Scanzi intervista Luttazzi

 

di Andrea Scanzi  http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=241

 

Incontro – in esclusiva per questo blog – con l’autore satirico più censurato d’Italia. Che, ovviamente, non fa sconti a nessuno.

 

Il satirico più amato e odiato d’Italia non si ferma. Nuova stagione teatrale (Va’ dove ti porta il clito), tournèe musicale per i club, palestra comica nel suo blog, blitz a RaiNews (“la giornalista è una mia amica”) e un libro per Feltrinelli (La guerra civile fredda). Daniele Luttazzi è ovunque, tranne che in tivù. E ha una certezza: “Silvio Berlusconi è finito, a marzo cade”. Ecco un’intervista senza rete, in esclusiva per questo blog.

Perché riprendere la parodia di Susanna Tamaro?

“In origine era uno spettacolo del ’96, l’autrice mi fece causa e la perse. La prima di una lunga serie. L’ho riscritto per più di metà, il tono è satirico-surreale. Il libro della Tamaro esprimeva tutti quei valori, per me decrepiti, che ne spiegavano il successo. Valori da spazzare via con la satira: si percepiva che portavano con sé qualcosa di fascistoide. Ora quei valori sono diventati un programma di governo. Un incubo esistenziale per molti. Non a caso adesso l’autrice scrive per Famiglia Cristiana”.

Lo spettacolo comincia con un’affermazione impegnativa: “Questo monologo celebra la fine del regno birbonico”.

“Con la bocciatura del Lodo Alfano, Berlusconi giustamente dovrà andare a processo. Tutto un sistema di potere che convergeva sulla sua figura si dissolverà come neve al sole. Credo verso marzo. Andremo a elezioni anticipate, governo tecnico, eccetera. Berlusconi è finito: do questa bella notizia ai lettori. Ora bisogna occuparsi di chi Berlusconi ce l’ha messo. Ovvero gli italiani. Berlusconi è l’ennesima espressione dell’eterno fascismo italico, che come un fiume carsico viene ciclicamente in superficie e provoca danni. Come diceva Petrolini quando qualcuno dal loggione lo importunava: “Io non ce l’ho con te, ce l’ho con quello accanto a te che non te butta de sotto”. Ecco: gli italiani sono quelli accanto a lui. Berlusconi è finito, il berlusconismo no”.

Se gli italiani restano malati di fascismo congenito, perché Berlusconi cadrà a marzo?

“Alcuni indicatori – settori della finanza, economia, politica, industria, Vaticano, USA- segnalano, come un aumento di radon dal sottosuolo, che Berlusconi anche per loro è superato. Da adesso fino a marzo sarà solo un problema di tempi tecnici. Berlusconi andrà a processo, verrà condannato e materialmente salterà. E’ stato già mollato. Servono altri personaggi, dicono Fini. Lo Stato, a quel livello cui noi non abbiamo accesso, non può permettere che uno come Berlusconi demolisca i fondamenti della Costituzione”.

C’entra anche l’immagine dell’Italia all’estero?

“Un po’ sì. Non è possibile che gli italiani siano diventati lo zimbello d’Europa per colpa di una persona malata, che ha problemi con le donne e con l’universo mondo. Questo però, attenzione, è solo l’epifenomeno. E’ molto più grave che Tremonti e Berlusconi, da un punto di vista economico, non abbiano fatto nulla per uscire dalla crisi economica. Assolutamente nulla, anche se il Tg1 di Minzolini non lo dice”.

Anche il Vaticano ha scaricato Berlusconi?

“Sì. La Chiesa è così: finché Berlusconi ha uno stalliere mafioso in casa, va bene. Falso in bilancio, corruzione, leggi ad personam: okay. Se però Berlusconi va a letto con una puttana, allora no, questo non si può fare. Spero che abbiano capito che non esiste una persona più profondamente anticattolica di Berlusconi. I suoi riferimenti sono altri, il suo stesso mausoleo non brilla certo per simbolismi cristiani”.

Lei non è mai stato tenero con il Pd. E’ diventato più indulgente dopo le primarie?

