Ossessioni imperanti

 

La lezione della nostra storia e che non devi disperare, che se hai ragione e persisti, le cose cambieranno. Il governo tenterà di ingannare il popolo, giornali e televisione faranno lo stesso, ma la verità trova sempre un modo per uscire allo scoperto. La verità ha un potere superiore a cento bugie.

(Howard Zinn)

 

 

 

di Curzio MalteseLa Repubblica

 

La televisione conta poco o nulla nel consenso a Berlusconi? A parlare dei processi e degli scandali che riguardano il premier gli si fa soltanto un favore? Invece di rompere le tasche da anni a noi "antiberlusconiani", i professorini di liberalismo dovrebbero spiegare questi concetti al diretto interessato. Dalle intercettazioni pubblicate da Il Fatto e riprese da tutti, pare infatti che il Cavaliere non si occupi d’altro che di controllare la televisione e i suoi controllori.

 

Mentre il Pil crolla e i premi Nobel per l’economia pronosticano la bancarotta dello Stato italiano, il presidente del Consiglio trascorre le serate a "concertare" con il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi e con altri sottoposti il modo di chiudere Annozero, si sbatte per impedire in futuro l’accesso agli studi Rai a Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro, ordina l’oscuramento perpetuo di Antonio Di Pietro, perde perfino tempo a spiegare a Minzolini che cosa deve dire nell’editoriale del giorno dopo. Tutto purché non passi nel servizio pubblico una mezza informazione sui processi e gli scandali che lo riguardano. Al resto, ci pensano i fidi direttori dei tiggì.

 

È un concentrato nauseabondo di regime quello che emerge dai dialoghi al telefono. Un padrone ossessivo e dittatoriale che impartisce ordini pazzeschi a un branco di servi contenti. Nel novembre scorso, alla vigilia di una puntata di Santoro dove figura fra gli invitati, Maurizio Belpietro, classico giornalista da riporto, telefona al padrone per informarlo che si parlerà del caso Mills. Berlusconi diventa una furia, chiama il suo uomo all’Autorità delle Comunicazioni, Innocenzi, e gli affida la missione di impedire la messa in onda del programma. Innocenzi chiama il direttore generale della Rai che un po’ si lamenta ("nemmeno in Zimbabwe") ma poi illustra allo sprovveduto censore il sistema per bloccare Santoro. In futuro però, perché per impedire la messa in onda la sera stessa bisognerebbe fare un golpe. Ipotesi ancora prematura. Nel frattempo il premier del fare ha già sparso minacce e pressioni per mezza Italia e inviato in missione Letta da Calabrò, presidente dell’Autorità. Un copione simile si rivede ogni volta che Annozero affronta le questioni giudiziarie del premier, per esempio nei giorni della deposizione del pentito Spatuzza. In questo caso scatta anche la rappresaglia sotto forma di editoriale di Minzolini. Quello che teme chi vuole dimezzarne la professionalità. Ponendo un affascinante quesito matematico: si può dimezzare lo zero assoluto?

 

Ma qui nello Zimba, nemmeno Zimbabwe, si può tutto. Nessuno si scandalizza. Il direttore del Tg1 sostiene che sia normale per un giornalista prendere ordini dal presidente del Consiglio. "Altrimenti che giornalista sarei?". Quando si dice una domanda retorica. I professori di liberalismo invitano, come sempre quando si tratta di persone di rispetto, a non criticare (ovvero: "linciare") nessuno prima che siano provati i reati in maniera definitiva. Quindi, mai. In Italia infatti i processi a potenti da decenni non giungono a sentenza definitiva. In compenso la libera informazione italiana può sempre sfogarsi mettendo alla gogna mediatica qualsiasi anonimo poveraccio incappato in un’indagine su un delitto di periferia, senza suscitare le ire dei garantisti nostrani. Così com’è un costume diffuso in Europa, nel Nord America e finanche in molte democrazie africane e asiatiche, esprimere giudizi etici e politici sui comportamenti delle figure pubbliche addirittura – sebbene alcuni opinionisti indigeni non lo crederanno mai – in assenza di veri e propri reati.

