Gli altri massacri segreti

 

Lasciate le mie ali al loro posto.

(Federico Garcia Lorca)

 

 

 

Fonte: Il Manifesto

 

Marcello Lonzi, 29 anni, muore l’11 luglio del 2003 nel carcere delle Sughere di Livorno dove si trovava per scontare una condanna a nove mesi per il tentato furto di un’auto. Un caso drammaticamente simile a quello di Stefano Cucchi, al punto che oggi la madre di Marcello, Maria Ciuffi, dopo quanto accaduto al trentunenne geometra romano, torna a chiedere giustizia anche per suo figlio. Nonostante un refererto medico che attribuisce il decesso di Marcello a un infarto, il corpo del ragazzo presenta numerose ferite, non giustificabili con un attacco di cuore. In particolare è il viso di Marcello a presentare le lesioni più gravi. Tutto il lato sinistro è tumefatto, con fratture alla fronte, al sopracciglio e al labbro. Nel 2006, tre anni dopo la sua morte, grazie all’insistenza della madre, la procura di Livorno riapre l’inchiesta decidendo di riesumare il corpo. E una nuova autopsia, oltre alle ferite già diagnosticate, consente di scoprire anche otto costole rotte e numerose lesioni alla schiena. Nella sua perizia il medico legale nominato dalla procura di Livorno, riferendosi alla possibile causa delle ferite riscontrate sul viso spiega che potrebbero essere state pprovocate da «un oggetto contundente a forma allungata e sottile». Nei giorni scorsi Maria Ciuffi ha scritto al ministro della Giustizia Angelino Alfano chiedendo di fare luce sulla morte del figlio, senza però ricevere nessuna risposta. E la Questura di Roma le ha negato il permesso di distribuire le fotografie con la faccia ferita di Marcello davanti Montecitorio. «Volevo chiedere ai deputati –  ha spiegato – se è possibile che un ragazzo ridotto in quelle condizioni possa essere morto per cause ‘naturali’».

 

Altre foto sono ancora più impressionti.

 

 

 

 

 

di Giacomo NiccoliniCorriere di Livorno, 16 settembre 2009

 

Sei anni dopo non c’è verità sulla morte di Marcello Lonzi

Venerdì scorso la fiaccolata per Marcello Lonzi. Da piazza della Repubblica fino alla prefettura. Centinaia di torce accese nella notte per ricordare Marcello Lonzi, quel ragazzo che morì all’interno del carcere delle Sughere l’11 luglio del 2003 in circostanze misteriose. In quell’occasione i manifestanti (volontari, ma anche il Movimento Antagonista Livornese e Rifondazione Comunista assieme ad Heidi Giuliani) hanno consegnato una lettera al prefetto di Livorno Domenico Mannino di cui pubblichiamo alcune parti.

 

"Ci rivolgiamo a Lei perché si faccia interprete presso le sedi competenti per la ricerca della verità sul caso di Marcello Lonzi, sia ai fini di rendere giustizia alla madre sia per ridare trasparenza alle istituzioni carcerarie nel nostro paese. Marcello ha 29 anni quando viene trovato morto nel Carcere delle Sughere n Livorno, dove scontava una breve condanna. Qui il giorno 11 luglio 2003, Il decesso sì è verificato tra le 19.45 e le 19.50. Il corpo di Marcello è riverso sul pavimento tra la cella n.21. Sezione Sesta, padiglione "D" e il corridoio. La sua testa ostruisce la chiusura della porta. Tutto intorno sangue, sotto il cadavere e anche fuori dalla porta.

 

In gocce o in strisciate circolari dai contorni netti. Eppure "Marcellino" stava bene. L’ultima volta che qualcuno vede il giovane Lonzi in vita e "in buone condizioni di salute" (deposizione di un agente di custodia davanti al Pm Roberto Pennisi – 12 luglio 2004) l’orologio segna le 19.40. A parlare è un detenuto lavorante che stava rientrando dalla doccia al quale Marcello offre un caffè dalle sbarre della porta delta cella, nella quale, oltre a Marcello, c’era un altro detenuto che dormiva (deposizione dell’agente al Pm).

 

Da subito emergono inquietanti discrepanze tra il referto del medico legale che esegue l’autopsia in cui si parla di morte per cause naturali (arresto cardiaco per aritmia cardiaca , che procurerà al giovane una fulminea perdita di conoscenza con successiva caduta contro lo stipite della porta della cella e ferita lacerocontusa in sede frontale sinistra che si approfondì sino al piano osseo con fuoriuscita continua e abbondante di sangue) e le testimonianze che propongono altri scenari. Tanti minuti di incertezza per una morte così immediata da non aver lasciato a Marcello Lonzi – si legge nell’autopsia – neppure il tempo "di mettere in atto alcun meccanismo di difesa prima di cadere a terra". L’avvocato Vittorio Trupiano dice: "In quelle foto ci sono i segni di vere e proprie vergate, striature viola sulla pelle gonfia e rialzata… ecchimosi che possono essere state fatte solo con un bastone, un manganello. Certo, non sono i segni di una caduta".

 

Grazie al costante impegno della madre di Marcello, degli amici, dei conoscenti e di tutti coloro che hanno a cuore la verità e la giustizia, il 28 agosto 2006 viene riaperto il caso della morte di Marcello Lonzi. Il corpo viene riesumato e sottoposto a una nuova perizia medico-legale da cui si evince che nessuna ferita è compatibile con la versione ufficiale della sua morte : l’arresto cardiaco non è avvenuto per cause naturali. Da allora Maria Ciuffi continua a chiedere giustizia: "Voglio sapere la verità su come è morto mio figlio". La sua è una legittimo richiesta e appartiene anche a tutti noi che la sosteniamo". Ed è per questo che adesso Maria Ciuffi si è rivolta al prefetto, attendendo una risposta scritta. Certa che arriverà in tempi brevi.

 

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