Bolivian EVOlution

 

di Gennaro Carotenutohttp://www.giannimina-latinoamerica.it/component/content/article/509-continuita-anche-nella-bolivia-di-evo-morales-lamerica-latina-integrazionista-vince-ancora

 

Evo Morales ha stravinto, come nelle previsioni, le elezioni presidenziali in Bolivia superando agevolmente il 60% dei voti in un paese che appare meno diviso del passato e dove il MAS (Movimento al Socialismo, sinistra, al governo dal 2005) cresce anche in molte regioni tradizionalmente ostili. L’opposizione parafascista e razzista di Manfred Reyes Villa si ferma al 23-25% dei voti e quella liberal-moderata dell’industriale cementiere Samuel Doria Medina resta lontano anche dal 10% auspicato. Nella nuova Assemblea Legislativa Plurinazionale, che sostituisce il Parlamento la maggioranza sarà comoda (oltre 70 parlamentari su 130) e molto probabilmente il MAS  ha ottenuto anche la maggioranza qualificata di due terzi nel Senato con 24 o 25 senatori su 36.

 

Il raggiungimento della maggioranza qualificata in Senato era l’unico punto veramente in dubbio di queste elezioni. Alla chiusura di questo articolo l’obbiettivo sembra quasi raggiunto per il partito del Presidente Evo Morales che dovrebbe aver ottenuto i 24 senatori necessari a controllare anche la Camera alta e che permetterà al governo di non dover patteggiare con l’opposizione soprattutto una serie di nomine considerate chiave per far davvero funzionare la fiammante Costituzione boliviana che restituisce dopo 500 anni i pieni diritti civili alla maggioranza indigena ma è anche un salto nel futuro in un paese nuovo i contorni e gli obbiettivi del quale sono in larga misura ancora da realizzare in equilibrio tra l’autonomia desiderata dalle popolazioni indigene ma anche dalle regioni ricche e bianche duramente all’opposizione, il desiderio di coniugare la costruzione di uno stato sociale, un nuovo modello di sviluppo ma senza smantellare l’economia capitalista.

 

Quello che è certo è che se i boliviani hanno votato per l’ennesima volta in pace e democrazia e con crescente consenso per Evo è perché il suo governo nel primo quadriennio ha compiuto con tutto il proprio programma. Un milione e mezzo di bambini sono assistiti perché possano andare a scuola, tutti i maggiori di 60 anni hanno finalmente una pensione che assicura una vecchiaia dignitosa, i programmi di salute sono stati attivati e, come quelli per l’alfabetizzazione, si appoggiano all’aiuto solidale di paesi come Cuba e il Venezuela. Ciò è avvenuto senza guardare in faccia a nessuno in un paese dove il familismo politico è stato a lungo una piaga. Una delle critiche ricorrenti nelle classi alti della zona Sud di La Paz, è che con gli uomini del MAS nel palazzo è diventato impossibile trovare accomodamenti che le classi dirigenti erano solite trovare al di fuori della legge, contando su questo o quell’amico, per ogni loro esigenza lecita e meno lecita. Ancor di più Evo non ha guardato in faccia a nessuno nel rispettare la promessa di nazionalizzare gli idrocarburi, inimicandosi mezzo mondo che conta, ma assicurando allo Stato quelle risorse che permettono di fare giustizia per secoli di discriminazione e mettere in piedi un embrione di Stato sociale che in questa legislatura dovrà necessariamente consolidarsi.

 

Evo ha rispettato le promesse degli sfruttati, dei discriminati, degli oppressi di sempre che lo avevano eletto e lo hanno rivotato felici. È così difficile da capire?

 

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