 

Se dalle intercettazioni e dai comportamenti concreti del commissario Innocenzi e del direttore Minzolini, funzionario e dipendente pubblico, emerge una totale sottomissione a un capo politico, non c’è alcun bisogno di aspettare l’esito dell’inchiesta di Trani per dare un giudizio del loro operato. Almeno se si vuole continuare a fingere di essere un paese normale.

 

Peraltro, a volte queste cose accadono anche in paesi meno normali. Tanto per rimanere in tema, tre anni fa a Bulawayo l’arcivescovo Pius Ncube, anche in seguito alla protesta dei fedeli, rassegnò le dimissioni per potersi difendere "più liberamente e senza coinvolgere la Chiesa" in un processo per reati sessuali. Bulawayo è nello Zimbabwe.

 

© Riproduzione riservata (15 marzo 2010)

 

 

 

di Andrea Scanzihttp://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/

 

Mettete davvero tristezza. Vi siete ridotti a inventare le inchieste a Trani (a go-gò, cit) pur di agitare lo spauracchio del bolscevismo nella intonsa democrazia italiana. Avete chiesto a qualche sgherro sfigato del Fatto di confezionare un finto scoop sul nulla. Avete inventato intercettazioni e retroscena che esistono solo nelle vostre teste capaci solo di odiare.

Sfortunatamente per voi, il Doppiamente Fallico Capezzone vi ha scoperto. E adesso vi struggete, satolli del vostro nulla ideologico (nonché esistenziale).

Siete sconfitti dalla storia. Empi ed irrecuperabili. Ve lo ha nuovamente ricordato il mio maestro, il Droide Burro aka Angusto Minzolini.

 

Il suo ultimo editoriale mi ha elettrizzato come un assolo di Duane Allman (lo so, voi non sapete chi era Duane Allmann: siete troppo impegnati ad ascoltare le sbobbe trotzkiste di Vecchioni e a leggere le cazzate seriali di Travaglio). Minzio-Droide vi ha sbertucciato, come lui solo sa.

Ne sia quindi fatta una seria esegesi. Il Minzio-Droide gni ha dato bragia (dall’aretino: “ha dato gas in curva”, “ha messo grinta”, insomma vi ha fatto il culo). Eravate convinti che fosse sotto inchiesta: non lo era. Egli è super partes, uno e trino. Bello come il burro, virile come il Proctolyn, erotico come Lendl.

Ecco come vi ha messo spalle al muro, di fronte alla vostra pochezza, con fare sicuro e lessico scistoso (?)

 

Il comizio-zeppa del Minzio-Droide: http://www.youtube.com/watch?v=7t2bl6D0Nu8

 

E’ il Tg1 serale del 13 marzo. Ovviamente il Minzio-Droide usa il mezzo televisivo (perdonate l’arcaismo: mi piace sentirmi Foscolo) come fosse casa sua (e infatti lo è).

Minchiolini compare in video a mezzobusto. Il volto è quello di Michael Stipe dopo aver scritto Luca era gay, la postura vagamente infelice con l’avambraccio sinistro vanamente retrattile. Alle sue spalle troneggia una biblioteca (c’è anche la raccolta completa della Pimpa, rilegata in pelle di gnu).

Il Minzio-Droide ci parla. Ascoltiamolo.

 

“Comeavetesentito (il Minzio-Droide suole non prendere mai fiato) alle zedizidiozgi (alle tredici di oggi) fontigiudiziariedellaprocuraditrani (scrolla la testa come se dovesse spostarsi dagli occhi il ciuffo: riflesso incondizionato, in un’altra vita era il bassista dei Cugini di Campagna) hannosmentitolanotiziachefossiindagato (e qui scrolla un po’ la testa, con fare tronfio, genere “ve l’ho messa in quel posto, cazzoni giustizialisti”)…. (qui riprende fiato)… ummmm (accesso di sincope: si teme il peggio) Per un giorno però il mio nome è entrato nel frullatore delle intercettazioni (anche il suo cervello è forse entrato in un minzolini-23frullatore, ma deve essere accaduto molto tempo fa) ed ha riempito i notiziari tivù e le pagine dei giornali (ci guarda in tralice, con fare vagamente erotico: un po’ mi eccita, devo dirlo)…. Uooooohhh (sincope)… Ho provato in prima persona la cosiddetta gogna mediatico-giudiziaria (“gogna mediatica” era un’immagine vecchia da prima ancora che esistessero i media )… ehhhhh (sincope)…. Francamente mi ero ripropozzodinonintervenire (ed era una buona idea, anche se si dice “riproposto”: non “ripropozzo”. Ogni tanto il Minzio-Droide parla come i Muccino Bros) al Tg in questa fase di campagna elettorale (estenderei tale nobile intento a ogni momento della sua esistenza) ma questa vicenda non tocca solo la mia persona (è vero: tocca anche Berlusconi) quanto il rapporto di trasparenza (e qui smuove la testa, forse per prendere giustamente le distanze da se stesso) con voi… (qui va in frame: fermo immagine di mezzo secondo, è una sorta di effetto-strobo: dai, tutti a ballare in pista l’ultima di Lady Gaga!) telespettatori del Tg1”.

