Ora e sempre

 

Recensione di The Resistance dei Muse by me stesso(dedicata alla persona unica che crede)

 

La resistenza conficca le sue radici più profonde nel valore più intimamente e oltraggiosamente violato dalla sciagura nazi-fascista: la libertà. Libertà di parola, di espressione, di azione, libertà che è semplice rispetto per i più basilari diritti umani, libertà in nome della quale uomini e donne morirono, libertà che ora permette a noi di parlare di memoria e di vivere nel nostro presente. E’ in nome della resistenza che migliaia di individui hanno combattuto contro coloro che hanno soffocato il grido umano e si sono appropriati della parola di tutti, contro quella moltitudine che ha coperto queste ignomie con il silenzio e la codarda rassegnazione, contro l’indifferenza che si trasforma in consenso attivo e si rende complice dell’ingiustizia, della guerra, della privazione di libertà e della violenza. E’ in nome della resistenza che il fronte nazionale dei partiti antifascisti spronò l’anestetizzato popolo italiano intero a prendere parte alla lotta armata contro l’oppressione più oscura che abbia mai disonorato l’Europa per riconquistare l’onore conquistando la libertà e l’indipendenza del Paese. E’ in nome della resistenza che nacque Bella Ciao emblema dell’intraprendenza che porta a scegliere la strada partigiana come unica forma possibile di lotta all’invasore, con la consapevolezza che tale strada potrebbe portare alla morte, ma una morte coraggiosa in nome della libertà e degli ideali per cui si è deciso di combattere.

A sessant’anni dal culmine della nostra Storia che senso hanno questi esempi valorosi? Esiste ancora un motivo per cui valga ancora la pena lottare? Eppure le ragioni che ci spingerebbero ad opporci strenuamente non mancano di certo. Resistere al chiasso del mondo, alla musica alle luci e agli sguardi che non ci rappresentano, all’intramontabile contraddizione tra ciò che appare di noi e ciò che si sente. Resistere contro il tempo che smorza gli entusiasmi, contro tutto ciò che appare inevitabile, contro la sfiducia dei rapporti, contro tutti gli esempi negativi che sfasano le percezioni. Resistere in un Paese dove ti ammazzano in galera spezzandoti la schiena, dove le forze dell’ordine pestano indiscriminatamente. Resistere in un Paese che sta nelle prime posizioni mondiali per diseguaglianza economica, dove un cittadino su quattro sotto i 25 anni è disoccupato. Resistere in un Paese dove i capitali mafiosi rientrano anonimi, dove muoiono due o tre persone sul lavoro ogni santo giorno, dove la libertà di stampa è ai minimi storici, dove l’odio per gli stranieri le violenze sulle donne e il mercimonio di favori sessuali sono all’ordine delle cose. Resistere contro la concezione che è un’inspiegabile anomalia chi crede ancora nelle Leggi e nello Stato. Resistere contro l’ostentazione degli interessi personali, dell’ipocrisia, dell’incoerenza, dell’avidità, della mancanza di rispetto, del desiderio di apparire, della sottovalutazione dei sentimenti.

E non può che essere l’amore la più alta forma di resistenza possibile. E sognare, immaginare, sentire, cantare, ballare, non temere, amare e ancora amare. Ce lo rammenta la sensazionale esuberanza dell’ultimo lavoro dei Muse. E chi non lo capisce in tempo è irrimediabilmente perduto…

 

Uprising, prima traccia e primo singolo dell’album, è un esplicito invito rivolto alla popolazione mondiale ad opporsi al controllo dei governi, delle banche e delle corporazioni di ogni ordine e crisma. “Rise up and take the power back It’s time the fat cats had a heart attack They know that their time’s coming to an end We have to unify and watch our flag ascend”. L’estraniante riff della tastiera, la cosmicità trascinante dei sintetizzatori molto Depeche Mode, l’ipnosi incantata dei bassi e le secche distorsioni della chitarra la rendono il cavalcante intro per ogni concerto a venire.

 

Resistance, liberamente ispirata al capolavoro di Orwell “1984”, snida lo spazio emotivo attraverso il quale sottrarsi al potere onnipresente del Grande Fratello: “Love is our resistance They’ll keep us apart and they wont to stop breaking us down Hold me our lips must always be sealed”. Si apre con un tappeto ambientale dal sapore interplanetario e inquieto, si schiude con un arpeggio di pianoforte alla Robert Miles, si concede a una melodia soffusa poggiata su percussioni leggere e cangianti, si libera in un ritornello avvolgente e deciso, si chiude con un outro di pura poesia che esalta i superbi vocalizzi di Bellamy. La frenesia dei palpiti, il roco ieri, l’incerto oggi e il radioso domani di me uomo e di te donna accenderanno e spegneranno il mondo a nostro piacere…

 

Undisclosed Desires cola immediatamente a picco in un miscuglio inconcepibile e indigesto di funky pop, r’n’b ed electro-synth remixati da un Timbaland inchiappettato a sorpresa da George Michael. Pezzo talmente orrido che perfino il PD scelse di scendere in piazza per protesta. “I want to reconcile the violence in your heart I want to recognise your beauty’s not just a mask I want to exorcise the demons from your past I want to satisfy the undisclosed desires in your heart”.

