Da dove soffia il vento

 

Un uomo con evidenti problemi psichiatrici, come si può definire altrimenti uno che vota PD? (per gli adorati e adorate compagni e compagne del PD propongo la VERSIONE B: Un uomo con evidenti problemi psichiatrici, come si può definire altrimenti un ingegnere? [se dovesse mai leggere queste meravigliose paginette un ingegnere – e ovviamente in tal caso non capirà la battuta – potrà contattarmi tranquillamente per concordare una VERSIONE C dopo avere risolto un sistema da me proposto usando la trasformata di Laplace con soluzione a pag. 37 della settimana enigmistica]), ha scagliato un simbolo sacro e profano contro l’eletto del Signore. Il colpo liftato in faccia è stato così possente che si è reso subito necessario un impacco ghiacciato di escort di rango. Ma l’uomo con le palle è a tal punto miracolato, oltre per il fatto di non essere ancora finito in galera, che ha ricevuto immediatamente una gaudente notizia: i venti giorni di prognosi previsti si sono prodigiosamente ridotti in dieci, grazie alle attenuanti generiche. Dato che il ricordino milanese non era di fine alabastro come ipotizzato dagli inquirenti, ma di pietro grezzo, si sono alzati immediatamente gli strali contro i presunti mandanti morali della vile aggressione: stampa, magistrati, opposizione interna ed esterna (congetturando che esista). Senza perdere tempo i prodi Casini, Fini e Bersani si sono recati al capezzale dell’illustre ammalato portando doni benaccetti (processo breve, disegnini di biancheria intima, corona da monarca) guidati da una stella cometa. Poi a braccetto si sono recati negli studi di porta a porta per una serena discussione attorno al plastico di piazza Duomo e infine alla Camera per la discussione di un nuovo importantissimo decreto legge che vieta la produzione e vendita di souvenir raffiguranti il Duomo, la Mole, il Colosseo e la Torre di Pisa. E così egli sa che i pavidi hanno già perso perché non difendono neanche la propria dignità…

 

 

 

di Gianni BarbacettoIl Fatto Quotidiano

 

Davvero l’aggressione a Silvio Berlusconi è avvenuta dentro un “clima d’odio” che ha preparato e generato l’attacco di Massimo Tartaglia?

No, risponde Emma Bonino, vicepresidente del Senato: "Non credo che il gesto di un mitomane si possa attribuire a un clima di violenza. Di mitomani è piena la storia, ma quel che più importa è capire come funziona la sicurezza del premier". Non lo crede neppure Rosy Bindi, che a caldo aveva dichiarato che "tra gli artefici di questo clima c’è anche Berlusconi, il quale non può sentirsi solo una vittima".

Qualche giornale e qualche tv hanno raccontato l’Italia come un paese attraversato da un vento d’odio. E hanno dipinto una Milano in preda alla violenza ("Due giorni di scontri", ha titolato perfino il Corriere della Sera, evocando i "weekend di trent’anni fa").

Orbene, trent’anni fa a Milano c’erano ricorrenti disordini di piazza, scontri con la polizia, ore e ore di guerriglia urbana. E c’erano i gruppi armati che compivano frequenti azioni terroristiche. Oggi niente di tutto ciò. Sabato 12 dicembre c’è stato qualche piccolo tafferuglio in piazza Fontana, risolto in una decina di minuti, dopo che era stato deciso, per la prima volta in città, di far svolgere una manifestazione in una piazza chiusa, in un recinto transennato in cui era stato impedito l’ingresso ai manifestanti.

Niente di paragonabile con l’Italia anni Settanta, ma neppure con le tensioni urbane e gli scontri di piazza oggi in altri paesi d’Europa, in Grecia, in Germania, nella Parigi delle banlieue…

Il giorno dopo, il gesto di Tartaglia. Indifendibile. Ma azione individuale, frutto del disagio mentale, non dell’opposizione politica.

Eppure il ministro della Giustizia Angelino Alfano ribadisce che "ciò che è successo a Milano al presidente del Consiglio non può essere derubricato al gesto di un folle, è una questione più complessa". Così anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che nega ci siano stati errori nel servizio d’ordine, benché la scorta dapprima non sia riuscita a evitare l’aggressione e poi, invece di portare via di gran carriera "la personalità" (come impone ogni manuale di sicurezza), abbia permesso al ferito di restare sul luogo.

"L’episodio gravissimo di Milano", ha commentato Maroni, "trae le sue cause nel clima di contrapposizione violenta e nelle parole dettate dalla dialettica politica".

Sulla stessa lunghezza d’onda tutti gli esponenti della maggioranza. Per il sociologo Guido Martinotti, docente al Sum di Firenze, il gesto di Tartaglia non è invece frutto dell’odio politico, ma semmai della competizione in una società mediatica: "A Berlusconi non ha gridato ‘fascista’ e neppure ‘buffone’, ma ha detto: ‘Io sono meglio di te’. Una reazione malata, dunque, alla visibilità mediatica, non un gesto politico. I re e le rockstar sono esposti a chi è fuori di testa. Io sono sinceramente dispiaciuto di aver visto la faccia insanguinata di Berlusconi, non ho provato alcun piacere. Ma nel caso specifico non c’entra lo scontro politico e neppure la tensione sociale: lo tsunami della crisi da noi arriverà tra qualche mese, e sarà fortissimo".

