Fascio di nervi

 

di Andrea Scanzihttp://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/19/jeeg-robot-la-russa-e-lo-sperequato-sposini/

 

A me queste cose mi caricano. Quali? Tutte, a prescindere. La cover di Giusy Ferrery di Ma il cielo è sempre più blu, brutta come una pianella indossata dalla Gegia sulla spiaggia di Capocotta. Il look di Simona Ventura, al cui confronto il dadaismo era un movimento sobrio. Gli articoli di Pierino Vanesio, che voi non sapete chi è ma io sì (e per questo vi invidio). Il fondamentalismo sadomaso di Daniela Santanché. Ma soprattutto l’attenzione alla giustizia di Lerch Ghedini. Vi è del garantismo insondabile nei suoi aurei lineamenti, fatalmente prosciugati dall’angoscia di compiacere il Sultano. E vi è somma letizia nella storia di questo paese, così disinvolto nel farsi ciclicamente sodomizzare a pieno svantaggio di quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia (cit).

 

E’ un tempo meraviglioso, così satollo di gioia da indurci a rimpiangere il Lodo Alfano. Daje.

 

Cos’altro dire? Bah, non molto. Ho finito or ora la terza bottiglia di cedrata guatemalteca. Mi sento ciucco come il mio ciuffo (cit). In sogno mi è apparsa Mary Star Gelmini. Ballava la macarena, inguainata da un decolletè di puro vinavil, con Maurizio Lupi. Il loro volteggiare aumentava in un parossismo di erotismo tribale. Era bello, ma un po’ troppo hard per le mie caste gonadi. Così ho smesso di bere e ho pensato a Filippo Facci. Facci(o) sempre così: Facci mi aiuta a ricordare che devo morire. E’ il mio memento mori. Mi permette di spogliarmi di qualsiasi anelito narciso, rammentandomi come potevo nascere. E soprattutto come potrei diventare.

 

L’epifania catodica del crociato Ignazio

 

Fortuna che qualche giorno fa ho visto in tv qualcosa di intimamente abbacinante, che mi ha dato quella sufficiente sicumera per affrontare con ardito vigore il prosieguo dell’esistenza (se sapessi cosa ho appena scritto, sarei un passo avanti; ma non lo so, e sto due passi indietro. Infatti scrivo qua).

Alludo a Ignazio La Russa a La Vita in diretta. Lo so, ne avete già ampiamente parlato, ma sempre con quel tono cattedratico da pallosi di sinistra. Che due PALLE. Non avete (come sempre) capito nulla dell’evento in sé. Persi dalla vostra ossessione per l’ideologia, la democrazia, la militanza e la misticanza (cit), avete dimenticato di celebrare l’Epifania catodica.

Siete esecrabili (è un po’ che mi gira nell’emisfero sinistro la parola “esecrabile”. Ha un che di marziale, di assoluto, di sentenziante. Suona bene, ecco).

 

Ora: La Vita in diretta è un programma dissociato. Letteralmente. E’ cioè caratterizzato dal silente struggimento del suo conduttore, Lamberto Sposini, il quale vorrebbe essere ovunque tranne che lì. E non fa nulla per nasconderlo. Ne viene fuori un programma che, anzitutto, imbarazza chi lo fa. Si capisce che il Lambe si sente profondamente umiliato dalla conduzione di un format così “basso”. Da qui il desiderio, larvale ma ineluttabile, di mandare in vacca ogni puntata. Di denigrarla, umiliarla, devastarla. Più la puntata viene male, più lui ne gode (è per questo che hanno inventato Pierluigi Diaco).

In tale contesto è andato in onda, qualche giorno fa, il Monologo dell’Oltranzismo Cattolico, opera (da tre soldi) di Ignazio La Russa. Il Ministro (non è una battuta) era lì per parlare della Giornata delle forze armate (e Festa dell’Unità Nazionale) del 4 novembre, ma in fondo in fondo chi se ne fregava della festa.

Poco prima c’era stato un veemente dibattito sul crocifisso, uno di quei temi che in tivù viene benissimo, così si ha la scusa per non parlare di cose serie. La Russa aveva assistito alla contesa nascosto tra il pubblico (si era travestito da democratico: per questo non lo aveva riconosciuto nessuno). Lì, mischiato alla vil plebaglia, aveva covato un disgusto indicibile per le folate mefitiche di laicità.

Da qui una sontuosa esondazione di bile, che vado a enuclearvi con la consueta dovizia.

