Una poesia al giorno toglie il suicidio di torno: Majakovskij (6)

 

Ordinanza all’esercito dell’arte

 

Cantilenano le brigate dei vecchi

la stessa litania.

Compagni!

Sulle barricate!

Barricate di cuori e di anime.

È vero comunista solo chi ha bruciato i ponti della ritirata.

Basta con le marce, futuristi,

un balzo nel futuro!

Non basta costruire una locomotiva:

fa girare le ruote e fugge via.

Se un canto non saccheggia una stazione,

a che serve la corrente alternata?

Ammonticchiate un suono sopra l’altro,

e avanti,

cantando e fischiettando.

Ci sono ancora buone consonanti:

erre,

esse,

zeta.

Non basta allineare,

adornare i calzoni con le bande.

Tutti i soviet insieme non muoveranno gli eserciti,

se i musicisti non suoneranno la marcia.

Portate i pianoforti sulla strada,

alla finestra agganciate il tamburo!

Il tamburo

spaccate e il pianoforte,

perché un fracasso ci sia,

un rimbombo.

Perché sgobbare in fabbrica,

perché sporcarsi il muso di fuliggine,

e, la sera,

sul lusso altrui sbattere gli occhi sonnacchiosi?

Basta con le verità da un soldo.

Ripulisci il cuore dal vecchiume.

Le strade sono i nostri pennelli.

Le piazze le nostre tavolozze.

Non sono stati celebrati

dalle mille pagine del libro del tempo

i giorni della rivoluzione!

Nelle strade, futuristi,

tamburini e poeti!

 

(Vladimir Majakovskij)

 

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