula, ben presente e pronta per l’affossamento della legge.

 

I fatti sono noti: l’Udc (a proposito: ma il Pd pensa ancora che si possa trovare una qualche forma di accordo politico con questo partito? Il Pd tutto intendiamo, non solo la Binetti…) ha sollevato in aula la pregiudiziale di incostituzionalità, dopo che la Camera aveva respinto il tentativo di rinviare la legge in Commissione. E, cosa più grave, per la quale pensiamo che in un Paese civile il partito di Casini dovrebbe delle spiegazioni e certamente delle scuse, molti esponenti dell’Udc, nei loro interventi, non hanno esitato accostamenti confusi – ma chiarissimi – con pedofilia, incesto, necrofilia e chi più ne ha più ne metta.

Questa travagliatissima proposta di legge, che aveva già subito mille limature, che così come era ci sembrava sì un importante passo avanti, ma che ci diceva quanta paura ha questo cattolicissimo Paese nell’affrontare certi temi, questa legge che insomma era davvero insufficiente, ebbene anche questa legge era troppo per Santa Romana Chiesa. Già il giorno prima, sulle pagine di Avvenire era partito l’ordine per i novelli crociati vaticani che siedono sugli scranni di Montecitorio di fermare quella scandalosa legge. E la legge è stata prontamente fermata.

Anche così muore la democrazia e porta con sé i ritagli di giornale dove si parla di aggressioni sempre più frequenti agli omosessuali e la formazione di una nuova etica tutta intrisa di disprezzo per la diversità, che si declini su piani sessuali, civili, etnici, religiosi, filosofici o semplicemente di pensiero. L’uniformità della moderna Italia berlusconiana e leghista è l’anti-etica dell’odio, del disprezzo e del più negletto dei campanilismi. E il Parlamento non fa eccezione e viene piegato da centro della vita di uno Stato libero nato con la Resistenza a fulcro di uno Stato illiberale, che considera “incostituzionali”  quei diritti che non discendono direttamente dalla dottrina cattolica, dall’onniscenza pontifica, emanazione divina della sapienza dogmatica che, in quanto tale, sorpassa anche la Carta del 1948.

Nel lungo cammino di liberazione dal pregiudizio, gli omosessuali, tutto il movimento Lgbtq, hanno sempre dovuto dimostrare che essere diversi non era un disvalore, ma una ricchezza e che, in questo plusvalore, risiedeva una nuova armonia sociale che andava vissuta come elemento caratterizzante del futuro di tutte le generazioni. E hanno preteso, con forza di giustizia, che tutto ciò fosse trasversale a qualsiasi altra differenza, che rompesse le barriere dei confini politici, quelle delle bigotterie moralistiche di turno e il più grande stereotipo mai creato nella quotidiana pratica di denigrazione dell’omosessualità: la femminilizzazione dell’uomo e la mascolinizzazione della donna.

In realtà, non c’è nessuna sovversione di genere, neanche nei bisex, nei transgender e nei transessuali. Ognuno è ciò che percepisce, sente di essere e non ciò che dovrebbe invece diventare per via di una eterodirezionalità normalizzatrice che non fa onore a nessuno, tanto meno agli eterosessuali.

E ora arriva l’Udc, arriva questa destra e anche qualche settore del Pd a dirci che siamo immeritevoli di acquisire dei diritti, di avere una difesa legale nei confronti di chi ogni giorno ci insulta, ci deride e, peggio di tutto ciò, non ci considera e ci relega nel dimenticatoio, su una lastra di marmo fredda dove nessuno resiste in vita, dove a poco a poco muore e così non resta nulla, nemmeno una goccia di ricordo.

Da oggi questo Paese di certo è ancora un po’ più arretrato, esce dal consesso dei paesi civili per entrare tra gli stati teocratici. E ora uccideteci pure…
 
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