Alta macelleria

 

Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione, che non è né sicura, né conveniente, né popolare: ma bisogna prenderla, perché è giusta

(Martin Luther King)

 

 

 

di Orsola CasagrandeIl Manifesto

 

E’ ancora in prognosi riservata all’ospedale Molinette di Torino. Simone, il giovane redattore di Radio Blackout, ha subito traumi alla testa durante le cariche violentissime della polizia, mercoledì sera in val Susa alla manifestazione spontanea del popolo no Tav. Anche la signora Ala, della valle è ricoverata con ferite gravi e i medici stanno valutando la possibilità di operare.

Poco fa in conferenza stampa a Susa i sindaci e i cittadini della valle che da anni si oppone alla costruzione della Torino-Lyon, hanno denunciato l’aggressione delle forze di sicurezza. «Inaccettabile, un’operazione di bassa macelleria», ha detto il consigliere comunale Luigi Casel, riassumendo la tensione, la rabbia ma anche la determinazione della valle.

Le cariche sono partite all’arrivo della trivella che doveva ‘sondare’ i terreni destinati al treno ad alta velocità. Il popolo no Tav ha atteso la trivella scortata e ha cominciato a tirare palle di neve. Violentissima la risposta delle forze dell’ordine che hanno caricato e quindi inseguito la gente nei campi, ormai troppo spesso teatro di queste mattanze.

Giorgio Vair, della comunità montana, ha sottolineato che «le cose in valle sono cambiate, almeno da lunedì scorso. La polizia è cambiata, non sono i soliti agenti». E la violenza di mercoledì conferma che l’ordine era chiaro, secondo amministratori e cittadini. E ora in rete c’è anche un video:

www.youtube.com/watch

 

 

 

Fonte: http://www.libreidee.org/2010/02/polizia-contro-no-tav-ferrero-indegno-pestaggio/

 

Polizia sotto assedio per proteggere le trivelle in valle di Susa e prime cariche violente: un giovane No-Tav è in gravi condizioni alle Molinette di Torino, mentre una donna di 45 anni è stata ricoverata all’ospedale di Susa, dove i sanitari le hanno riscontrato traumi multipli alla testa e al naso. Le forze dell’ordine segnalano anche due agenti contusi. Tutto questo, la sera del 17 febbraio a Coldimosso, fra Susa e Bussoleno, dove i No-Tav hanno tentato di impedire l’entrata in funzione di una trivella, impegnata in scavi geognostici propedeutici al progetto ferroviario della Torino-Lione.

 

Protetto da una scorta di agenti antisommossa, il macchinario è stato trasportato sul posto nel tardo pomeriggio, eludendo il “presidio” dei Tav violenzemanifestanti schierati a Susa. Centinaia di No-Tav, accorsi in pochi minuti, sono stati fronteggiati da una prima carica leggera della polizia, che ha chiesto rinforzi e tagliato il guard-rail dell’autostrada Torino-Bardonecchia per ottenere un accesso di sicurezza. Bloccata la valle di Susa per frenare l’afflusso di altri manifestanti, non appena giunti sul posto i rinforzi, gli agenti antisommossa hanno disperso i dimostranti con nuove cariche e il lancio di lacrimogeni a mano.

 

Secondo le redazioni torinesi di “Stampa” e “Repubblica”, gli agenti sarebbero stati colpiti da «un fitto lancio di pietre e bastoni», a cui alcune frange di dimostranti avrebbero fatto ricorso dopo le prime cariche della polizia. Quello del 17 febbraio è stato il primo contatto violento tra forze dell’ordine e No-Tav, da quando a gennaio sono iniziate le trivellazioni disposte per sondare il terreno in vista della stesura del secondo progetto per l’alta velocità ferroviaria Torino-Lione, dopo quello bocciato nel 2005 a furor di popolo, dopo anni di resistenza attiva culminati nella clamorosa protesta per lo sgombero violento del “presidio” di Venaus.

 

Dopo anni di relativa quiete e l’apertura dell’Osservatorio Tav presieduto da Mario Virano per dialogare coi sindaci, la nuova campagna di sondaggi era stata annunciata all’insegna della trasparenza, cercando il consenso della popolazione. Alcune centinaia di militanti No-Tav hanno comunque Paolo Ferrero 1condotto un’azione di contrasto nei confronti dell’insediamento delle trivelle, introdotte per lo più a sorpresa e di notte, sotto robusta scorta.

 

«Ormai è solo una minoranza ad opporsi alla Torino-Lione», si erano affrettati a commentare i politici che vogliono l’alta velocità, tra cui il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Affermazioni a cui la valle di Susa ha risposto il 23 gennaio in modo esplicito, con una imponente manifestazione No-Tav: al corteo, forte di 40.000 persone, hanno preso parte anche il segretario della Fiom torinese, Giorgio Airaudo, e il portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero, che ora parla di «selvaggio e vergognoso pestaggio da parte delle forze dell’ordine ai danni del movimento No-Tav della val di Susa».

 

L’unico torto dei dimostranti attaccati dalla polizia il 17 febbraio, dice Ferrero, «era difendere la loro valle dall’ennesima grande opera che tra qualche anno scopriremo essere fatta solo per distribuire profitti e tangenti». Secondo Ferrero, «è indegna di un paese civile la militarizzazione della val di Susa che il governo sta mettendo in atto, come si vede anche da quest’ultimo episodio. Se c’è in Parlamento qualche esponente sinceramente democratico, faccia un’interrogazione urgente al ministro degli interni Maroni».

