Mal interpretati

 

Dopo i decreti “d’urgenza” per bypassare i controlli arrivano quelli “interpretativi” per interpretare la legge a proprio uso e consumo. Una soluzione tra il diabolico e il dittatoriale. Il governo si accinge a fare ciò che era inimmaginabile fino a qualche giorno fa. Non è riuscito a sottomettere la magistratura ed imbavagliare la giustizia, e decide quindi di sostituirsi ad essa dando letture di comodo alle regole democratiche. Questo atto è un vero e proprio golpe contro il quale occorre opporsi con una chiamata alle armi democratiche

(Antonio Di Pietro)

 

 

 

Fonte: http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=14328

 

Il Consiglio dei ministri ha varato il decreto ‘salva pasticcio’ per rimettere in corsa il listino di Roberto Formigoni in Lombardia e la lista provinciale del Pdl di Roma a sostegno di Renata Polverini. La decisione al termine di una giornata convulsa che ha visto l’ultimo atto nella sala dei ministri di Palazzo Chigi. Pier Luigi Bersani parla di ‘un trucco’, ribadendo il no del Pd a ‘scorciatoie’. Mentre Antonio Di Pietro invoca la piazza e annuncia una ‘chiamata alle armi democratica’. L’Udc lancia un appello a far lavorare i magistrati che devono decidere sulle liste escluse

Il ‘decreto interpretativo’ studiato in extremis dal governo salva le liste escluse per ora dalle elezioni (anche se bisognerà attendere la pronuncia dei Tar di Lazio e Lombardia), ma lascia un panorama di macerie.

Il Quirinale, infatti, sembra subirlo come unica via d’uscita dal caos determinato dagli errori dei rappresentanti di lista del centrodestra, l’opposizione parla di un ‘trucco’ (Bersani) o addirittura di ‘golpe’ (Di Pietro), e comunque resta l’impressione di un esecutivo costretto a rincorrere il precipitare degli eventi invece di occuparsi – sottolinea Casini – della crisi economica e dei problemi del Paese.

 

Il clima politico è surriscaldato dall’imminenza del voto, tuttavia il dato che ne emerge è preoccupante per il capo dello Stato e anche per il presidente della Camera, i due principali sponsor del dialogo sulle riforme: da una parte c’è una maggioranza poco incline a riconoscere i propri errori e che dichiara di essere rimasta vittima di un tranello, dall’altra un’opposizione che ha dimostrato di non volere nessun accordo politico per scongiurare l’esclusione del maggior partito italiano dalle elezioni in Lazio e Lombardia.

 

Eppure ieri un’intesa sembrava vicina e in entrambi gli schieramenti i pontieri erano all’opera per trovare una soluzione condivisa. Per un momento il traguardo è apparso a portata di mano. Poi qualcosa è successo e Napolitano si è trovato di fronte al premier che tentava di convincerlo a firmare un decreto di rinvio del voto o di riapertura dei termini per la presentazione delle liste senza l’accordo con il centrosinistra. Lo ha bloccato e invitato a percorrere strade costituzionalmente più percorribili, ma a quel punto in un’atmosfera inevitabile di grande tensione.

E i contatti della giornata hanno confermato il brusco cambio di scenario con tutti gli uomini dell’opposizione a chiedere di aspettare la pronuncia dei magistrati e il rispetto delle regole.

 

Massimo Cacciari rimprovera il Pd: a suo giudizio è miope nascondersi dietro le regole perché non è nell’interesse di nessuno assistere a una competizione elettorale falsata dall’ assenza di uno dei due principali contendenti. Il ragionamento implicito è che la prossima volta potrebbe toccare al Pd, mentre ora si tratta di tutelare il dato sostanziale del diritto al voto. E anche se Beppe Fioroni pensa che, a parti invertite, il governo non avrebbe approvato un decreto per salvare il Pd, il punto è la perpetua impossibilità di creare un clima bipartisan anche nel caso in cui si tratti di sanare una situazione senza precedenti.

Duro il commento di Rosy Bindi: "Quando si contrappone la forma alla sostanza, soprattutto in materia di regole elettorali, si minano le fondamenta della vita democratica. Se il testo del decreto legge sulle elezioni regionali è quello anticipato dalle agenzie di stampa siamo di fronte a norme non interpretative ma modificative e con profili di incostituzionalità". La presidente dell’Assemblea nazionale del Pd aggiunge: "La Corte costituzionale potrebbe quindi dichiarare l’incostituzionalità del provvedimento e tra un anno si tornerebbe a votare. Questo accade perché in Italia ci sono un governo e una maggioranza che continuano a umiliare le regole, la Costituzione e la sovranità popolare".