 

 

 

L’uomo laureato alla Bocconi di Predappio

 

“Io mi ero messo nel pubblico, il pubblico (tutto) mi ha detto (tutto) che non poteva intervenire (il tono è di chi sta per invadere la Polonia, cit) perché se interviene con segni di approvazione (Igna dondola sulla sedia mentre parla: l’effetto è quello di un gufo con la labirintite appollaiato sul trespolo) o disapprovazione li cacciate (l’affermazione passa inosservata, ma in sé è notevole: chi è il capoclaque Rai, Mengele?). Volevano (chi?) linciare (era un pubblico o la Decima Mas?) quella specie di professore (indica con sdegno un punto imprecisato alla sua sinistra) che si chiama oddofreddi (Odifreddi: storpiare il cognome è antica prassi che rinsalda i focolai avanguardisti berlusconiani) che non ha alcun titolo per andare a tutte le trasmissioni (invece Igna sì, lui ha eccome titolo per parlare: si è laureato in Crocifissi alla Bocconi di Predappio) e non capisco questa tras…ggghhh….trasmissione” (guarda in basso con schifo inaudito).

 

Qui Sposini prova a interromperlo. Ora, nemici comunisti e rigurgiti bolscevici: state attenti al Lambe. Nella sua evoluzione, durante questa intervista, è racchiusa tutta la storia del giornalismo italiano al tempo di Berlusconi (ma voi, tonti, non ve ne siete accorti e avete interpellato il solito nugolo di atei ottuagenari per dirci che il crocefisso è un simbolo di morte: non c’è niente da fare, siete POLVEROSI).

 

“Non ha alcun titolo scientifico per occuparsi di religione (parla sempre di quello lì, oddofreddi), né capisco (tante cose non capisci, Igna, ma adesso spiegarle tutte è un po’ lunga) perché su 5 invitati, in un’Italia che fino a prova contraria non abbia (?) le idee né del professore (sempre oddofreddi) né di quello che levaemetteicrocifissi (tutto attaccato: è il cognome) come se fossero gli asciugamani nel suo bagno (?)…cinque persone di cui tre addirittura (addirittura) esprimevano l’opinione che non ci debba essere ggh bll ghhh (qui gesticola, sdegnato da Sposini che osa interromperlo).

 

Ecco, è questo il punto: Sposini non molla, resiste. Vive e lotta in mezzo a noi. In questo momento si scorge in lui un che di criminoso. Qualcosa di illiberale: di eversivo. E noi sogniamo: vai Lamberto, vai. Emancipati da quelle telefonate con Moggi. Liberati dalle malelingue, scagliati contro il potere costituito: sii (?) il bombarolo di De André.

Daje Lambe’, facce sogna’.

Ma La Russa prosegue.

 

“E’ una Rai in-sop-pot-ta-bi-le (sono d’accordo). Una Rai in-sop-por-ta-bi-le (lo ripete con una mimica curiosa. Entrambe le mani sono protese in avanti, parallele, ritmate, tipo il dj quando remixa. Bello. E’ lui è lui, è Dj La Russa). No no no no (no cosa?)…conta anche il modo (?)…. Ah ehmmm il numero (ah ecco). C’era un un (visto? Igna non sta parlando: sta remixando. C’era un un, c’era tumpf tumpf: è una canzoncina, sembra quasi Jamiroquai) faceva il santone quell’illustre sconosciuto professore che non ha iscritto (scritto, si dice scritto: non iscritto) un libro importante (sempre quel cazzaro di oddofreddi) secondo me secondo la mia valutazione (che in ambito letterario conta moltissimo, notoriamente: c’è Saramago che attende con ansia a Lanzarote la recensione di La Russa, come no) e parlano come se loro fossero ex cathedra di cose…dicevano delle sciocchezze enormi. Le posso dire perché? (dai Sposini, digli di no. Dillo. Dillo. Ma no, Lambe non lo dice. E Dj La Russa va avanti) Ma le pare che noi dobbiamo dimenticare che esiste un Concordato (ecco, appunto, ricordiamolo. Magari servirebbe a non dare torto alla Corte Europea). Hanno perfino detto che il crocifisso è fascista (e qui, sul fascismo, con La Russa non si scherza. NON SI SCHERZA, cazzo. Sarebbe come volere insegnare a Garrincha l’arte del dribbling). E lei (Sposini) non gli ha detto niente! (vergognati, Lambe)”.