 

Chili di ghiaino in bocca (e plessi solari formattati)

 

Lo capite bene (almeno spero, tonti come siete): è un grande momento di televisione. Il Minzio-Droide è spontaneo come Nicoletta Braschi ed espressivo come un monolite morto (o forse era il contrario). Minchiolini è un uomo vero. Mica come la Bindi.

 

“Hngalequindinariflessione (“Vale quindi una riflessione”: ogni tanto al Minzio-Droide gli entra in bocca il ghiaino). L’inchiesta di minzoliniTrani (guarda in alto, come se colpito da misticismo improvviso, o più verosimilmente da un meteorite salvifico) nasce all’inizio sull’ipotesi che ci sia stata una pressione su alcuni mezzi d’informazione televisiva (qui cambia tono: il Minzio-Droide è l’unico al mondo a parlare come se fosse sotto formattazione random. Lui parla sotto punteggiatura, per ogni virgola scrolla la testa e per ogni punto fa lo sguardo assente – che gli viene benissimo. Non oso dirvi cosa faccia quanto apre una parentesi) compreso il Tg1 (notoriamente libero) perindurliatrsascurareunindaginesullamericanexpress (mi è riandato in ansia e sono saltati di nuovo gli spazi, porca di una miseria. Quando si agita, il Minzio-Droide non mi rende). …. (pausa senza sincope) Alla fine si scopre però… (pausa teatrale: ora ci stupisce) che l’unico tiggì che ha riportatolanotiziainquestione è stato proprio il Tg1… (pausa teatrale e schiocco di lingua: la sorpresa era questa. Vi ha stupito? ‘Nzomma. Poteva fare di meglio. Però il Minzio-Droide ci guarda dal basso, in tralice: sì, è proprio erotico. Quasi quanto Luigi Amicone quando balla Povia in tutù). Allora tutto chiarito? (quando cominciano a farsi le domande da soli, toccati che baturla, cit – “toccati che tuona”). NO! (addio, è partito il woofer) perché nel frattempo (torna l’avambraccio inutilmente prensile) le intercettazioni compiute nell’ambito dell’indagine spuntaghngh (spuntano) anche qualche telefonata del Presidente del Consiglio.  A quel punto il meccanismo perverso (di cui lui s’intende) si mette in moto… (sospiro sconsolato, ma studiato, da gran teatrante: ricorda Gassman quando non sembrava Gassman)… si apre un altro filone dell’indagine (il capo pende di colpo verso destra e si sfiora la tragedia)… trapela qualche buzzicone (? E chi sei, Er Monnezza? Enzo Salvi? Er Patata? Buzzicone… Mah) di intercettazione e – a quanto pare – (i trattini, nel linguaggio Minzio-Droide, sono decrittabili mediante un complesso sistema di retro-olfazione audio-nasale. Tutta questione di plesso solare) ci si inventa anche un avviso di garanzia sul Direttore del Tg1 (ora il corpo, augusto, è reclinato verso sinistra, con fare ammiccante: lo spettatore del Tg1 è ormai eccitato al parossismo)”.

 

Penne a sfera eccitate (come tutti noi)

 

Vi è grande pathos. L’arringa continua.