“No. Lo dicevo anche due anni fa, in due interviste a Repubblica e Unità. Stavano tirando la volata a Veltroni e mi chiesero cosa pensassi del Pd. Io risposi che il Pd era un’inevitabile stronzata. Tagliarono domanda e risposta. Il Pd è un progetto inconsistente e sbagliato. Anche la narrazione del Pd è inadeguata. Il Pd non sa chi rappresenta: a chi parla? Cosa dice? Non lo sa. Va sempre in televisione, ma parla a vanvera. Non ha alcuna efficacia. Sentire D’Alema che parla di “amalgama non riuscito” e vederli ancora impegnati nelle baruffe chiozzotte, non stupisce. Però, anche qua: perché un satirico due anni fa c’era arrivato e gli Scalfari no? Stanno ancora lì a fare propaganda”.

Chiederlo a lei fa un po’ ridere, ma esiste un problema di libertà d’informazione?

“Certo. All’origine di tutto c’è il conflitto di interessi berlusconiano. Inoltre, in Italia, la voce libera da appartenenze non ha accesso. Esistono clan di sinistra, clan di destra, chiesa, massonerie. Ciascuno difende interessi particolari. Io aspetto ancora che Repubblica faccia una seria inchiesta sulla Sorgenia di De Benedetti, sui progetti Sorgenia di produrre energia bruciando paglia o metano ad Aprilia e in Val D’Orcia. Oltretutto il progetto Aprilia fu autorizzato da Pierluigi Bersani, quando era ministro. E aspetto ancora che qualcuno chieda conto ai maggiori propagandisti italiani della guerra in Iraq, Giuliano Ferrara e Carlo Rossella, delle centinaia di migliaia di morti innocenti. L’ottava puntata di Decameron parlava di questo, ma mi hanno sospeso alla quinta”.

Internet è più libero?

“Su Internet ho enormi riserve. Innanzitutto è un Panopticon micidiale: i carcerati sono anche i carcerieri. Chi interviene in un blog, è osservatore e osservato. I suoi gusti sono monitorati sempre. La tua personalità viene trasferita interamente in Rete, fino al caso micidiale di Facebook. A quel punto non avrai più difese: c’è un’area del pudore che Internet violenta costantemente. Baudelaire diceva che l’artista è sempre quello che mantiene viva la sua vulnerabilità, la sua sensibilità. Quello che non viene ottuso dall’alienazione. Se non ti proteggi, ti offri alla violenza. Il web diventa uno spazio molto impudico. Inoltre il web favorisce il populismo, come dimostra il caso Grillo. Fra l’altro, la sua “democrazia dal basso” non è che marketing partitico in cui sono esperti quelli della Casaleggio Associati, la società che ne segue le mosse. Il modello è la guerrilla advertising del Bivings Group”.

Però almeno Grillo ha sciolto l’ambiguità: non più satirico, ma politico. Quello che lei gli aveva chiesto dopo il primo V Day.

“Sì e no. L’ambiguità non è stata risolta completamente. Grillo ha creato un partito. Da quel momento, ogni suo punto di vista è pregiudiziale. Fine della satira. Adesso i suoi sono comizi. A pagamento. La satira è politica, ma l’attività partitica è un’altra cosa. Al Franken, grande satirico, si è candidato coi democratici, ora è senatore, e ha subito smesso di fare spettacoli satirici. Grillo no”.

Il satirico, in tutto questo, che ruolo ha?

“Far ridere commentando i fatti. Quando funziona, i bersagli non ridono. Il satririco inquadra il problema e lo mette in prospettiva. Non dà indicazioni su come comportarsi o dire per chi votare, ma fa sì che ognuno si interroghi e cominci un percorso personale di approfondimento. L’arte fa questo: ha tempi più lunghi della politica, ma è inesorabile. Rimane. La satira ha il ruolo della poesia: apparentemente nullo. Ma bisogna credere in ciò che si fa. Poi, una volta scoperte certe cose, il pubblico potrà anche rimpiangere il Matrix di prima, perché magari aveva un buon sapore. Ma il compito del satirico resta quello: provare a svelare il Matrix”.

Molti satirici si sono avvicinati a Di Pietro. Lo stesso Travaglio, da lei “lanciato” in tivù, non lo nasconde. Luttazzi no. Perché?