 

 

 

«Tutti i feriti sono stati colpiti ripetutamente, in testa e alla schiena, mentre erano a terra». La denuncia, relativa alle cariche con cui la sera del 17 febbraio a Coldimosso la polizia ha respinto l’assedio dei militanti No-Tav intervenuti per ostacolare il lavoro di una trivella, è stata ufficializzata in un comunicato stampa del movimento della valle di Susa e ribadita all’europarlamentare dell’Idv Luigi De Magistris, accorso a Susa il 18 febbraio per ascoltare la voce della protesta e riferire a Bruxelles. «De Magistris è presidente della commissione europea per il controllo del bilancio comunitario – affermano i No-Tav in una nota – e quindi è interessato ad indagare sulla truffa della Tav».

 

Una grande opera, la Torino-Lione, che anche secondo il leader della sinistra, Paolo Ferrero, «tra qualche anno si scoprirà essere fatta solo per Luigi De Magistris 2distribuire profitti e tangenti», non essendo ancora stata in alcun modo dimostrata l’utilità strategica del collegamento Italia-Francia su ferrovia veloce. Ferrero ha intanto chiesto che sui fatti di Coldimosso venga presentata quantomeno un’interrogazione parlamentare al ministro dell’interno, Roberto Maroni.

 

Le cariche con cui la polizia il 17 febbraio ha sgomberato il terreno prescelto per le trivellazioni, che hanno causato il ricovero in ospedale di un ragazzo e di una donna, hanno riacceso i riflettori sulla protesta della valle di Susa, ribadita il 23 gennaio dall’imponente corteo di 40.000 persone scese in strada a confermare la propria netta e pacifica opposizione alla linea. «L’Europa, che sosterrebbe parte della spesa, deve sapere che la popolazione dell’area interessata è fermamente contraria a quest’opera», sottolineano i No-Tav, che dopo l’incontro con De Magistris si preparano ad accogliere il parlamentare irlandese Joe Higgings in un’assemblea il 20 febbraio a Bussoleno

 

 

 

Fonte: http://piemonte.indymedia.org/article/7610

 

Martedì 16 febbraio intorno alla mezzanotte. Questa volta manca un pelo. La trivella piazzata a Coldimosso di Susa, sotto il cavalcavia che oltrepassa l’autostrada viene intercettata dai No Tav, in allerta da ore, che quasi riescono a precederla. Volano manganellate per disperdere i primi arrivati. Seguono lunghe ore di assedio, con le forze dell’ordine e gli addetti alla trivella bersagliati da palle di neve e gavettoni, mentre il tubo per l’acqua viene più volte riposizionato. La mattina successiva sul sito de “La Stampa on line” la solita sequela di falsità: le palle di neve diventano sassi, l’acqua orina.

 

Mercoledì 17 febbraio, ore 17. I No Tav si ritrovano al presidio dell’autoporto a Susa e decidono di fare una passeggiata sino alla trivella. A Torino intanto una cinquantina di No Tav si ritrovano alla stazione di Porta Susa per un presidio informativo. La stazione è blindata.

 

Il corteo partito dall’autoporto arriva alla trivella. Qualche palla di neve e la polizia carica più volte. Cariche feroci. Chi cade viene massacrato. Un ragazzo, Simone, viene più volte colpito, cade. I poliziotti infieriscono su di lui mentre è a terra. Vomita sangue, non riesce più a muovere le gambe. Ad una donna spaccano la faccia infierendo ripetutamente sul volto, una ragazza riporta numerose ferite al capo. Molti altri guadagnano lividi ed escoriazioni.

 

Un No Tav grida ai poliziotti di aver puntato in modo esplicito a Simone e loro gli dicono “sì, quello lo conosciamo”. Già è normale: Simone è anarchico e gli anarchici facilmente si guadagnano le attenzioni delle forze del disordine statale.

 

I tre feriti vengono portati all’ospedale di Susa. La donna viene operata subito, la ragazza ricucita, ma purtroppo la situazione del ragazzo ferito alla testa è più grave. Ha un’emorragia cerebrale, non sente le gambe, vomita. Viene deciso il trasferimento alle Molinette a Torino.

 

Il tam tam No Tav scandisce presto la notizia dei gravi pestaggi di Susa. L’appuntamento è alla rotonda di Chianocco. I No tav bloccano la statale 24, la statale 25 e l’autostrada. Sulla A32 i poliziotti vengono sommersi di urla quando arriva la notizia che sta per arrivare l’ambulanza che porta Simone alle Molinette. In breve spariscono. Una colonna di poliziotti e carabinieri viene intercettata sulla 25 e non gli viene permesso di passare: l’indignazione per quanto è accaduto è altissima. La polizia spara lacrimogeni prima di andarsene. I blocchi terminano intorno a mezzanotte e trenta.

 

Simone arriva alle Molinette ma nemmeno qui viene lasciato in pace. La digos entra nella sala degenze del pronto soccorso. Compagni ed amici di Simone li cacciano con energia e chiamano l’avvocato. La nuova tac effettuata mostra che le sue condizioni restano gravi ma stabili. Simone viene finalmente trasferito in reparto.

 

Alcuni No Tav decidono di bloccare l’uscita dei camion che portano le copie della prima edizione de “La Stampa”, facendo un picchetto all’ingresso, in via Giordano Bruno 84. Quando, un’ora dopo, arriva la celere il presidio si scioglie.

 

A Condove, in gennaio la polizia aveva spaccato il braccio di Maurizio, un No Tav che contestava la trivella, la scorsa settimana, sull’autostrada, qualche manganellata aveva lasciato il segno. Ma a Coldimosso la polizia si è scatenata. In queste ore di attesa e trepidazione per la sorte del compagno ferito, sappiamo meglio quello che abbiamo sempre saputo. I signori del Tav e i loro servitori in divisa non si fermano davanti a niente. Le lunghe ore di blocco in valle sono la risposta di un movimento che resiste e non si fa spaventare dalla violenza legalizzata degli uomini in divisa.

 

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