Acqua azzurra. Acqua cara

 

Come si possono comprare o vendere il cielo, il calore della terra?

E’ una idea assurda per noi. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.

Se non conosciamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua, come potete comprarle?

Le acque limpide, le cime rocciose, la linfa nei prati, i fiori profumati sono le nostre sorelle. La foga irruente del cavallo, la rapidità dell’antilope, il daino, la grande aquila sono i nostri fratelli.

L’acqua scintillante che scorre nei ruscelli non è soltanto acqua, ma il sangue dei nostri antenati. Se vi vendiamo la terra, voi dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra, che ogni spettrale riflesso nell’acqua chiara dei laghi è un racconto di ricordi della vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre.

Tutto ciò che accade alla natura ben presto capita anche agli uomini. Tutte le cose sono collegate tra loro. Se gli uomini sputano per terra, sputano sopra se stessi. Continua ad insudiciare il tuo letto e una notte morirai soffocato dalla tua stessa immondizia. La tua voracità divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo il deserto.

Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce le nostre usanze. Per lui un pezzo di terra è uguale a quello accanto, perché egli è uno straniero che arriva nella notte e prende dalla terra ciò di cui ha bisogno.

(Capo Seattle, Tribù dei Duwaimish, 1855)

 

 

 

di Carlo LaniaIl Manifesto

 

Facile come bere un bicchiere d’acqua. L’ultimo. Con un atto che ha tutto il sapore di un colpo di mano, il governo ha dato ieri il via libera alla privatizzazione dell’acqua, mettendo nelle mani dei privati ciò che fino a oggi era considerato un bene pubblico e quindi di tutti. Un regalo reso possibile dall’imposizione al parlamento del ventottesimo voto di fiducia (a dimostrazione di come la maggioranza non tenga neanche su questo tema) questa volta sul decreto Ronchi salva-infrazioni comunitarie. Una sorta di provvedimento-omnibus dentro il quale è stato inserito di tutto. E così tra una norma che prevede l’obbligo di vendere lampadine ed elettrodomestici verdi a partire da gennaio prossimo, e l’istituzione del registro per rifiutare gli spot telefonici, ecco che con l’articolo 15 arriva anche la riforma dei servizi pubblici locali, primo fra tutto proprio l’acqua il cui costo a partire dal 2011 potrà essere deciso da un gestore privato. Insorge l’opposizione, che annuncia di voler ricorrere a un referendum per fermare la legge, ma anche le associazioni ambientaliste e quelle dei consumatori, per le quali ormai «non c’è limite al peggio». «Si profila una nuova stangata a carico delle famiglie italiane che si troveranno a dover pagare non solo l’acqua, ma anche i profitti di chi specula sull’acqua», spiega il Codacons in una nota che lascia prevedere tempi bui.

Vista la delicatezza della materia, la riforma avrebbe sicuramente meritato maggiore approfondimento e discussione. Invece, nonostante i tempi del decreto Ronchi scadano solo il 24 novembre, pur di non affrontare i 180 emendamenti al testo e un dibattito irto di ostacoli dovuti anche ai malumori della Lega, la maggioranza decide di liquidare l’intera questione in pochi minuti. Quelli necessari prima a bocciare le due eccezioni di costituzionalità presentate da Pd e Udc e poi per annunciare, per bocca del solito ministro per i rapporti con il parlamento Elio Vito, la decisione del governo di fare ricorso al voto di fiducia, previsto per oggi pomeriggio.

Eppure le novità che vengono introdotte non sono certo di poco conto. La riforma prevede infatti la liberalizzazione dei servizi fino a oggi nelle mani delle amministrazioni locali, fatta eccezione per la distribuzione di gas, energia elettrica, del trasporto ferroviario regionale e delle farmacie comunali. Compresa però l’acqua, anche se la rete idrica (per altro in condizioni disastrose), rimarrà di proprietà pubblica. E’ previsto che le gare per l’assegnazione del servizio dovrà essere a evidenza pubblica, limitando così la possibilità per i comuni di affidare la gestione dell’acqua ad aziende municipalizzate. I contratti già esistenti resteranno validi fino a scadenza, a patto però che le amministrazioni cedano almeno il 40% del capitale. Diverso il discorso per quanto riguarda le società quotate, che hanno tre anni in più per adeguarsi a patto che abbiano almeno il 40% di quota di partecipazione pubblica al 30 giugno 2013, quota che dovrà scendere al 30% entro il 2015.