 

La strenua resistenza del Lambe

 

Stoicamente, Sposini fronteggia ancora il fuoco amico. Egli si frappone, con corpo stentoreo, alla controffensiva ministeriale, denotando raro sprezzo del pericolo. La Russa si fa esondante (?), tracimante (??), defluente (???). Insomma: non si cheta manco a pregarlo.

 

“Ma come no! Ma come no! Mi lasci finire (sì sì, Igna, dagni bragia – modo gergale desunto dall’aretino più gretto, sta per “dacci dentro”). Il 4 novembre se rimane il tempo ne parliamo (ma sì, falla tu la scaletta del programma, tanto non cambia nulla). Ha lasciato che queste persone dimenticassero che la tradizione cri-stia-na in Italia e in Europa è una ggghmghhhhh (passaggio incomprensibile anche per i servizi segreti deviati) della nostra identità”.

 

Qui Sposini lo INTERROMPE. E’ qualcosa di increscioso: Sposini lo interrompe. Vergogna. Ci si mette pure il Lambe. ‘Sto cavolo di servizio pubblico trotzkista. ‘Sta Rai del menga. Santoro, Travaglio, Vauro, Floris, Fazio (ahahahahahahah), Dandini (ahahahahahahahah), Salvatore Bagni. Tutti rossi (o rubizzi, nel caso dell’ultimo). Tutti comunisti. Adesso anche Sposini. PERFINO Sposini. Qui, lo confesso, ho provato disgusto – e rimpianto il governo Rumor.

Per fortuna però La Russa non molla: spaccali tutti, Igna. Sguaina la virile mascella e spacca tutto. Il popolo è con te.

 

“Ho trovato disequilibrato questo dibattito. Posso dirlo (certo)? L’ultimo signore (si gira ancora alla sua sinistra, indicando il pavimento. L’ultimo signore era lillipuziano? Era un puffo? Era Pupo? Era il Premier? Boh) quella specie di professore che levaemetteicrocifissi (tutto attaccato: è sempre il cognome) emghgggghhrrrrschsmcs (reperto fatalmente deteriorato, forse è stato Sandro Ruotolo a sabotarlo). Voi badate all’audience. Io parlo alla dignità del rapporto al cristianesimo (ma non alla dignità della lingua italiana) anche per i non credenti. Io non sono certo un baciapile (ma cosa vai a pensare, Igna: tu sei un uomo libero) ma non capire non capire (riecco il remix) che l’identità cristiana è l’identità nazionale non ricordare (qui saltano le virgole, rassegnatevi) che c’è un Concordato…”.

 

Sperequazioni inaccettabili

 

E qui, ANCORA, Sposini osa interrompere il Ministro. Porcaccia la miseria schifa. Uffa. Ora mi hai rotto gli zebedei caro Lambe. Sta un po’ zitto e rispetta il potere costituito. La situazione è davvero incresciosa. Irrecuperabile. La democrazia è andata a puttane (da molto prima che comparisse la D’Addario, ma questo è un altro discorso).

La Russa, però, rincara la dose, unicamente proteso allo spezzamento delle altrui reni. E a me – ve l’ho già detto – queste cose mi caricano. Agli italiani gli caricano. Viva l’Italia, viva La Russa.

 

“Io ho trovato sperequata e gliel’ho detto (SPEREQUATA?!? SPEREQUATA?!? Ma cosa dici, Ignazio? SPEREQUATA?!? E’ una parola desueta anche per quella spia ceka di Corrado Augias, dai). Avete detto che il crocefisso è fascista ahahahahah (ahahahahhaah). Ma come no? Ridevano tutti dietro (tutti, eh. E chi non rideva era passato alle armi). E’ vero o no che lo ha detto (lo chiede al pubblico, da vero tribuno. E il pubblico, da vero pubblico, non se lo fila di striscio). Lei fa immaginare che in Italia sia (consecutio temporum je t’aime) un 60 percento di persone che la pensa in quel modo (come oddofreddi). Va be’, lei (Sposini) non mi convincerà. Lei non mi convincerà (remix). Vedrà che si convincerà da solo (frase che si rivelerà profetica)”.

 

Qua Sposini fa l’errore della vita. Abbassa la guardia, convinto che l’altro sia calato d’impeto. Ma l’altro non cala mai di impeto.

L’altro è Big Jim La Russa, è Iron Ignazio. L’altro è Jeeg Robot del Fascio.

L’altro nulla teme.

