Adesso Basta!!!

 

Ricordatevi quando avete a che fare con un detenuto, che molte volte avete davanti una persona migliore di quanto non lo siete voi

(Sandro Pertini)

 

 

 

 

 

 

ADESSO BASTA!!!!!!

 

Livorno :manifestazione BASTA MORTI DI STATO!

 

Sabato 16 gennaio 2010

alle Ore 11.00

in

Piazza della Repubblica – Livorno

 

 

Sabato 16 gennaio a Livorno si terrà una manifestazione organizzata da Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi morto 7 anni fa nel carcere di Livorno. Manca ormai poco tempo affinchè questo omicidio possa essere portato a processo ma la Procura di Livorno, nonostante abbia già prove e iscritti nel registro degli indagati sta indugiando. Maria Ciuffi ha convocato a Livorno molti dei parenti delle vittime dello Stato, vittime spesso senza un colpevole perchè si è preferito insabbiare invece di cercare la verità. Il corteo partirà da Piazza della Repubblica e si snoderà nel centro cittadino fino ad arrivare davanti al Comune proprio a poche decine di metri dal tribunale. Un appuntamento importante in cui si ritroveranno molti dei protagonisti, loro malgrado, di storie che spesso sono arrivate a conoscenza di tutti solo grazie al web o alla lotta continuativa e coraggiosa dei parenti delle vittime. Il caso Cucchi a Roma e tutta l’attenzione intorno a quell’omicidio atroce ha finalmente riacceso una speranza e una luce nella ricerca della verità che molte famiglie stanno cercando da tempo. L’augurio da parte della nostra redazione è che questa possa essere una manifestazione partecipata per mostrare ai poteri dello Stato e coloro che prima uccidono e poi insabbiano che ci sono moltissime persone che ancora attendono verità e che questa verità la vogliono.

 

Così sfileranno insieme alla madre di marcello Lonzi le madri e i padri e le associazioni in memoria di Carlo Giuliani (morto a Genova il 20 luglio 2001, colpito dal proiettile sparato da un carabiniere durante gli scontri di piazza in concomitanza con il G8), Emanuel Eliantonio (morto a Genova nel carcere di Marassi il 23 dicembre 2007), Riccardo Rasman (morto il 27 ottobre del 2006 a Trieste, nella sua abitazione, dopo un intervento dei Vigili del Fuoco chiamati a forzare la porta d’ingresso), Niki Gatti (il cui cadavere fu ritrovato in una cella del carcere di Sollicciano, Firenze, il 24 giugno 2008), Aldo Bianzino (deceduto il 14 ottobre 2007 nel carcere di Capanne, a Perugia), Giulio Comuzzi (morto il 28 febbraio 2007 a Trieste in un centro di riabilitazione mentale), Stefano Frapporti (morto il 22 luglio 2009 nel carcere di Rovereto) e Davide Grigion. Presente anche l’associazione familiari e amici di Fausto e Iaio (Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, uccisi a Milano il 18 marzo 1978). Non ci saranno per impedimenti, salvo novità dell’ultima ora, i parenti di Stefano Cucchi e Federico Aldovrandi.

 

Ecco l’appello alla partecipazione firmato da Maria Ciuffi:

 

Venerdì 18 dicembre il giovane Uzoma Emeka, 32 anni nigeriano, muore in circostanze misteriose nel carcere di Castrogno (Teramo); tre mesi prima aveva assistito al pestaggio da parte delle guardie di un altro detenuto. Come accade sempre in questi casi le "autorità" spiegano gli omicidi con la solita frase "decesso per cause naturali" ma è sufficiente vedere le foto del corpo di Marcello Lonzi per capire che non c’è assolutamente niente di naturale – eppure dopo più di sei anni, un’archiviazione, una riapertura del caso e un iter di esami e perizie costosissime – per Marcello Lonzi si attende a breve una risposta proprio dalla Procura di Livorno. Purtroppo la lista dei morti nelle carceri italiane è lunga e non ha mai fine (nel 2009 sono stati 175 i morti, il numero più alto registrato dal 2000 ad oggi per un totale di 1564 persone in neanche 10 anni), è un bollettino di guerra, quella stessa guerra che lo Stato Italiano conduce contro i proletari anche mediante le galere. Recentemente la morte di Stefano Cucchi che stranamente ha interessato parecchio stampa e tv, gli stessi che non si sono per nulla occupati della recente archiviazione per la morte di Aldo Bianzino, avvenuta nel carcere di Perugia. Federico Aldrovandi pestato a morte una notte mentre tornava a casa da solo e non dimentichiamo neanche Carlo Giuliani ucciso dal potere che veniva duramente contestato nelle giornate del G8 di Genova nel 2001. E quante sono le morti che nessuno rivendica, quelle facilmente occultabili, quelle di tanti e tante immigrate che non avendo il permesso di soggiorno scompaiono come se non fossero mai esistiti? E nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), cioè galere speciali per soli immigrati/e, sono botte e suicidi, quindi omicidi da parte dello Stato, messi a tacere e considerati effetti collaterali della guerra contro l’immigrazione.

