Ku Klux Padan

 

Le parole sono pericolose. Certe vengono usate per ferire e umiliare, per alimentare la diffidenza e persino l’odio. Di altre viene distorto profondamente il significato per sostenere intenzioni di gerarchia e di discriminazione. Altre ancora sono belle e allegre. Bisogna rinunciare alle idee preconcette, a certi modi di dire e proverbi che vanno nel senso della generalizzazione e per conseguenza del razzismo.

(Tahar Ben Jelloun)

 

 

 

di P.Z. redattore Radio Onda d’Urto Liberazione

 

Coccaglio, capitale dell’Italia razzista

In provincia di Brescia, si sa, la politica non conosce i bizantinismi del "palazzo". In provincia non c’è bisogno di nascondersi dietro il politicamente corretto: il razzismo e la discriminazione, quando ci sono, si offrono senza veli. Nel tempo di crisi e di emergenza sociale e politica che stiamo vivendo, la repressione nei confronti delle classi sociali più deboli può ormai fare a meno di mascherarsi dietro la paranoia securitaria: lavoratori in lotta, studenti e soprattutto migranti possono essere colpiti in quanto tali, senza troppe attenzioni e riguardi nei confronti di quel che resta dell’opinione pubblica. Devono avere pensato qualcosa di questo genere i leghisti Franco Claretti e Claudio Abiendi, rispettivamente sindaco e assessore alla sicurezza del comune bresciano di Coccaglio, quando hanno architettato l’ultimo provvedimento razzista che arriva dalla profonda provincia settentrionale. Il nome scelto, "White Christmas" (Bianco Natale), dice già molto sulla natura dell’iniziativa. Purtroppo, dietro al semplice nome che di per sé evoca scenari da supremazia bianca – e in tempi in cui anche in Italia si fonda una sezione del Ku Klux Klan, c’è poco da scherzare al riguardo -, c’è ben di peggio: oltre le intimidazioni, oltre la schedatura, a Coccaglio per i migranti si è infatti deciso di passare direttamente al rastrellamento di massa. Dal 25 ottobre al 25 dicembre, ai vigili urbani del centro dell’Ovest bresciano è stato dato mandato di passare in rassegna le abitazioni di circa 400 cittadini migranti residenti in paese, ufficialmente avvisati in precedenza dalla solerte amministrazione tramite una lettera. Tutti i migranti devono dimostrare ai vigili di avere il permesso di soggiorno. Quelli che hanno i documenti scaduti o in scadenza, o che attendono i tempi biblici dei rinnovi imposti dalla burocrazia italiana, devono in subordine dimostrare di aver avviato le pratiche per il rinnovo. «Se non dimostrano di averlo fatto – dice il sindaco Franco Claretti – la loro residenza viene revocata d’ufficio». Niente residenza, niente servizi di alcun genere, né per loro né per i loro famigliari. Fin qui, l’iniziativa odiosa, xenofoba e discriminatoria della giunta Lega – PdL di Coccaglio; una mossa che rientra nel novero di provvedimenti di tenore simile presi qui e là da molti primi cittadini del Nord Italia. Prendendo spunto dai big nazionali, le amministrazioni locali cercano di scaricare i pesantissimi costi economici e sociali della crisi ricorrendo all’armamentario di paure e fobie che giorno dopo giorno ogni cittadino sperimenta sulla propria pelle. "White Christmas", però, non è solo questo. Rappresenta infatti un salto di qualità nelle politiche della destra nostrana. Per capirlo non servono particolari analisi sociologiche: basta affidarsi alle parole degli amministratori leghisti. Per giustificare "White Christmas", infatti, il sindaco Claretti non strumentalizza fatti di cronaca, o situazioni di disagio: «Da noi – sottolinea quasi con orgoglio il primo cittadino leghista – non c’è criminalità. Vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia». Ma perché proprio "White Christmas"? «Perchè – gli fa eco l’assessore alla sicurezza, Claudio Abiendi – per me il Natale non è la festa dell’accoglienza ma quella della nostra tradizione e della nostra identità». I circa 1500 migranti residenti a Coccaglio, su un totale di 8mila abitanti, non creano problemi specifici: sono un problema. Perché sono migranti, non sono cristiani, non sono – in molti casi – nemmeno particolarmente "white". E fa niente se il parroco locale, don Giovanni Gritti, boccia come "inappropriato" l’accostamento fra il provvedimento xenofobo e il Natale. Fa niente, per Lega e PdL, che molti fra i cittadini raggiunti telefonicamente in maniera casuale nella giornata di ieri da Radio Onda d’Urto abbiano espresso più di una perplessità sul provvedimento. Lo schema applicato a Coccaglio è lo stesso che diversi amministratori del Carroccio dell’ovest bresciano applicano da metà anni ’90 in poi. A Rovato, l’ex primo cittadino Roberto Manenti organizzava ronde già 15 anni fa, prima di essere espulso dalla Lega perdendosi fra movimenti di estrema destra e guai giudiziari. Ad Adro, Oscar Lancini ha proposto taglie da 500 euro per quei cittadini che avessero denunciato "i clandestini". A Chiari, il sindaco-senatore-cavaliere del Lavoro Sandro Mazzatorta come primo atto amministrativo, nel 2004, ha pensato bene di chiudere lo Sportello Stranieri, un progetto intercomunale di aiuto e integrazione sovvenzionato dalla Regione Lombardia. Forte della copertura istituzionale fornita dai vertici del Carroccio ("White Christmas" fu annunciata a fine ottobre durante una riunione milanese fra primi cittadini lombardi e i leader lumbard), la Lega ha deciso di alzare la posta (e ieri il Pd ha chiesto al ministro Maroni di riferire in Senato sulla vicenda). Eppure, anche nell’ovest bresciano, gli anticorpi non mancano: già ieri sera a Coccaglio la lista civica di sinistra "Coccaglio Viva" ha organizzato una prima riunione per discutere il da farsi, mentre il centro sociale "28 Maggio" della vicina Rovato annuncia iniziative al riguardo. Occorre rimboccarsi presto le maniche. Finchè c’è ancora tempo.

 

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