 

United States Of Eurasia (+ Collateral Damage), influenzata da “The grand chessboard” di Brzezinski che illustra come gli yankees abbiano sempre cercato di ostacolare una coalizione tra Asia Russia ed Europa per impedire che si impossessassero di tutte le scorte petrolifere mondiali, ci riporta per fortuna all’autentica musica e all’amara realtà. Una suite che si apre con voce e piano, esplode trionfalmente in una sciabordante raffica di cori pomposi che tanto richiamano alla mente l’inimitabile Bohemian Rapsody e di riff arabeggianti che citano i Led Zeppelin e si conclude con il languido piano del Notturno Op. 9 No. 2 di Chopin. E con queste note ci prende l’amore profondo: il corpo si appiccica al corpo, i capelli si attaccano ai capelli, la bocca si incolla alla bocca: e l’onda affamata del desiderio si può finalmente sfamare…

 

Guiding Light è un’epica ballata pop che vive di possenti saturazioni e si innalza in un assolo di chitarra degno del miglior Brian May e nel bridge in cui Bellamy dà un’impressionante saggio di quanto sia straordinaria la sua estensione vocale. E il tempo si ferma ineluttabilmente al di là di ogni pensiero per poter vivere ancora, lasciando che il vento porti via le ombre cresciute nel cuore. Perché ognuno di noi è un universo, con il suo buio e la sua luce…

 

Unnatural Selection è uno spietato sguardo, indifferente al rumore delle auto che sfrecciano, perso nella maestosità infinita del cielo serale, disturbato dalle luci artificiali, isolato dalle cose e dalle persone, dalle voci e dai sospiri, dalle intollerabili trame di una realtà banalmente e quotidianamente menzognera e incompleta. La canzone si avvia con un breve intro voce-organo, proseguendo in un’alternanza di scariche elettriche e momenti di quiete con un riff alla New Born, un ritornello accattivante, un assolo al rallentatore e una ridetonazione che mi rammenta i miei amati System Of A Down. Alla ricerca di una profondità incredibile, invisibile, ma così maledettamente vicina…

 

MK Ultra tratta di un esperimento della CIA negli anni 50 atto a controllare la mente della gente e a influenzare il modo di pensare attraverso sostanze chimiche e si caratterizza per un bell’intreccio di arpeggi di tastiere, synth distorti, falsetti orbitanti e un metallico riffone finale. Sembra quasi un viaggio mistico tra satelliti e stelle, tra dei e figure geometriche alla ricerca di un’alienante verità rivelata.

 

I Belong to You (+ Mon Coeur s’Ouvre a Ta Voix) dà inizio alla parte sinfonica del disco ed è un bizzarro esperimento tra opera, rock, musical, jazz e chi più ne ha più ne metta che si divide in tre parti distinte: la prima regge su un bel pianoforte ritmato e giocoso, la seconda si distingue per la reinterpretazione dell’aria Mon coeur s’ouvre a ta voix di Camille Saint-Saëns che ha il gustoso sapore di una colonna sonora di un film del Dopoguerra, la terza torna sulle coordinate introduttive aggiungendovi un clarinetto basso che dona un atmosfera intrigante da piece teatrale. “I can’t find the words to say They’re overdue I’ve travelled half the world to say I belong to you”.

 

Exogenesis: Symphony Part I (Overture) concentra le emozioni come quanti di luce nella cosmica ricerca della vera essenza della vita ed è la prima parte di una sinfonia in tre atti, per la quale ha collaborato l’Edodea Ensemble del violinista Edoardo De Angelis. L’Overture è un’ancestrale stratificazione di tenebrosi violini e di chitarre glaciali a supporto di basso e batteria. Ispiratissima nella sua magniloquenza quasi post-nucleare.

 

Exogenesis: Symphony Part II (Cross Pollination) scruta invano la colossale volta celeste alla ricerca di un motivo che soddisfi l’immane sete d’infinito e sfoggia un’atmosfera epica in tonalità galattiche e appassionate, dopo quasi due minuti di sereno pianoforte accompagnato da archi delicati.

 

Exogenesis: Symphony Part III (Redemption) vede finalmente la verità e non è di certo un’eterea invenzione della mente “Let’s start over again Why can’t we start it over again Just let us start it over again”. L’iniziale omaggio alla musica classica dell’ottocento che rievoca la Sonata al chiaro di Luna di Beethoven si scioglie in una melodia rarefatta, malinconica e sognante e rivela in pochi versi la profondità che mi ha generato l’ascolto di questo disco: ha riempito per sempre la mia anima, e se per caso in un giorno o in un’ora tutto potesse essere stabilito d’un colpo non potrei non ribadire che la cosa principale è amare…

 

Voto: 8.

 

 

 

Dato che siamo arrivati al settimo vizio capitale, per chi fosse stato così sciagurato da perdersi le puntate precedenti, e di conseguenza tutti i gruppi rovinati dalle mie parole umane ma appassionate, mi autocensisco cronologicamente:

 

Arctic Monkeys: http://loveagainsttheworld.spaces.live.com/blog/cns!2291E5CBC61646AE!2392.entry

 

Kasabian: http://loveagainsttheworld.spaces.live.com/blog/cns!2291E5CBC61646AE!1939.entry

 

Green Day: http://loveagainsttheworld.spaces.live.com/blog/cns!2291E5CBC61646AE!1715.entry

 

Guns N’Roses: http://loveagainsttheworld.spaces.live.com/blog/cns!2291E5CBC61646AE!1121.entry

 

Oasis: http://loveagainsttheworld.spaces.live.com/blog/cns!2291E5CBC61646AE!847.entry

 

The Verve: http://loveagainsttheworld.spaces.live.com/blog/cns!2291E5CBC61646AE!723.entry

 

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Una risposta a Ora e sempre

  1. Chiara ha detto:

    Citano i Led,ma ci sono dei cori veramente da Night at the Opera. Unated states of Eurasia e la serie di Exogenesis sono indubbiamente i miei preferiti!

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