Bavaglio condicio

 

L’unico consiglio che mi sento di dare e che regolarmente do ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio

(Indro Montanelli)

 

 

 

Fonte: http://www.articolo21.org/596/notizia/a-b-u-s-o——–d-i———–p-o-t-e-r.html

 

"I talk show, e in particolare quelli della sinistra, hanno fatto abbassare il livello di apprezzamento che hanno i cittadini italiani della classe politica". Così Silvio Berlusconi, a conclusione di una giornata di contestazioni per la decisione della Vigilanza di sbarrare la strada alle trasmissioni di approfondimento politico 30 giorni prima delle elezioni". "Se ancora ci fosse stato qualche dubbio – risponde Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21, l’intervento del presidente del consiglio, nonche’ monopolista del settore, rende ancora piu’ esplicito chi sia stato il mandante e chi sara’ il beneficiario delle disposizioni bavaglio. Non a caso, mentre si invoca il bavaglio per alcune trasmissioni, si e’ consentito ad alcuni candidati del centrodestra di imperversare a reti unificate in modo tale da godere di un eccezionale vantaggio che non sara’ piu’ ripristinato da nessun regolamento e da nessuna misura compensativa".

 

Il segretario dell’Usigrai Carlo Verna conferma ‘una giornata di sciopero dei giornalisti Rai contro il regolamento sulla par condicio. Le procedure sono state avviate e la giornata di sciopero cadra’ non prima di quindici giorni secondo la legge sul servizio pubblico’. ‘Non sara’ l’unica iniziativa -annunciano Verna e il presidente dell’Fnsi Roberto Natale – si puntera’ anche a coinvolgere i cittadini in una forma di protesta simile a quella del 3 ottobre, giornata per la liberta’ di stampa’.

 

Conduttori Rai in rivolta contro il regolamento. "Siamo di fronte a un abuso di potere – ha affermato Michele Santoro – la Vigilanza deve regolamentare le tribune elettorali e dare indirizzi, non può trasformarsi in una sorta di superdirettore che ti dice in che modo fare le trasmissioni, con quali ospiti e quali regole". In ogni caso, dal momento che la sostituzione dei talk show con le tribune porterà a un prevedibile calo di ascolti, "ne beneficerà ancora una volta Mediaset", accusa il conduttore di Annozero, "che è in affanno, almeno con le sue reti complementari, Italia 1 e Rete 4". Lucia Annunziata ha parlato di misure "a fortissimo rischio di illegittimità" e ha sollecitato i vertici Rai a richiedere un parere legale sull’argomento e a fare appello contro il Regolamento. "Noi non siamo vittime di niente – ha detto, sono pienamente delegittimati il direttore generale, il Consiglio di amministrazione e il presidente". "Sono troppi tre livelli di controllo politico sulla Rai", ha osservato Roberto Natale, presidente della Fnsi, facendo riferimento ai metodi di elezione del Cda, dell’Authority e della stessa Vigilanza, tutti dipendenti da decisioni politico-parlamentari. Per Natale la decisione è un segnale di "democrazia autoritaria. Ci aspettiamo – ha aggiunto – una presa di posizione dei vertici Rai". Giovanni Floris pone l’accento sulla bulimia dei partiti, Riccardo Iacona e Milena Gabanelli vedono rischi concreti anche per il futuro delle inchieste che sovente sconfinano nell’ambito politico. Assenti Bruno Vespa e Gianluigi Paragone, che pure si sono espressi contro. Vespa giudica grave l’azzeramento dei programmi di approfondimento ma spera in una possibile mediazione. Paragone boccia tout-court la par condicio.

Santoro, infine, riassume la questione cosi’: si tratta di un grave abuso di potere senza basi legali. In piu’ si profila la sospensione del servizio pubblico e si agisce nell’interesse della concorrenza. Chi ci guadagna?, chiede: ‘Vedo riaffacciarsi il fantasma del conflitto di interessi’.

