Una poesia al giorno toglie la codardia di torno: Heraud (4)

 

Il fiume

 

1

 

Io sono un fiume,

vado scendendo sopra

larghe pietre,

vado scendendo sopra

dure rocce,

per il sentiero

disegnato dal

vento.

Ci sono alberi a me

d’intorno ombrosi

di pioggia.

Io sono un fiume,

scendo ogni volta più

furiosamente

più violentemente,

scendo

ogni volta che un

ponte mi riflette

nei suoi archi.

 

2

 

Io sono un fiume

un fiume

un fiume

cristallino di

mattina.

A volte sono

tenero e

mite.

Scivolo

soavemente

nelle fertili vallate,

dono da bere migliaia di volte

al bestiame, alla gente docile.

I bambini si avvicinano di

giorno,

e

di notte tremuli amanti

appoggiano i loro occhi nei miei,

e affondano le braccia

nell’oscuro chiarore

nelle mie acque di fantasmi.

 

3

 

Io sono il fiume.

A volte sono

impetuoso

e forte,

ma a volte

non rispetto 

la vita né la morte.

Scendo dalle

tumultuose cascate,

scendo con furia e con

rancore,

batto contro le

pietre sempre di più,

le faccio una

ad una a pezzi

interminabili.

Gli animali

fuggono,

fuggono fuggendo

quando tracimo

per i campi,

quando semino di

piccole pietre le

rive,

quando

inondo

le case e le pasture

quando

inondo

le porte e i suoi

cuori,

i corpi e i suoi

cuori.

 

4

 

Ed è qui quando

mi precipito di più.

Quando posso arrivare

ai cuori,

quando posso

prenderli col

sangue,

quando posso

guardarli da

dentro.

E la mia furia si

placa

e divento

albero

e mi  pianto

come un albero

e il mio silenzio

come una pietra,

e taccio come una

rosa senza spine.

 

5

 

Io sono il fiume.

Io sono il fiume

eterno della

gioia. Ormai sento

le brezze vicine,

ormai sento il vento

sulle mie guance,

e il mio viaggio attraverso

monti, fiumi,

laghi e praterie

diventa interminabile.

 

6

 

Io sono il fiume che viaggia tra le rive,

albero o pietra asciutta

io sono il fiume che viaggia  fra le sponde,

porta o cuore aperto

io sono il fiume  che viaggia nelle pasture,

fiore o rosa tagliata

io sono il fiume che viaggia nelle strade,

terra o cielo bagnato

io sono il fiume che viaggia nelle case,

tavolo o sedia appesa

io sono il fiume che viaggia dentro gli uomini,

albero frutta

rosa pietra

tavolo cuore

cuore e porta

ritornati.

 

7

 

Io sono il fiume che canta

a mezzogiorno e agli

uomini,

che canta davanti le loro

tombe,

quello che gira il volto

davanti i sacri alvei.

 

8

 

Io sono il fiume all’imbrunire.

Ormai scendo per le profonde

spaccature,

per gli ignoti popoli

dimenticati,

per le città

colme di pubblico

nelle vetrine.

Io sono il fiume,

ormai vado nei prati,

Ci sono alberi a me d’intorno

coperti di colombe,

gli alberi cantano con

il fiume,

gli alberi cantano

col mio cuore di uccello,

i fiumi cantano con le mie

braccia.

 

9

Arriverà l’ora

quando dovrò

sboccare negli

oceani,

mescolare le mie

acque limpide con le sue

torbide acque,

dovrò

smorzare il mio canto

luminoso,

dovrò far tacere

le mie grida  furiose

all’alba di tutti i giorni,

schiarire i miei occhi

con il mare.

Il giorno arriverà,

e nei mari immensi

non vedrà più i miei campi

fertili,

non vedrà i miei alberi

verdi,

il mio vento vicino,

il mio cielo chiaro,

il mio lago oscuro,

il mio sole,

le mie nubi,

né vedrò nulla,

nulla,

unicamente il cielo azzurro,

immenso,

e

tutto si dissolverà in

una pianura d’acqua,

dove un canto o un altro poema

saranno solo  fiumi piccoli che scendono,

fiumi copiosi che scendono a unirsi

alle mie nuove acque luminose,

nelle mie  nuove

acque

spente.

 

(Javier Heraud)

 

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