Silenzio, parla Masi

 

Resistenza è la liberazione dello spirito e la sfida alla gravità. Resistenza significa combattere per la speranza, è la lotta per la bellezza. Resistenza è fare delle nostre parole un paesaggio, è vestire lo scenario con suoni che ricordano un linguaggio familiare. Resistenza non è soltanto combattimento, è anche per evocare sentimento, trasformare la rabbia in parole, mettere in parole la rabbia, dare forma a significati e viceversa

(Richard Jones)

 

 

 

di Carlo TecceIl Fatto Quotidiano

 

Mannaia del Cda Rai: tagliati i talk-show politici fino al voto regionale. Campo libero a Minzolini

Click. Mauro Masi sospende quattro trasmissioni per un mese: Annozero, Ballarò, Porta a Porta e l’Ultima parola. Rientrato da una settimana di sole tropicale, il direttore generale ha spento con una delibera del consiglio di amministrazione – approvata con 5 sì (la maggioranza) e 4 no (l’opposizione più Garimberti) – gli spazi di approfondimento del servizio pubblico.

 

La Rai doveva applicare la contestata norma sulla par condicio della Vigilanza che, in sintesi, equipara l’informazione giornalistica alla comunicazione politica: alla tribune elettorali anni ‘70, una parola ciascuno, un torto a nessuno. I conduttori potevano lavorare trattando con i bisturi – ovvero senza fare riferimento ai partiti – argomenti di cronaca e di attualità.

 

Ci aveva provato Annozero nelle scorse puntate, prima con l’inchiesta sulla Protezione civile e poi con la droga, i giovani e il cantante Morgan. Ci stava provando Ballarò con un dibattito sul costo della vita. Tutto inutile. Masi ha forzato il regolamento della Vigilanza già di per sé incostituzionale rispetto alla legge sulla par condicio e, sperperando milioni di spettatori e di euro (circa 4 in meno di introiti pubblicitari), impone all’azienda il silenzio sulle notizie.

 

Quelle notizie che saranno esclusiva di Augusto Minzolini, del Tg1 che ha assolto il corrotto David Mills, nonostante la sentenza di prescrizione della Cassazione.

I telespettatori dovranno sorbirsi ore e ore di comizi e dichiarazioni di voto: la Rai sarà un’enorme piazza con tanti palchi al centro e nessun professionista – che sia Michele Santoro o Bruno Vespa – che faccia da moderatore e tenga alto il famigerato audience.

 

Missione compiuta per Masi, imbeccato dai rappresentanti del governo in Cda, fuggito all’estero per ripararsi dalle critiche e poi consegnare senza appello un bavaglio benedetto da Palazzo Chigi: "Era l’unica decisione possibile per recepire la legge della commissione di Vigilanza. Così riduciamo al minino il rischio di sanzioni per l’azienda", spiegano dalla direzione generale. Il radicale Marco Beltrandi, relatore in Vigilanza, scaccia da sé le colpe altrui: “È una scelta interamente azienda, non obbligata, né richiesta né incoraggiata”.

 

L’altra metà della tv – l’emittenza privata – resta schiacciata dai paletti dell’Autorità di garanzia (l’Agcom) che estende alla concorrenza la par condicio della Rai. Mediaset deve proteggere soltanto Matrix, a La7 rischiano la rottura del palinsesto, a Sky insistono con la promozione dei faccia a faccia tra i candidati. Una corsa a salvare il possibile.

 

Eppure Mediaset, a parte Matrix, sembra immunizzata e sarà avvantaggiata dall’oscuramento di Masi. Il voto contrario di Paolo Garimberti ha innervosito Angelo Maria Petroni, il consigliere tecnico in quota ministero del Tesoro. “Questa è una dimostrazione di potere illimitato della destra”, commentano da viale Mazzini. Nel cervellotico sistema di capi e caporali, succede che il presidente e il direttore generale siano avversari: “Non condivido. Si colpiscono gli utenti cui viene negato un diritto che – dice Garimberti – coincide con un dovere specifico del servizio pubblico: quella di fare informazione”.

 

Sarcastico pensando a Minzolini, Giorgio Van Straten: “Restano i notiziari, ma questo, visti i comportamenti dell’attuale direzione del Tg1, non può rassicurare”.

 

 

 

di Micaela BongiIl Manifesto

 

C’è chi, come Bruno Vespa, se la prende con «i programmi settari» – ovviamente non si riferisce a Porta a Porta – ritenendo comunque ingiustificabile l’oscuramento dei talk-show politici nell’ultimo mese di campagna elettorale, a partire da ieri sera. E chi, come Alessio Vinci, conduttore di Matrix, dà invece tutta la colpa alla legge sulla par condicio e alle sue regole «inaccettabili», in linea con il suo editore Silvio Berlusconi.