“Sarebbe un atteggiamento di parte. La satira non è propaganda per questo o quel partito. Con la sua arte, il satirico ricrea un’agorà in cui suggerisce dubbi e lascia liberi di decidere. L’arte ha tempi più lunghi della politica, ma è inesorabile. La satira ha una sua nobiltà, di tipo artistico, molto più potente della semplice denuncia partitica. L’artista è il primo che deve mettersi in discussione, non deve credere di avere sempre ragione. Si tratta di rispettare il pubblico, non di plagiarlo. Io ho ricevuto una solida educazione cattolica. Agli inizi mi capitava di dire battute sulla religione che mi facevano molto ridere, anche se non le condividevo ideologicamente. Dopo vent’anni, ho scoperto che quelle mie battute avevano ragione. Devi fidarti della piccola verità che c’è in una risata. La satira ti rende terzo a te stesso”.

Tutte queste cose, lei potrebbe dirle da Santoro, ma non ci va. Non potrebbe sfruttare lo spazio come Sabina Guzzanti?

“E’ una buona obiezione, ma io conosco il potere del contesto. Ho rifiutato anche Celentano e la conduzione di Sanremo: certi contesti sono più forti di te. Basta leggere McLuhan. Se vai a Sanremo, sei Sanremo. Non sei tu”.

Michele Santoro non è Sanremo. C’è Vauro, c’è Travaglio.

“Vero, ma anche lì c’è un contesto. Santoro è in onda per ordine di un giudice. La dirigenza Rai ha detto esplicitamente che, se potesse, lo farebbe subito fuori. Io non vado in un posto che è una riserva e un altro deve garantire per me. La satira è libera. Quando accetti anche solo un controllo minimo, hai accettato un limite alle tue opinioni. La satira non può avere limiti, a parte quelli di legge”.

Tutto bello, ma così lei si preclude una fetta smisurata di pubblico.

“Non faccio satira “per andare in tv”. Ci vado se posso fare satira. La satira è come un’arte marziale. Quando porti il colpo, la forza che ci metti è l’ultimo dei problemi. Posso colpirti con molta più efficacia col minimo di potenza, se so il fatto mio. Infatti io non colpisco mai a vuoto. A differenza del Pd”.

 

 

 

 

“La guerra civile fredda”. Un’anticipazione di alcuni estratti dal nuovo strepitoso libro di Daniele Luttazzi (Feltrinelli editore, 2009).

 

di Daniele Luttazzida Il Fatto Quotidiano 4 novembre 2009

 

La “guerra civile fredda” è l’esito del progetto organico, reazionario, fatto di disuguaglianze e gerarchie, in atto da un ventennio nel Paese. Ne sono conseguiti, fra l’altro, un aumento del 553% della cassa integrazione, una manovra economica che beffa i ceti medi e un piano federalista che porterà alla divisione fra regioni di serie A (magari da annettere alla Carinzia) e di serie B. (…)

 

Siamo all’egemonia berlusconiana: Berlusconi in questo momento controlla tutto. Come ci è arrivato? Bè, prima ha edificato un impero mediatico come ormai sappiamo (fondi neri AllIberian a Craxi, finanziamenti enormi da banche infiltrate dalla P2, Dell’Utri che fa da cerniera tra mafia e gruppo Berlusconi, Previti che gli porta la Mondadori corrompendo un giudice con i soldi della Fininvest) e poi, attraverso questo impero mediatico, ha fatto propaganda per se stesso con sofisticate tecniche di matketing politico che vengono dall’America.

 

In America, gli strateghi politici di destra hanno scoperto che l’elettorato non vota in modo razionale, ma in base a suggetsioni emotive. Il programma elettorale diventa secondario, se non sai come raccontarlo. Vinci le elezioni ( è questo il trucco prodigioso) se lo sai raccontare come una storia che crei con l’elettore un legame emotivo. Legato emotivamente, l’elettore sospende la sua capacità critica. E magari finisce per votare Berlusconi anche se a conti fatti non gli conviene. E’ il fenomeno dell’operaio che vota Berlusconi.

 

Come si racconta una storia efficace dal punto di vista emotivo?