 

‘Puo’ una norma regolamentare violare un norma di legge? domanda il consigliere di amministrazione Nino Rizzo Nervo. "Lo chiedo con garbo al presidente Zavoli e alla Commissione parlamentare di vigilanza. La legge n.28 del 22 febbraio del 2000 che disciplina la cosiddetta par condicio all’articolo 2 comma 2 stabilisce con chiarezza che le disposizioni per i ‘programmi di comunicazione politica’ non si applicano ai ‘programmi di informazione’. L’articolo 6 del regolamento approvato dalla Vigilanza al comma 4 stabilisce invece l’esatto contrario quando afferma che ‘le trasmissioni di informazione a partire dal decorrere del termine ultimo per la presentazione delle candidature, sono disciplinate dalle regole proprie della comunicazione politica’. Pongo, infine, un quesito al presidente della Rai: puo’ la Rai applicare una norma regolamentare in aperta violazione di una norma legge’? E’ quanto afferma, in una dichiarazione sul regolamento per la par condicio, 

 

"Chi e’ l’assassino?" Si domanda Carlo Rognoni, responsabile per il Pd del Forum sulla riforma del sistema radiotelevisivo. "Chi – restando nell’ombra – ha deciso di uccidere ‘Porta a porta’, ‘Annozero’, ‘Ballaro’, ‘In mezz’ora?’. Con la scusa della imminente campagna per le elezioni regionali, la Commissione di vigilanza ha preso una decisione inqualificabile e senza precedenti: proibire importanti trasmissioni di informazione della Rai. Non ci vuole Sherlock Holmes per scoprire che dietro questa assurda decisione c’e’ proprio lui, il presidente del Consiglio, che ha dato via libera ai suoi parlamentari affinche’ si assumessero la responsabilita’ di chiudere la bocca all’informazione, non importa se equilibrata e plurale. E che stasera, davanti a Bruno Vespa, ha definito le trasmissioni scomode dei ‘pollai’ da chiudere per una questione di ‘decoro’. L’occasione per zittire voci che rischiavano di essere incontrollabili e’ stata presa tanto piu’ facilmente dal momento che si poteva far finta di addossare la colpa ai radicali. Peccando di ingenuita’, con la voglia di vendicarsi delle grandi forze politiche che in tv sono privilegiate rispetto ai piccoli partiti, il consigliere radicale si e’ schierato dalla parte sbagliata. C’e’ modo di rimediare a quello che si sta rivelando anche come un danno economico per la Rai? Mi auguro che il cda dell’azienda reagisca. Chieda un incontro pubblico in Vigilanza. Sappia difendere l’onore e l’interesse del servizio pubblico. Almeno ci provi!".

 

‘Un colpo di mano della destra, che purtroppo si e’ trovata la strada spianata dal relatore Beltrandi, ha incredibilmente spazzato via talk show e programmi di approfondimento. Le compiaciute dichiarazione di Silvio Berlusconi disvelano la portata di quanto accaduto. E’ augurabile che gli amici radicali vogliano prenderne atto’: questo il commento di Vincenzo Vita (Pd), componente della Vigilanza Rai, sul regolamento per le elezioni regionali approvato ieri sera dalla Commissione. ‘La riunione della Vigilanza e’ stata una pagina nera – aggiunge Vita -. Sono passati punti assolutamente gravi e discutibili sotto ogni profilo. In particolare, si e’ ridotto lo spazio nella prima fase della par condicio delle forze meno grandi. Sbagliato e contrario alla stessa legge 28 del 2000 che, peraltro, in caso di dubbi interpretativi, prevale ovviamente sul regolamento’. ‘Bene ha fatto – conclude l’esponente del Pd – il presidente della commissione vigilanza Sergio Zavoli a intervenire su quanto e’ successo. Anche su questo aspetto e’ bene ricordare che un regolamento non puo’ travalicare principi di liberta’ tutelati dalla articolo 21 della Costituzione italiana. Ed e’ importante che la Federazione nazionale della stampa e l’Usigrai abbiano preso una posizione netta’.

 

 

 

Firma l’appello di Articolo21: "NO AL BAVAGLIO"

 

 

 

di Loris MazzettiIl Fatto Quotidiano

 

Con la scusa di applicare la par condicio, la prossima campagna elettorale per le regionali vedrà la Rai ancora una volta imbavagliata.