Poi ci sono i conduttori che accorrono alla sede della Federazione della stampa per chiarire che con la par condicio le disposizioni decise ieri a viale Mazzini non hanno nulla a che fare, anzi contraddicono le norme varate nel 2000. Così come le contraddice il regolamento partorito dalla commissione di vigilanza e applicato con eccesso di zelo dai vertici Rai. Anzi, da una parte dei vertici: perché a votare per l’oscuramento di Porta a Porta, Annozero, Ballarò e L’ultima parola di Gianluigi Paragone, proposto dal direttore generale Mauro Masi, è il cda a maggioranza, quella pidiellina e leghista. Vota contro il presidente Paolo Garimberti, denunciando il danno all’immagine dell’azienda e ai cittadini.

Con il voto di ieri al settimo piano di viale Mazzini, si conclude nel peggiore dei modi il tira e molla sulla par condicio versione 2010. Praticamente una indebita riscrittura della legge da parte della vigilanza e poi del cda, in contrasto anche con una sentenza della Consulta che chiarisce come l’informazione sia una cosa, un’altra la «comunicazione politica», tribune e simili.

L’autore del pasticciaccio di San Macuto, il radicale Marco Beltrandi, relatore del testo approvato con grande entusiasmo dalla destra in commissione, scarica ogni responsabilità sul cda Rai. Spiega che il suo regolamento non chiedeva di fermare i programmi, ma incoraggiava «il massimo di dibattito politico elettorale», e che le trasmissioni ora sospese avrebbero anche potuto ospitare i politici. Però avrebbero potuto farlo con le ferree regole previste non per l’informazione, ma per le tribune. Con gli ospiti decisi dai partiti e cronometrati. Non a caso, quando il regolamento fu varato, i suoi detrattori (pure Vespa, che conosce bene l’azienda e chi comanda, dentro e fuori viale Mazzini) prevedevano la sospensione.

Il dg Masi ora giustifica il bavaglio sostenendo che l’unico modo per evitare sanzioni era appunto lo stop per i programmi a rischio. E così anche i consiglieri di maggioranza, che pure avevano bocciato il regolamento di San Macuto, si allineano, prendendo a pretesto la puntata di Annozero con Morgan, perché avrebbe superato le dosi di politica consentita. Insomma, con la diretta non si può mai sapere dove si va a parare… Sotto elezioni difficili per il Pdl, meglio allora stendere un velo su quel che accade nel paese.

Poi ci sono i programmi che normalmente in campagna elettorale vengono ricondotti sotto la responsabilità delle testate, potendosi comportare come i talk-show politici, e che invece fino al 28 marzo dovranno fare lo slalom per evitare di incrociare la politica. Sono trasmissioni come Mi manda Raitre – lo spiega il conduttore Adrea Vianello alla Fnsi – o Presa diretta, che domenica andrà in onda con l’inchiesta sulle energie alternative, perché «io non distruggo il nostro lavoro», dice Riccardo Iacona, indisponbilie però a eventuali tagli. Potrebbe andare in onda anche Lucia Annunziata con In mezz’ora (la mannaia si abbatte su prima e seconda serata) ma non lo farà, condividendo la protesta dei colleghi. Lo spiega al telefono con la Fnsi dall’Iraq: rinuncerà anche alla puntata sulle elezioni irachene, non potendosi occupare di quelle italiane. E pure Paragone protesta per il black-out.

Tenterà di andare comunque in onda Giovanni Floris, che con il direttore di Raitre Antonio Di Bella sta studiando un Ballarò «extra». Propone uno «sciopero bianco» Michele Santoro, un Annozero il 25 marzo, pensando a dove allestirlo e come diffonderlo (Youdem e la web tv di Sel si candidano a trasmettere i talk show cancellati). I legali della Fnsi proveranno a stoppare la decisione della Rai, l’Usigrai prepara un videocomunicato da mandare nei tg e questa sera, dalle otto, si terrà una presidio davanti agli studi di via Teulada. Hanno già aderito Idv, Pd, Articolo 21 e i viola.

Ciliegina sulla torta: i programmi sospesi, per questa settimana saranno sostituiti da film e fiction, perché il calendario delle tribune politiche (che dovrebbero rimpiazzarli) non è pronto. Ora il presidente della vigilanza Zavoli si augura che «gli altri spazi informativi, a cominciare dai tg», rispettino «il più scrupoloso pluralismo». Come dice il consigliere Rai van Straten, «restano i notiziari, ma questo, visti i comportamenti dell’attuale direzione del Tg1, non può rassicurare nessuno».

 

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