Cinque gli elementi importanti: 1) ostacoli da superare; 2) debolezze; 3) volere a tutti i costi; 4) unicità; 5) protagonista e antagonista agli antipodi. (…)

Berlusconi si mostra sempre così preoccupato della sua immagine che tu lo vedi e pensi: – Caspita, questo prima di una colonscopia si fa mettere il fard su per il culo! – (…)

 

Cinque mesi fa ha superato se stesso. Studenti e professori protestano contro la Gelmini, Berlusconi dice: “Avviso ai naviganti: darò al ministro degli Interni istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine”. Lo dice in tv. Scoppiano le polemiche. Il giorno dopo Berlusconi dice: – Non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole. – Tutti si incazzano per la presa per il culo. Il giorno dopo ancora , Berlusconi nega la smentita: – Io non ho cambiato giudizio.- Sigmund Freud dall’aldilà, ha commentato:- Anche se fossi vivo non potrei aiutarlo.- (…) Il nostro Lolito va al compleanno di una diciottennne a Napoli. Veronica:- Io e i miei figli siamo vittime di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire.- Benvenuta nel club. (…)

 

Berlusconi ha raggiunto il nadir col terremoto a L’Aquila. L’avete visto, no? Va ai funerali. Però non rimane in mezzo alle autorità. A un certo punto, sicuro di essere inquadrato dalle telecamere, si scapicolla verso i parenti delle vittime. Piangeva più di loro. C’era gente che aveva perso i figli che lo consolava. –Coraggio presidente. – Ruba di continuo la scena: va ai funerali, si mischia ai parenti, si stende nelle bare. –Ci penso io. Ci penso. Ci penso io.- Poi si è messo da una parte ad autografare Bibbie. (…)

 

Volere a tutti i costi una cosa è fondamentale per un personaggio ben scritto. Cosa vuole Di Pietro a tutti i costi? Vuole bloccare Berlusconi e il suo conflitto di interessi. Nella narrazione di Di Pietro, lui è il protagonista, mentre Berlusconi è l’antagonista. Ne ricava un effetto virtuoso: più Berlusconi accumula potere e sfascia la democrazia, più titanico e quindi interessante diventa lo sforzo di Di Pietro di contrastarlo. Il personaggio di DiPietro, da un anno a questa parte è raccontato benissimo. Ti sembra di sapere tutto di lui, come uno di famiglia. Ti pare quasi di vederlo, ogni mattina, in bagno, mentre si fa la barba con una bottiglia rotta. Soprattutto, sai come si comporterà nelle varie circostanze: sintomo che Di Pietro ha stabilito un contatto emotivo. (…) Fra parentesi: va ricordato che la sinistra che non è più in Parlamento perse le elezioni dell’aprile 2008 perché qualche mese prima aveva votato, con il Pd, con Di Pietro e con tutta la destra, per finanziare i Cpt, le missioni militari e il riarmo del nostro paese. E’ inutile chiedere in piazza la chiusura dei “lager per gli immigrati” , parlare contro le guerre e l’imperialismo e poi votare con la destra per rifinanziarli. La narrazione deve essere congruente, sennò il pubblico ti punisce. Nel frattempo, in Rifondazione continuano le scissioni. Ieri Vendola è andato da un mago e si è fatto segare in due. (…)

 

Bossi è un maestro del racconto emotivo. Bossi è ai livelli di Tolkien: ha inventato di sana pianta una terra mitologica, la Padania, che non esiste. La Padania e i suoi antichi riti: bere l’acqua del Po. E cagare per tre giorni di seguito. Gli antichi riti padani. (…) La domanda che si impone, a questo punto, è come mai Prodi abbia vinto per due volte le elezioni contro Berlusconi. Il perché è sempre narrativo, ovvero emotivo: Prodi ha saputo opporre alla fabula berlusconiana una storia originale. Nella storia di Prodi, il protagonista non era lui, ma un gruppo: prima l’Ulivo poi l’Unione. Nelle storie che parlano di un gruppo, ad esempio Il grande freddo, oppure Salvate il soldato Ryan, c’è in gioco un grande elemento emotivo: il gruppo sopravviverà agli eventi che lo minacciano, o si sfalderà? Questo genere di storie è molto avvincente, anche se finisce di solito con il gruppo che si sfalda. E infatti Mastella se ne va, fine del gruppo, fine del film. Esaurita la carriera politica, poi Prodi l’hanno messo a fare lo stallone. Ma questa è un’altra storia.

 

Questa voce è stata pubblicata in Umorismo a frotte. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...