 

Chi dovrebbe controllare che la tv di Stato svolga correttamente il ruolo di servizio pubblico ha deciso, invece, di impedirglielo. La Commissione parlamentare di vigilanza, con i voti del centrodestra e del radicale Beltrandi, ha imposto che le trasmissioni di approfondimento non potranno andare in onda, a meno che, i vari Santoro, Floris, Annunziata, Vespa, ecc., non si rendano disponibili a trasformare i loro talk-show in classiche tribune politiche.

 

La par condicio (in vigore dal 22 febbraio 2000), è quell’infernale legge che regolamenta la presenza in tv dei politici durante le campagne elettorali. Voluta dal centrosinistra per tentare di bloccare la bulimia televisiva di Silvio Berlusconi (straordinario campione di record tra interventi in studio o al telefono), come nel 2006 quando alla vigilia della campagna elettorale riuscì a superare le presenze editorial-propagandistiche di Bruno Vespa: un intervento a Uno Mattina, poi alla Domenica sportiva, passando da Biscardi.

 

In realtà la par condicio rappresenta un tentativo, mal riuscito, del governo D’Alema per tamponare, in assenza di una vera legge, l’enorme conflitto di interessi di cui è protagonista il premier. Essa impone a tutte le trasmissioni un controllo anche sui contenuti: in campagna elettorale non si possono affrontare argomenti di natura politica, in teoria tutto diventa illecito: dopo la storia tra Berlusconi e la escort D’Addario anche il gossip è politica.

 

Per superare ciò, il regolamento prevede che le trasmissioni di approfondimento, Annozero, Ballarò, In mezz’ora, Porta a Porta, ma anche Presa diretta, Report o Mi manda RaiTre e tante altre, se ricondotte sotto la responsabilità di un telegiornale (da RaiTre al Tg3, ad esempio), possono affrontare argomenti di attualità, con l’obbligo di mantenere, nella loro globalità, in equilibrio la partecipazione dei politici.

 

Se nella prossima inchiesta di Riccardo Iacona, dove si parlerà di scuola e della riforma Gelmini, è stato intervistato un amministratore locale, con la trasmissione ricondotta sotto il tg l’intervista può andare in onda, altrimenti deve essere eliminata anche se indispensabile. La decisione della Commissione di vigilanza, se applicata alla lettera, obbliga la Rai a cambiare buona parte del suo palinsesto.

 

La commissione è andata ben oltre il suo compito che era quello di determinare la data da cui far partire l’applicazione della legge, come denunciato dal centrosinistra che al momento del voto ha abbandonato l’aula. In questi dieci anni il maggior oppositore alla par condicio è stato, ovviamente, Berlusconi, che ha contestato il comma che prevede che gli spazi tv siano ripartiti in parte uguale tra partiti e movimenti che si presenteranno al voto.

 

La commissione ha deciso di dare esecuzione al "suggerimento" di Sua Emittenza: le tribune politiche saranno vietate a chi non ha raggiunto la soglia del 4% alle ultime europee.

 

Impropriamente si parla della par condicio come di una legge che entra in vigore durante la campagna elettorale, in realtà è applicata per dodici mesi l’anno, non solo nei confronti dei politici ma anche degli intellettuali e dei giornalisti, l’esempio classico è quello di Marco Travaglio che ad Annozero deve essere bilanciato da un giornalista di destra, come se questi non avessero spazio nella tv pubblica. In questi giorni è apparso nei telegiornali, in particolare Tg1 e Tg2, un volto nuovo della politica: Anna Maria Bernini, avvocato bolognese, entrata in Parlamento con Berlusconi alle ultime politiche.

 

Dal 29 gennaio, da quando è stata candidata governatore alla regione Emilia-Romagna, è presente nelle principali edizioni dei due tg. Dov’è finito il controllo della commissione? La par condicio con il candidato del centrosinistra Vasco Errani perché non viene applicata? C’è una par condicio che è ben più importante: la deontologia, quella che non dovrebbe essere decisa per decreto, quella che dovrebbe stare nella testa e nel cuore di ogni giornalista.

 

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