Serio il richiamo del presidente del Copasir, Massimo D’Alema, che avverte l’esecutivo: "Il governo sia cauto nel prendere decisioni la cui gravità dal punto di vista dei normali rapporti in un Paese civile potrebbero essere veramente pesanti". E precisa: "Bisognerà vedere che cosa si intende per un decreto interpretativo -sottolinea D’Alema- io credo che il governo sia ben consapevole che cambiare le regole del gioco durante lo svolgimento della competizione elettorale è cosa che è totalmente estranea alla civiltà democratica".

 

La maggioranza esce comunque malconcia da questa battaglia: i sondaggi confermano il disorientamento della sua base elettorale tentata dall’astensionismo. Aver trasformato le regionali in vere elezioni di medio termine si potrebbe rivelare per il Cavaliere un boomerang: le crepe nel centrodestra restano, e anche oggi Gianfranco Fini è tornato a insistere sulla legalità quale fulcro della buona politica: legalità che, spiega, non si esaurisce nel processo breve e negli organici di polizia e magistratura ma che presuppone una seria politica capace di allevare una classe dirigente di qualità. Proprio quella classe messa a dura prova dagli ultimi scandali e dal pasticcio delle liste.

 

Difficile immaginare che il braccio di ferro tra i due diarchi del Pdl possa continuare per tutta la campagna elettorale: la cosa avrebbe sicuramente effetti dirompenti. Ma anche se si assisterà all’ennesima tregua, una resa dei conti dopo le regionali sarà inevitabile: e si tratta di un’ipoteca che sconcerta l’opinione pubblica moderata.

Berlusconi deve fare i conti anche con il ritorno in campo di Giorgio Napolitano in veste di supremo arbitro della politica nazionale: il presidente del Consiglio ha dimostrato in questa vicenda di avere assoluta necessità della sponda del presidente della Repubblica. Le vecchie incomprensioni devono essere assolutamente superate per dare una prospettiva alla legislatura e questo rafforza indirettamente Fini in vista delle decisioni da prendere sull’agenda dei prossimi mesi.

 

 

 

Fonte: Ufficio Stampa Prc-Se/Federarazione della sinistra

 

Roma, 6 mar. 2010 – “Il decreto interpretativo adottato dal governo al fine di ‘sanare’, come riconoscono gli stessi ministri, inadempienze, errori e illeciti nella presentazione delle liste elettorali in Lombardia e Lazio a opera del centrodestra, è un abuso che fa scempio delle regole istituzionali e dei principi costituzionali”, Questa la durissima opinione del portavoce nazionale della Federazione della Sinistra e candidato alla presidenza della regione Campania, Paolo Ferrero.

“Si tratta di un atto arbitrario, indegno della civiltà giuridica democratica; un provvedimento ad hoc che si infischia completamente di quel quadro condiviso di regole e della separazione dei poteri preposti alla loro vigilanza che costituiscono il presupposto di qualsiasi competizione elettorale regolare – continua il candidato alla presidenza della Campania – Ed è davvero avvilente e grave che una personalità rigorosa e specchiata, come il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si sia resa partecipe, apponendo la propria firma al decreto governativo, di questa scandalosa violazione dei principi costituzionali, della dottrina giuridica, del valore della separazione dei poteri e della convivenza democratica”.

Per Ferrero la firma di Napolitano è “un atto che riempie di amarezza”. Mentre il decreto del governo è “un intervento che riempie di preoccupazione”. Per questo la Federazione della sinistra ritiene che “tutte le forze democratiche e le energie intellettuali si debbano mobilitare da subito contro questo scempio nei confronti di quell’atto supremo della sovranità popolare che è il voto”. A tal fine Ferrero si rivolge “a tutte le forze politiche democratiche, alle organizzazioni sociali, alle forze dell’associazionismo, al mondo della cultura, alle energie intellettuali e della società civile per contrastare questo scempio dei diritti civili e democratici”. Dado appuntamento alle 11,00 a Roma per partecipare al presidio già in corso pr iniziativa del popolo di Viola.

“Le opposizioni democratiche – invoca – non possono mancare. Per la difesa della libertà, della libertà, della solidarietà, dei diritti democratici conquistati attraverso la Repubblica e che oggi hanno subito un colpo drammatico e allarmante che non può per nessun motivo passare sotto silenzio” Perché “non si tratta di destra o di sinistra, né di maggioranza o di opposizione – conclude – Si tratta del popolo italiano, della rispetto della sua sovranità e delle sue istituzioni democratiche”.

 

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