Una poesia al giorno toglie la convenzionalità di torno: Mallarmé (4)

 

Brezza marina

 

La carne è triste, ahimé, e ho letto tutti i libri.

Fuggire! Laggiù fuggire! Io sento uccelli ebbri

d’essere tra l’ignota schiuma e i cieli!

Niente, né antichi giardini riflessi dagli occhi

o notti!

né il cerchio deserto della mia lampada

sul vuoto foglio difeso dal suo candore

né giovane donna che allatta il suo bambino.

Io partirò!

Vascello che dondoli l’alberatura

l’áncora sciogli per una natura straniera!

E crede una Noia, tradita da speranze crudeli

ancora nell’ultimo addio dei fazzoletti!

E gli alberi forse, richiamo dei temporali,

son quelli che un vento inclina sopra i naufragi

sperduti, né antenne, né antenne, né verdi isolotti…

Ma ascolta, o mio cuore, il canto dei marinai!

 

(Stéphane Mallarmé)

 

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