Attentato!

 

Esprimo la mia più piena solidarietà per l’inconsulto e violento episodio di ieri sera. E’assolutamente intollerabile che venga colpito da un oggetto contundente un corruttore giudiziario piduista alleato di fascisti frequentatore di mafiosi prostitute e minorenni.

Il patetico e drammatico gesto di ieri ha avuto un solo unico grande effetto: rendere l’indegno presidente del consiglio più martire che mai. Il suo volto tumefatto e insanguinato ha impietosito quella parte del paese inconsapevole e cloroformizzata dalla televisione, ha scatenato come belve i vermi e i lacchè di corte che non hanno esitato a santificarlo e a sbranare come iene fameliche giornali e antagonisti che liberamente esercitano il sacrosanto diritto di informazione, ha spaventato a morte i finti oppositori che si sono affrettati a correre al suo capezzale con luride lacrime di commozione. Paradossali e insulse le dichiarazioni di molti esponenti del cosiddetto partito democratico, come Merlo – vice presidente della Commissione di vigilanza Rai – (un cognome, una garanzia): "Ora il Pd interrompa l’alleanza con l’Italia dei Valori. Vorrei fare una sola domanda ai dirigenti del mio partito: come è possibile continuare una alleanza politica e programmatica con Di Pietro? Lo squadrismo verbale, la demonizzazione personale e la demolizione dell’avversario non appartengono alla cultura, alla prassi e alle modalità politiche ed organizzative del Partito democratico". Davvero squallido. Quel che non bisogna assolutamente fare ora, è lasciarsi intimidire dall’inevitabile clima d’odio e repressione che sopraggiungerà. Le piazze e i cortei saranno ancor di più caricati e manganellati (lavorati e studenti lo sono già da un pezzo) ma come asseriva Victor Hugo, si può resistere alla forza di un esercito ma non si può resistere alla forza di un’idea…

 

 

 

 

 

 

di Marco Sferinihttp://www.lanternerosse.it/?p=1046

 

Una aggressione è sempre una aggressione. E poco serve proclamare l’assolutismo sia della violenza che della non-violenza per ottenere una valutazione neutra del fatto. C’è chi colpisce e chi è colpito, c’è chi ferisce e chi è ferito. Questo è il dato di fatto. Quindi, siccome non siamo – almeno non dovremmo essere… – in mezzo allo squallore di una società dove domina la giustizia sommaria e l’iniziativa violenta, individuale o collettiva, contro qualcosa o qualcuno, il capitolo della statuetta-souvenir del Duomo scagliata sul viso del presidente del Consiglio potrebbe chiudersi qui. E invece no, perché il benpensante di turno, tutto proteso alla difesa precisa e circostanziata del processo di recupero del consenso per il Cavaliere nero di Arcore, mette avanti la sua pedina sullo scacchiere e avanza, adombra e insinua non un dubbio, ma una pelosa e verticale verità, che piomba in testa non appena espressa: vuoi vedere che il signor Tartaglia, il quarantenne ingegnere che ha preso di mira il leader del Pdl spaccandogli mezza faccia, ha agito sull’onda dell’odio montante e dilagante contro il governo, contro il suo massimo esponente? Sulla scena non ci sono tanto i soliti comunisti facinorosi, ma semmai Di Pietro, quelli del No B day e chiunque manifesti d’ora in poi, ed abbia sino ad oggi manifestato, contro i berlusconidi.

Il teorema del mandante inindividuabile perché riscontrabile solamente nella cultura dell’odio è un vecchio canovaccio che viene rispolverato per l’occasione, che serve a giustificare qualche nuova stretta repressiva su cui avanzano già le loro proposte sia il ministro Maria Stella Gelmini che Umberto Bossi. Quest’ultimo con toni molto accesi ha definito quanto accaduto in piazza Duomo un “gesto di terrorismo”. Non ne ha nessuna caratteristica, ma tant’è chi impugna da decenni lo spadone del povero Alberto Da Giussano deve, dolente o nolente, mostrarsi un poco più bellicoso di qualcun altro.

La violenza sospende sempre le parole, le lascia tronche, non permette mai di terminare un discorso e così nascono e si alimentano le incomprensioni, le divisioni e le lotte. Ma se ha diritto l’onorevole Capezzone di accusare chiunque sia oppositore del Cavaliere nero di Arcore come mandante morale, come ispiratore del gesto folle di Tartaglia, credo che tutti noi, che siamo da sempre convinti della profonda ingiustizia delle politiche berlusconiane, abbiamo il sacrosanto diritto di denunciare la primogenitura di questa presunta ispirazione a delinquere che, quasi a lambire la nemesi dell’attualità, risiede proprio nel governo.

Non si può portare davanti al nome il titolo di “onorevole” e poi puntare il dito contro una larghissima parte della popolazione per accusarla di essere in qualche modo responsabile, imputabile e condannabile per quanto avvenuto.

Il primo responsabile del clima di contrapposizione politica e, finalmente anche sociale, che sta montando in questo disgraziato Paese, è l’esecutivo: un governo che ha un progetto fortemente eversivo nei confronti della Costituzione repubblicana, che intende cambiarla sia nella parte riguardante i diritti che nella parte dove si descrive il complesso e geniale meccanismo di bilanciamento dei poteri.

Pochi giorni fa, il presidente del Consiglio ha espresso parole inaccettabili nei confronti della Presidenza della Repubblica. Ha più volte tacciato i giudici di essere eterodiretti da ideologie e da interessi contrari ai suoi (ai suoi… non a quelli pubblici!).

Sono oltre quindici anni che il Cavaliere nero di Arcore esercita una violenza politica e morale contro i settori sociali più emarginati, più deboli della nostra società. In questi anni sono morti di lavoro migliaia di operai, migliaia di lavoratori per i quali non è stata spesa una parola, per i quali, in memoria, non è stato fatto un progresso nella legislazione che dovrebbe tutelarli.

Per anni, per decenni, i giovani si sono trovati davanti ad una trasformazione sociale che li avrebbe resi precari a vita. Cos’è tutto questo, se non una violenza che materialmente non si può dire tale, ma che lo è moralmente, che lo è perché si ripete costantemente ogni giorno.

Una tortura della vita, una disperazione dell’esistenza che il presidente del Consiglio conosce bene e che disprezza come un capriccio plebeo, una nenia di accattonaggio del futuro.

I telegiornali e i programmi di approfondimento faranno a gara nel riprendere i bollettini medici del celebre aggredito e, nel contempo, il teorema del complotto pubblico e dell’induzione d’odio generale sarà nuovamente il convitato di pietra dei salotti tv e delle prime pagine dei giornali. E così si andrà verso una legislazione speciale, magari per proporre la limitazione del diritto di manifestazione (come del resto accade già a Roma… do you remember gli studenti dell’Onda manganellati di recente…?).

Eh sì… prendersi le botte dalla polizia è legale. Non è violenza. Chiamatela pure democrazia… se volete.

 

 

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