 

Noi non dimentichiamo né perdoniamo gli assassini in divisa.

 

NELLE CARCERI ITALIANE SI MUORE PERCHE’ SI VIENE UCCISI.

SABATO 16 GENNAIO 2010

Manifestazione a Livorno

Concentramento ore 11.00 in Piazza della Repubblica

 

 

 

 

MORIRE DI STATO

UN’ EMERGENZA DI DEMOCRAZIA

 

Accade nel nostro Paese che  lo Stato possa  sottrarre un figlio e  restituirlo morto: negando ogni possibilità di avvicinarlo, di esercitare il diritto di ogni madre di constatare la salute e le condizioni del proprio figlio, anche di chi  si trova in carcere.

Accade nel nostro Paese che lo Stato  “sequestri” le persone , attraverso  i fermi, sospendendo ogni diritto umano e costituzionale di comunicazione con i legali e le famiglie.

Accade nel nostro Paese che nelle carceri italiane siano morti più di 1.500 detenuti:150 morti l’anno in 10 anni, un morto ogni due giorni di cui più di un 1/3 per suicidio.

Accade nel nostro Paese che nelle carceri, un numero elevato di persone muoiano prima di essere giudicate.

Accade nel nostro Paese che nelle carceri i giovani tra i 18 e i 24 anni si suicidino: 50 volte di più che tra i non reclusi.

Accade nel nostro Paese che le detenzioni e le misure alternative siano cresciute in modo esponenziale: nel 1990  i reclusi erano 30.000 e  3.000 le misure alternativa, dopo 20  anni  i reclusi sono 60.000 e 35.000 le misure alternative.

Accade nel nostro Paese  che si facciano gli indulti e si creino leggi che riempiono le carceri di reati minori. Dopo l’indulto del 2007, quindi in soli 2 anni, il numero dei reclusi è ritornato a quello ante 2007.

Accade nel nostro Paese che cadano in prescrizione reati gravissimi e che la recidività per reati minori si accresca in modo esponenziale la pena.

Accade nel nostro paese che l’immigrazione, le mobilitazioni sociali , la diversità e i comportamenti non conformi a regole, non condivise, stiano riempiendo le carceri.

Accade nel nostro Paese che la società una volta discuteva di recupero e di riabilitazione nelle carceri e di misure alternative e che oggi chieda, in nome della sicurezza il carcere:

Noi tutte, donne e madri in tutto questo vediamo  un  gravissimo segnale di deriva della nostra democrazia, una pericolosa sottrazione delle libertà e dei diritti umani. Lanciamo un appello che vuole dar voce ad ogni madre che, per diritto, voglia rivendicare la dignità e i diritti violati dei propri figli.

Come le madri che in ogni parte del mondo hanno chiesto e continuano a chiedere giustizia e verità per i loro figli, ci rivolgiamo alle donne e agli uomini che ancora credono nel valore del diritto e della giustizia e li sollecitiamo affinchè uniscano le loro voci alle nostre per richiamare l´opinione pubblica di fronte alle proprie responsabilità

 

CHE FARE

 

 

Chiedere giustizia e verità per le morti e i suicidi

Chiedere che vengano sottoposti ad indagini gli istituti di pena dove avvengono i fatti

Chiedere trasparenza e un osservatorio sulle misure cautelari.

Sensibilizzare l’opinione pubblica  sul tema dei fermi e delle convalide di arresto e dell’abuso delle misure cautelari in occasione di  mobilitazioni sociali e di dissenso.

Individuare leggi o parti di leggi che aumentano a dismisura il numero delle persone nelle carceri: leggi (droga, Cirielli, immigrazione).

Richiedere l’abrogazione delle leggi sul consumo di droga e detenzioni per i clandestini

Ricostruire la cultura del rispetto dei diritti umani e costituzionali nel nostro Paese

Fare controinformazione  su ogni abuso perpetuato dalle istituzioni nei confronti dei cittadini

 

CON CHI

 

 

Detenuti e i loro famigliari

Associazioni, movimenti, comitati sui temi dei diritti umani, costituzionali, internazionali, comitati sulla verità e giustizi

Avvocati e magistrati

Assistenti sociali e operatori nelle carcere

Garanti dei detenuti nelle regioni

Cittadini

 

Comitato Madri per Roma Città Aperta

 

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