 

“Adesso abbiamo pareggiato (lo dice annuendo e dandosi ragione da solo, come all’asilo quando rubavi le merendine al compagno locco). Adesso abbiamo pareggiato (il dibattito). Ci ho pensato io (si fa i complimenti da solo: gigante senza pari, il nostro Igna. I-D-O-L-O). Dico solo che il 4 novembre (che era l’argomento principale) è una giornata che per me è decisiva… (qui si blocca e riguarda a sinistra, verso il lillipuziano che levaemetteicrocifissi) ha parlato (il lillipuziano) del cappellano militare come fosse un babababababababa (Ba-ba-ba-Ba Barbara Ann, Ba-ba-rbarannnnn, Went to a dance, lookin for romance, cit) ma come si per…ma chi sono??? (ma cosa dici, più che altro?) Il prete questa volta non può assolverla (parla a Sposini, ormai assurto a Giordano Bruno prima del – cristianissimo – rogo). Il prete questa volta non può assolverla (lo decide lui chi assolvere o no:  siamo all’onnipotenza sperequata). Se lei spera che la presenza del prete possa assolverla: non è assolto. Siamo per sempre coinvolti (no, anche la citazione di De André NO. NO. NO)”.

 

Il Lambe va al tappeto (e con lui il giornalismo)

 

Sposini è invero un po’ fiaccato dalla veemenza dell’ospite. Di colpo, La Russa si blocca in un fermo immagine, per alcuni secondi. I dentini aguzzi fanno capolino tra le ariane labbra, i lineamenti si rivelano sommamente ieratici (ho notato che “sommamente” fa molta presa, quando si scrive: non vuol dire una mazza, ma uno la legge e pensa, “Ooooooh, questo qua è uno colto, usa pure sommamente”. Funziona così).

Siamo al gran finale. La Russa sta per destarsi dal suo fermo immagine.

E cadranno delle teste (cit).

 

“Siamo tutti comuni mortali (la butta sul mistico-cristologico, quella sagoma dell’Ignazio). Io ho espresso non un’opinione autorevole (sono d’accordo), ma un’opinione incazzata (e anche questa te la passo)”.

 

Qui dovrebbero parlare del 4 novembre, l’esondazione sembra finita.

C’è un attimo di quiete, ma è qui che Sposini abbassa fatalmente la guardia, ricevendo il devastante uppercut di Jeeg Robot del Fascio.

 

E comunque non lo leveremo il crocifisso! (daje!) Possono morire! (sììììì!) Il crocifisso resterà in tutte le aule della scuola in tutte le aule pubbliche! (parte l’applauso convinto: ed è questo il punto, cari pipparoli di MicroMega. Voi siete quattro gatti, loro parlano al popolo. Come direbbe il Marchese del Grillo: loro sono loro e voi non siete un cazzo). Possono morire! (vamos!) Possono morire! (ma sì, ripetilo un’altra volta, che è una cosa bella da sentire, fa tanto ventennio e Matteotti). Loro e i finti organismi internazionali (sovversivi schifosi) che non contano nulla!”

 

Siamo all’acme e alla fine. L’applauso è scrosciante, liberatorio, patriottico.

E vi è del giubilo in me. Sono tutto un fascio (littorio) di adrenalina.

 

Riassumiamo. La Russa, ministro di una repubblica occidentale, fino a prova contraria democratica, dopo avere dileggiato intellettuali a lui sgraditi e ospiti lillipuziani che levanoemettonoicrocifissi come fossero asciugamani nel bagno, ha in ultima istanza:

 

   1.

 

      augurato la morte ai membri di un organismo internazionale

   2.

 

      detto che quegli organismi internazionali non contano nulla

   3.

 

      annunciato che, in qualità di ministro, se ne fregherà della decisione della Corte Europea.

 

A questo punto, ne siamo certi, un giornalista tenace e pervicace come Sposini risponderà da par suo. Non gliele manderà a dire. Non farà sconti. Altro che quel pretino petulante di Travaglio. Del resto, lo abbiamo visto, finora il Lambe non ha certo avuto paura.

E infatti Sposini, con eroismo impavido, sentenzia:

 

“Senta ministro (e qui uno pensa: ora il Lambe gli fa come Sordi ai lavoratori in quel vecchio film di comunisti in bianco e nero, e viene giù lo stadio). Lo sa? (Cosa? Cosa? COSA? Dai Lambe, facce mori’!). Io la penso ESATTAMENTE come lei”.

 

Bravo Lambe. Bravo. Bravo. Mai pietra (tombale) fu più definitiva di questa.

Sei un grande.

E’ un mondo bellissimo.

 

E ora scusate, ma vado a non chiedere l’amicizia a Giovanardi. Preferisco chiederla alla famiglia Cucchi.

 

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