Una poesia al giorno toglie la sobrietà di torno: Baudelaire (11)

 

Il sole ha oscurato la fiamma delle candele: e, sempre vittorioso, il suo fantasma assomiglia, anima splendente, al sole immortale.

 

 

 

Il Lete

 

Qui sul mio cuore, anima crudele

e sorda, vieni, tigre amata, mostro

dalle pose indolenti; le mie dita

tremanti voglio immergere nel fondo

della tua spessa chioma, lungamente;

e seppellir la testa indolenzita

nella tua gonna piena del tuo odore;

come un fiore appassito respirare

dell’amore defunto il tanfo dolce.

Voglio dormire! meglio della vita

è certo il sonno, un sonno dolce come

la morte: e sopra il tuo bel corpo lucido,

come di rame, deporrò i miei baci,

senza rimorso. Nulla può l’abisso

del letto tuo per mandar giù i placati

singhiozzi: l’oblio abita potente

sulla tua bocca; e dentro i baci tuoi

scorre l’acqua del Lete. Al mio destino,

che m’è delizia ormai, voglio obbedire

come un predestinato; e, mite martire,

condannato innocente, il cui fervore

arroventa il supplizio, sulle punte

incantate di questo eretto seno

che non ha mai imprigionato un cuore,

io succhierò il nepente e la cicuta

per annegare tutto il mio rancore.

 

(Charles Baudelaire)

 

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