Una poesia al giorno toglie la codardia di torno: Heraud (5)

 

Io non me la rido della morte

 

Tu hai voluto riposare

in terra morta ed in oblio.

Credevi di poter vivere da solo

nel mare, o nei monti.

Poi hai saputo che la vita

è solitudine tra gli uomini

e solitudine tra le valli.

Che i giorni che circolavano

nel tuo petto erano solo campioni

di dolore tra il tuo pianto. Povero

amico. Non sapevi niente e non piangevi niente.

 

Io non me la rido mai

della morte.

Semplicemente

capita che

non ho

paura

di

morire

tra

uccelli ed alberi.

 

Io non me la rido della morte.

Però a volte ho sete

e chiedo un pò di vita,

a volte ho sete e domando

tutti i giorni, e come sempre

capita che non trovo risposte

ma una sghignazzata profonda

e nera. L’ho già detto, mai

sono solito ridere della morte,

conosco però il suo bianco

volto, la sua tetra veste.

 

Io non me la rido della morte.

Tuttavia, conosco la sua

bianca casa, conosco la sua

bianca veste, conosco

la sua umidità ed il suo silenzio.

E’ chiaro, la morte non

mi ha ancora fatto visita,

e voi domanderete: cosa

conosci? Non conosco niente.

Anche questo è vero.

Eppure, so che all’arrivo

di lei starò aspettando,

starò aspettando in piedi

o magari facendo colazione.

La guarderò dolcemente

(che non abbia a spaventarsi)

e siccome mai ho riso

della sua tunica, l’accompagnerò,

solitario e solitario.

 

(Javier Heraud)

 

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