Una poesia al giorno toglie l’oscurità di torno: García Lorca (4)

 

Madrigale d’estate

 

Unisci la rossa tua bocca alla mia,

o Estrella gitana!

Sotto l’ora solare del mezzogiorno

morderò la Mela.

Fra i verdi ulivi della collina

c’è una torre moresca,

colore della tua carne agreste

che sa di miele e d’aurora.

Mi offri nel tuo corpo ardente

il divino nutrimento

che dà fiori al ruscello quieto

e stelle al vento.

Come ti donasti a me, luce bruna?

Perché mi desti pieni

d’amore il sesso di giglio

e la sonorità dei tuoi seni?

Fu per la mia tristezza?

(oh, miei goffi passi!)

Forse destò pietà in te

la mia vita spenta di canti?

Perché non hai preferito ai miei lamenti

le cosce sudate

di un San Cristoforo contadino

pesanti in amore e belle?

Danaide del piacere sei con me.

Femminile Silvano.

I tuoi baci odorano come il grano

secco dall’estate.

Oscurami la vista col tuo canto.

Sciogli la tua chioma

dispiegata e solenne come un manto

d’ombra sopra i prati.

Dipingi con la bocca insanguinata

un cielo d’amore,

su un fondo di carne, la stella

violetta del dolore.

Prigioniero è il mio cavallo Andaluso

dei tuoi occhi aperti,

e volerà desolato e assorto

quando li vedrà morti.

Se tu non m’amassi t’amerei

per il tuo sguardo cupo

come l’allodola ama il giorno nuovo

per la rugiada.

Unisci la rossa tua bocca alla mia,

o Estrella gitana!

Lasciami sotto il giorno chiaro

consumare la mela.

 

(Federico García Lorca)

 

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