Una poesia al giorno toglie l’oscurità di torno: García Lorca (3)

 

Il madrigale triste dagli occhi azzurri.

 

Il madrigale che ai tuoi occhi canterei

Avrebbe l’umiltà e il sentimento

Che hanno i greggi nelle sere

Sopite e annuvolate dell’inverno.

La castità ignorata dalle acque,

L’aroma del grano sotto il cielo

Profondo delle notti d’estate,

L’ingenuità pagana dell’incenso

E il profumo di una remota pioggia

Che giunge aggrovigliato col vento.

 

Sei così bambina che le mie tristezze

Ascolti distratta e sorridente,

Con la bocca dischiusa e lo sguardo

Nascosto nel tuo stesso pensiero,

Come se la mia passione colma di notte

Fosse splendente argento di specchio,

Come se la mia storia oscura e intensa

Fosse presa da qualche vecchia fiaba.

I tuoi occhi,miniature di laghi,

Guardano come immersi in un sogno.

Sono raggi di luna alla mia penombra,

Catene alle mie braccia e alla mia voce.

Ogni baleno azzurro delle tue pupille

Apre un pozzo d’amore nel mio petto.

Ma non posso dissetarmi d’acquasanta,

Benché m’infiammi il sole dei desideri.

Con discrezione il mio canto deridi

Odorando le rose dei tuoi seni,

Senza pensare al ritmo del mio canto

Che ha l’umiltà e il sentimento

Dei greggi all’imbrunire,in sere

Sopite e annuvolate dell’inverno.

Hai l’anima intatta,addormentata,

E i tuoi occhi son per questo morti.

Ignori il bacio e l’inquietudine.

Per essi non hai versato il tuo spirito.

Quando conoscerai l’amore comprenderai

La tristezza divina che ora è in me,

Tristezza di garofani andalusi,

D’ulivo vecchio e di sanguinante cantilena

Che piange il tuo sfuggente sguardo.

Occhi azzurri che,coperti di neve

E di gigli sfioriti,vi aprite così distanti

Dai miei che,appassionati e scuri,

Conoscono le saette e le notti

In riva al mare sotto i limoni.

Spezzerò la mia passione contro una stella.

Davanti a te non posso che tacere,

Mormorando il mio morente madrigale

Come un monaco che prega nel convento.

E così dovrò pregare finché non mi scenda

La pace nel cuore e la neve sui capelli.

Ma il mio amore per te,donna lontana,

Darà la sua rosa eterna con il tempo.

Fino ad allora canterà la mia colomba.

La radice del cipresso mi spezzi le ossa:

Ma voi udrete il mio madrigale,

Occhi azzurri che guardare non voglio,

Ma che pur senza guardarli,danno morte

Col pugnale azzurro del ricordo di loro.

Vi chiuderà una mano lasciando ignota

La mia tristezza di cuore ammalato.

Per questo il madrigale che io vi canterei

Avrebbe l’umiltà e il sentimento

Che hanno i greggi nelle sere

Sopite e annuvolate dell’inverno.

 

(Federico García Lorca)

 

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