Io non mi arrendo: è nell’indifferenza che un uomo, un uomo vero, muore davvero

 

La vera prigione

 

Non è il tetto che perde

Non sono nemmeno le zanzare che ronzano

Nella umida, misera cella.

Non è il rumore metallico della chiave

Mentre il secondino ti chiude dentro.

Non sono le meschine razioni

Insufficienti per uomo o bestia

Neanche il nulla del giorno

Che sprofonda nel vuoto della notte

Non è

Non è

Non è.

Sono le bugie che ti hanno martellato

Le orecchie per un’intera generazione

E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida

Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari

In cambio di un misero pasto al giorno.

Il magistrato che scrive sul suo libro

La punizione, lei lo sa, è ingiusta

La decrepitezza morale

L’inettitudine mentale

Che concede alla dittatura una falsa legittimazione

La vigliaccheria travestita da obbedienza

In agguato nelle nostre anime denigrate

È la paura di calzoni inumiditi

Non osiamo eliminare la nostra urina

E’ questo

E’ questo

E’ questo

Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero

In una cupa prigione.

 

(Ken Saro-Wiwa)

 

 

Al grande scrittore, poeta, drammaturgo e attivista nigeriano è stata dedicata la splendida canzone “A sangue freddo” de Il Teatro Degli Orrori.

 
 

Fonte: http://www.youtube.com/user/enricomolteni

 

 

Un tribunale militare condannò a morte e fece uccidere lo scrittore

nigeriano Ken Saro-Wiwa e altre otto persone. Era il 10 novembre 1995. Ken Saro-Wiwa e gli altri otto attivisti lottavano contro i danni ambientali provocati in Nigeria dalla Shell che dal 1958 estrae petrolio nel territorio del delta del fiume Niger. La popolazione Ogoni che vi abita, oltre che essere avvelenata dall’inquinamento degli impianti industriali , è stata costretta "manu militari" all’emigrazione.

Con un durissimo rapporto di 196 pagine, intitolato "Ogoni: la lotta continua", nel 1997 il Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC) ha messo sotto accusa il governo nigeriano e la multinazionale petrolifera Shell per oppressione e devastazione ambientale, in particolare nella regione del delta del Niger.

La società petrolifera Shell ha quest’anno accettato di pagare 15,5 milioni di dollari per evitare di comparire in un clamoroso processo davanti a un tribunale di New York, al quale si erano rivolti un gruppo di vittime dell’ex regime militare nigeriano, tra cui il figlio di Saro-Wiwa.

 

IL TESTAMENTO DI KEN SARO-WIWA

 

"Signor Presidente, tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale. Non siamo sotto processo solo io e i miei compagni. Qui è sotto processo la Shell. Ma questa compagnia non è oggi sul banco degli imputati. Verrà però certamente quel giorno e le lezioni che emergono da questo processo potranno essere usate come prove contro di essa, perché io vi dico senza alcun dubbio che la guerra che la compagnia ha scatenato contro l’ecosistema della regione del delta sarà prima o poi giudicata e che i crimini di questa guerra saranno debitamente puniti. Così come saranno puniti i crimini compiuti dalla compagnia nella guerra diretta contro il popolo Ogoni".

 

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