Remember Gaza

 

L’ingiustizia in un luogo qualunque è una minaccia per la giustizia ovunque

(Martin Luther King)

 

 

 

di Francesca MarrettaLiberazione

 

Gli attacchi aerei israeliani lanciati su Gaza la mattina del 27 dicembre 2008, uccisero, in poche ore, oltre duecento palestinesi.

I feriti furono oltre quattrocento. Fu uno shock. L’offensiva sulla Striscia, già bersaglio di altre incursioni militari israeliane, fu, per la violenza degli attacchi, senza precedenti. Anche per questo quel 27 dicembre nessuno avrebbe immaginato che "Piombo Fuso" potesse durare ancora altre tre settimane. Israele dal canto suo giustificò l’attacco come risposta all’intensificarsi del lancio di razzi da Gaza.

Secondo il Palestinian Centre for Human Rights, i palestinesi uccisi in quei 21 giorni furono oltre 1400. I feriti oltre 5000. Tutte le stime relative alle vittime di Piombo Fuso, eccetto quelle fornite dall’esercito israeliano, concordano sul fatto che la stragrande maggioranza fossero civili. Tredici i morti israeliani.

L’offensiva israeliana non riuscì nell’intento di fermare il lancio di razza di Gaza verso il territorio israeliano, che continuarono fino alla dichiarazione del cessate il fuoco.

Israele pensava, con quella guerra, di scalzare Hamas dal potere nella Striscia. Gli architetti dell’operazione, l’allora Premier israeliano Olmert, il ministro degli Esteri Tzipi Livni e quello della Difesa Ehud Barak, confidavano poi nel fatto che la mano dura su Gaza avrebbe convinto gli israeliani a votare, a febbraio, per il loro governo, anziché per la destra di Netanyahu, forte nei sondaggi, anche a causa dei razzi lanciati da Gaza. L’esecutivo Olmert aveva anche fretta di agire, data l’incognita rappresentatat dell’insediemento alla Casa Bianca di Barack Obama.

A un anno dalla guerra, Hamas è ancora al potere a Gaza e Netanyahu è al potere al posto di Olmert. Il ministro Barak è l’unico del trumvirato che ideò Piombo Fuso, rimasto nella stanza dei bottoni in Israele.

Gli unici sconfitti su tutta la linea di quella guerra restano i palestinesi di Gaza. La Striscia rimane tutt’ora sotto assedio. Le 400 case distrutte e le 16 mila danneggiate non sono state ricostruite. Le promesse della comunità internazionale per aiutare Gaza a risollevarsi dopo l’annichlimento provocato da Piombo Fuso, sprecatesi in prima battuta, sono rimaste lettera morta. Nel quartiere Abed Rabbo di Jabalya a nord della Striscia i senza tetto sono ancora nelle tende accanto alle macerie delle case.

Un anno fa 50mila palestinesi finirono per strada a causa di Piombo Fuso. Oggi ancora 20mila abitanti sono senza casa.

"Gaza è stata tradita dalla comunità internazionale". Lo affermano16 organizzazioni umanitarie internazionali, tra cui Oxfam e Amensty International, in un rapporto pubblicato a dodici mesi dalla guerra. Il rapporto denuncia la "punizione collettiva" inflitta ancora oggi a un milione e mezzo di palestinesi, per le chiusure imposte dal governo israeliano che non permettono l’introduzione di materiali da costruzione.

L’inchiesta delle Nazioni Unite sulla guerra, il cosiddetto rapporto Goldstone, respinto con sdegno dallo Stato ebraico, accusa Israele e Hamas di criminid du guerra e contro l’umanità, ma sottolinea la maggiore responsabilità di Israele, evidente nella sproporzione tra le vittime.

Uno degli aspetti più pericolosi della guerra e dell’assedio su Gaza è, oggi, come per il futuro l’effetto dei traumi. In particolare sui minori. Una generazione che, a differenza di quelle precedenti, non ha mai conosciuto gli israeliani come datori o colleghi di lavoro, ma solo come soldati.

Secondo il Gaza Community Mental Health Programme (Gcmhp) il 75% di bambini oltre i sei anni manifesta segni di post-traumatic stress disorder. Gli psicologi del Centro dichiarano che i ragazzini presentano disturbi del sonno e della personalità. Le paure latenti determinano, secondo le indagini del Centro, iperattività e maggiore aggressività nei ragazzi, ansia e depressione tra le ragazze.

Se il cessate il fuoco è stato sostanzialmente mantenuto, un anno dopo la guerra la popolazione di Gaza continua a essere uccisa lentamente dai frutti avvelenati lasciati nel terreno da Piombo Fuso. Poche settimane fa è stato presentato uno studio realizzato da scienziati italiani che hanno testato la tossicità del terreno a Gaza dopo i bombardamenti a cavallo del 2008 e il 2009.

Nei crateri lasciati dagli ordigni israeliani sono stati rilevati residui di tungsteno, tra 20 e 42 volte superiore alla media e di mercurio, tra 8 e 16 volte superiore. Lo stesso vale per altre sostanze tossiche e cancerogene come il molibdeno ed il cadmio. Livelli abnormi di cobalto, nichel, manganese e stronzio vanno ad aggiungersi alla lista delle sostanze velenose inalate ogni giorno dai palestinesi di Gaza.

Gli esperti italiani di cui fanno parte i professori Paola Manduca dell’università di Genova, Mario Barbieri del CNR e Maurizio Barbieri dell’università "La Sapienza di Roma, hanno sottolineato la necessità di un intervento immediato per limitare le conseguenze della contaminazione su persone, animali e colture.

La settimana scorsa il governo di fatto della Striscia ha vietato l’attività agricola nelle aree in cui è stata rilevata maggiore tossicità. Un altro colpo alla disastrata economia della Striscia.

Altro obiettivio mancato da Piombo Fuso è stato fermare il flusso di merci ed armi che passa per i tunnel che collegano Gaza all’Egitto, tutt’ora in piena attività.

L’impresa potrebbe tuttavia riuscire al Cairo, che si accinge ad ergere una nuova barriera d’acciaio a prova di bomba sul versante del Sinai lungo il confine fra Egitto e la Striscia per chiudere il solo canale con l’esterno rimasto aperto a Gaza.

Hamas ha definito l’iniziativa egiziana una «punizione di massa», mentre il presidente palestinese Abbas la appoggia.

Gli egiziani, che a Gaza chiamano "fratelli arabi", hanno anche vietato la "Gaza Freedom March", manifestazione organizzata da numerose Ong internazionali un anno dopo "Piombo Fuso". Il ministero degli Esteri del Cairo, che avrebbe «riscontrato che alcune Ong non avevano i requisiti necessari» per aderire all’iniziativa ha reso noto che «qualsiasi tentativo di organizzare la Marcia sul suolo egiziano verrà considerata come una violazione di legge».

 

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