"Se poi qualcuno evoca il clima d’odio – argomenta Martinotti – allora dobbiamo ricordare che da quindici anni il centrodestra dice ‘Non faremo prigionieri’ e bolla tutti gli oppositori come ‘comunisti’. È un meccanismo di violenza verbale che negli Usa conoscono bene e che sperimentò anche il presidente Roosevelt: si chiama red baiting, agitare un drappo rosso sotto il naso, per eccitare l’opinione pubblica conservatrice. Clima d’odio è la violenza verbale di certi ministri che danno consigli su come usare il tricolore; clima d’odio è stato, ieri, la tv di Vittorio Sgarbi che dava dell’assassino ai giudici ed è, oggi, la prosa di Vittorio Feltri che spara dossier sui ‘nemici’ del premier, usa toni da Curva Sud e termini che in Italia sono usati, con altri fini, solo dal Vernacoliere". 

Un altro ministro, Renato Brunetta, ha nel settembre scorso definito la sinistra "un’élite di merda", lanciando poi il suo sinistro augurio: "Vadano a morire ammazzati". Ma è lo stesso Berlusconi ad alimentare la "macchina dell’odio" con dichiarazioni a catena che contrappongono la legittimazione popolare di chi "ha avuto i voti" alle istituzioni democratiche, alla magistratura, alla Corte costituzionale, alla presidenza della Repubblica…Il 26 novembre è il premier che dà dei golpisti ai magistrati: "Si respira un clima da guerra civile, i pm vogliono farmi cadere".

Di fronte a ciò, poco può fare chi tenta di raffreddare i toni, come il segretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Io non sono né uno psicologo, né un esperto di sicurezza, e non mi piace che si parli in astratto di questo famoso clima: lasciamolo al vertice di Copenhagen". Quello che non è possibile accettare, come cerca di spiegare Luigi De Magistris, dell’Idv, è che dal fermo rifiuto della violenza   venga imposto di passare allo smantellamento dell’opposizione: "Il rifiuto della violenza non significa rinunciare a un’opposizione decisa alle politiche di Berlusconi e del suo governo. E anche alla denuncia di quel clima di scontro alimentato anche dalle dichiarazioni di Berlusconi che quotidianamente scalfisce la democrazia e lo Stato di diritto".

 

 

 

di Astrit DakliIl Manifesto

 

E adesso è caccia alle streghe: i mandanti, gli istigatori, i cattivi maestri, i creatori del clima di odio e chi più ne ha più ne metta. Il gesto di un poveraccio che ha perso la testa (non un cospiratore clandestino ma un disperato che non ha niente da perdere se non la propria vita) viene preso a pretesto dagli uomini di un regime in crisi per cercare un po’ di tranquillità attraverso un giro di vite – in nome della sicurezza e del "raffreddiamo il clima politico" – contro chiunque osi criticarli, si tratti di centri sociali, giornali, esponenti politici, organizzazioni sociali o collettivi di lavoratori.

Già si parla di chiudere o sottoporre a controlli stringenti i siti internet su cui sono stati espressi apprezzamenti positivi nei confronti dell’aggressore Massimo Tartaglia. I cinquantamila "fan" raccolti in poche ore su Facebook fanno impressione, e testimoniano di quanta rabbia e risentimento contro Silvio Berlusconi siano maturati nel corpo sociale di questa sventurata Italia: logico che gli uomini del premier, l’immagine fisica del quale è stata violentemente ridimensionata domenica sera, vogliano oscurare quanto prima i luoghi dove più esplicitamente l’immagine morale di "leader amatissimo" viene messa in discussione. 

Sono momenti tesi e difficili. Gli esponenti politici (Di Pietro, Bindi e pochissimi altri) che hanno osato in qualche modo sottrarsi al coro di solidarietà politica al premier (altra cosa è la pietà umana, che ciascuno si gestisce come crede) sono già oggetto di un’aggressione mediatica tremenda e indicati direttamente come "mandanti" del "terrorista"; ma del resto, dal governo viene detto chiaro e tondo che nella categoria degli ispiratori della violenza rientrano anche i magistrati, i partiti, "certa stampa" e via dicendo – Fini incluso. Tutti coloro, insomma, che per qualche motivo hanno da ridire col governo e ai quali già si stava cercando da tempo il modo di mettere un bavaglio stretto. All’opera di silenziamento partecipano attivamente anche molti dei silenziandi, chiedendo non si sa bene a chi di abbassare i toni – come se questo servisse a qualcosa oltre che a dar corpo alle accuse che il governo rivolge contro di loro.

E adesso? Berlusconi si chiede "perché tanto odio" e probabilmente è sinceramente sorpreso di dover constatare a proprie spese di non essere amato quanto credeva. Noi speriamo che questa brutta avventura lo renda più consapevole del fatto che il paese è ridotto a un recinto pieno di furore e ostilità, e gli faccia comprendere che su questa strada, che lui per primo porta la responsabilità di aver indicato al paese, il peggio – per tutti – deve ancora venire.

 

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2 risposte a Da dove soffia il vento

  1. Chiara ha detto:

    L\’inroduzione è qualcosa di comico😀 Io penso che se vedessi il Messia per strada,credo che anche un souvenir di Baratti potrebbe diventare arma contundente.Ma in effetti vuoi mettre una mole fiondata a gran forza in direzione di un occhio? E ovviamente,è tutta colpa della sinistra,non lo senti anche tu quale clima d\’odio fuoriesce dai lro bocchettoni?! Insomma,"Il PD non fa altro che attacare il povero Berlusconi"…(Ma,non si stava parlando di sinistra?)

  2. Michele ha detto:

    Ho anche modificato nuovamente l\’introduzione perchè a Natale si può fare di più. E siccome in questo periodo siamo tutti decisamente più buoni direi che non è il caso di lanciare torroni agli occhi (tanto c\’è sempre un emiliofede che lo può donare integro) o addobbare gli abeti con tanti piccoli duomi. O no?😀

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