Prende le distanze dal decreto la Lega nord. «La fiducia impedisce di migliorare ulteriormente il testo», dice il vicecapogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, che annuncia un ordine del giorno per rendere il provvedimento «più aderente alle aspettative degli amministratori del nord». Dure, invece, le reazioni dell’opposizione che parla di «parlamento umiliato» dall’ennesimo voto di fiducia. «Si sarebbe arrivati subito a un voto unanime su questo provvedimento se il governo avesse stralciato dal decreto l’articolo sui servizi pubblici locali, che non ha il coraggio di discutere né di spiegare alla gente», dice Marina Sereni del Pd. «Pochi grandi gruppi – prosegue la parlamentare – faranno affari d’oro a discapito dei cittadini che subiranno l’aumento delle tariffe dell’acqua». Non fa sconti Massimo Donati, dell’Idv, che parla di «maggioranza appecoronata felice di non lavorare per un giorno», mentre il Wwf parla di «legge pasticcio». «Questa legge – dice invece il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – costituisce l’ennesimo attacco agli enti locali e apre la strada a una speculazione privata soprattutto a danno dei cittadini». Per Angelo Bonelli, invece, «questo governo sta, giorno per giorno, infliggendo durissimi colpi all’ambiente e ai diritti dei cittadini. Con la privatizzazione dell’acqua – prosegue il presidente dei Verdi – si mettono le mani su un bene comune essenziale e risorsa non illimitata».

 

 

 

di Maria CampeseSegreteria nazionale Prc

 

Per Talete, il primo filosofo della storia, l’acqua era l’arché, il principio di tutto. A queste conclusioni lo portava l’osservazione di quanto gli stava intorno. Stiamo parlando di 600 anni prima della nascita di Cristo. Oggi che ne sappiamo molto di più, che la scienza e la tecnica hanno fornito ulteriori elementi di conoscenza, un bene così importante, essenziale per la vita, è oggetto di discussione parlamentare in vista di una totale privatizzazione.

Eppure l’acqua è tra i principali costituenti degli ecosistemi ed è alla base di tutte le forme di vita conosciute ed è fondamentale nei suoi diversi usi civili, agricoli e industriali.

Questo sembra non bastare a chi vuol dare l’acqua in pasto alle multinazionali nell’ottica di farne una merce.

E si assiste a questo scempio senza che, in Italia, nessuna voce si levi nelle aule parlamentari.

Fuori, nella società, è però cresciuta una cultura della difesa dei beni comuni.

Lo abbiamo visto anche giovedì 12 novembre, al presidio sotto al Parlamento fatto per impedire che vada in porto questa assurda proposta che mette nelle mani del profitto un bene pubblico necessario per l’esistenza di tutti.

Al presidio erano presenti associazioni, il Forum dei movimenti per l’acqua, forze politiche, e tra queste anche Rifondazione comunista, lavoratori che vedono in prima persona gli effetti nefasti dei processi di mercificazione e tanti semplici cittadini, sempre più consapevoli dei danni che subiranno da queste scelte.

 

Il Prc ha nel proprio Dna la battaglia in favore dei beni comuni ed ha da tempo assunto come prioritaria la battaglia contro provvedimenti tesi invece a privatizzare.

All’ultimo Comitato politico nazionale di Rifondazione comunista, tenuto a metà settembre, il partito ha infatti impegnato i rappresentanti istituzionali del Prc nei Comuni a promuovere atti volti all’inserimenti negli Statuti comunali di una specifica formulazione che definisca il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.

Il Prc è per una gestione pubblica perché considera l’acqua bene comune, essenziale per la vita. Oggi sulla Terra più di un miliardo e trecento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile. E sono numeri destinati ad aumentare ed alimentati dalle scelte neoliberiste che determinano mostruose diseguaglianze anche nell’accesso a questo bene.

La mercificazione, mettendo l’acqua nelle mani del profitto, comporterebbe anche tariffe salate.

Una gestione pubblica, efficiente e priva della ricerca a tutti i costi del profitto, è invece utile alla salvaguardia di una comunità contro le politiche di rapina dei territori, tutela il paesaggio ed il sistema idrogeologico.

Le acque sotterranee (falde idriche) sono di fondamentale importanza in quanto rappresentano la più grande riserva mondiale di acqua potabile. In Italia costituiscono la riserva alla quale attingono i sistemi acquedottistici per l’85% della portata complessiva captata. La loro corretta gestione ha quindi una funzione strategica sia su scala globale che su quella locale.

Occorrono quindi misure politiche che proteggano le risorse idriche al fine di assicurare una distribuzione di acqua potabile di qualità per tutti ed necessaria una gestione integrata delle acque che preveda anche il riciclaggio e riuso, previa depurazione, delle acque reflue specie per gli usi industriali. Il contrario dell’operazione portata avanti dal governo.

Le mobilitazioni di questi giorni, promosse dai movimenti per l’acqua, stanno registrando successo in termini di partecipazione.

 

Rifondazione comunista mette a disposizione strutture, organizzazioni e militanti per il prosieguo di questa importante battaglia.

L’acqua deve essere sottratta a queste spregiudicate logiche mercantili fatte a scapito della collettività. La mobilitazione dal basso deve proseguire, senza escludere anche la possibilità di ricorrere allo strumento referendario per bloccare ogni ipotesi di privatizzazione. Giù le mani dall’acqua!

 

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