 

“La sua colpa? (a parte nascere, intende dire) Aver parlato con il presidente Berlusconi (strizza l’occhio: forse gli acari). Ora: un direttore è innanzitutto un giornalista (dipende: non userei queste parole forti) per cui non solo parla con il Premier (nella foga si spinge in avanti e per alcuni secondi va a puttane il microfono: errore che non fanno neanche a Telenova) ma anche con tutti i politizi (la zeppa ogni tanto gli torna: è un problema, ragazzi. La zeppa, al giorno d’oggi, è un problema. A meno che non si balli sopra un cubo) che vogliono interloquire (INTERLOQUIRE??? Diffidate di chi abusa di parole desuete: quasi sempre è una persona a corto di idee. Sue) con lui. Lo faccio io (nel frattempo pratica un leggero onanismo, disinvolto, a una penna a sfera, prossima – anche lei –  all’orgasmo dittatoriale) come lo hanno fatto prima di me – al netto di ogni ipocrisia – (se state con una donna che dice “al netto di ogni ipocrisia”, lasciatela: è pericolosa e sicuramente indossa le Superga) tutti i direttori del Tg1. Quindi dov’è il reato? (a parte essere nati e aver deciso di fare il giornalista). Dov’è lo scandalo? (Se si fa un’altra domanda da solo, giuro che bestemmio come quando vince Seppi). La realtà è che qualcunovorrebbeundirettorechenondeveparlareconnessuno (non credo sia questo il problema, comunque se parla senza spazi io non lo capisco)”.

 

Il direttore dimezzato (e il servilismo rampante) *

 

Attenti, siamo all’acme della foga minzionica. Minchiolini RuleZ.

 

“E magari non dare indicazioni a nessuno (eh, magari: essendo un Direttore di telegiornale, non sarebbe male come idea). Né dire minzolini2la sua in tivù (no: non dirla dentro un telegiornale, che è cosa diversa. Ma non stiamo qui a sottilizzare, non siamo Padellaro e non viviamo in una democrazia. Quindi poche seghe). Dev’essere muto e sordo (e non poco bruttino: in questo senso, Minzolini è un direttore monumentale). E se non sta al gioco, per ess (cancella) per usare un’espressione di qualcuno (quel mona di Di Pietro), dev’essere cacciato a pedate (nel frattempo l’hand job rivolto alla penna a sfera si è fatto compulsivo: l’inchiostro sta per eiaculare). Il linguaggio usato da Mussolini con Giovanni Amendola (cioè Di Pietro è Mussolini e Minzolini è Amendola: ahahahahahahaahahahahhahahahhahahahahahhahahahahhahahahhahahahahahhahahahah). C’è chi vuole un direttore dimezzato (e c’è chi dice no: io sono un uomo, cit). Solo che io non sarò mai un direttore dimezzato (se si fermava a “direttore”, era la frase del secolo. Peccato) per rispetto verso la mia storia professionale (che in effetti un po’ di rispetto lo meritava), per rispetto del Tg1 e della sua redazione prestigiosa (che non lo sopporta) ma soprattutto per offrire a voi (grazie Droide-Minzio) un’informazione il più possibile approfondita (ahahahahah), obiettiva (ahahahahahahah) e libera (ahahahahhahhahahahahahahhahahahahhahahahahhahahahhahahahahahhahah).

 

Il Minzio-Droide ha finito. Egli, ora, ci osserva di sottecchi (mai saputo cosa volesse dire, “sottecchi”. Però è carina come parola). Il Droide Burro ha lo sguardo di chi sta corteggiando una cernia con fare languido da triglia presbite. Amo questo paese. E lo amo soprattutto dopo momenti simili. Ci si sente tutti più buoni. Que viva Minzio.

E ora, scusate, vado a farmi un’endovena di Pringles aromatizzate allo struzzo misantropo.

 

P.S. In questo passaggio (*) parodiavo due celebri titoli di Italo Calvino. A voi tocca spiegarvi tutto. Come quando spiego la trama di 24 alla Ravetto.

 

 

 

di Alberto Asor RosaIl Manifesto

 

Avevo intenzione di scrivere un articolo tutto diverso: compassato e compito, serio, riflessivo, ragionevole e persino giudizioso (cercherò di tornare a queste tonalità nelle conclusioni, a questo punto inevitabilmente troppo rapide). Ma sono ancora sotto l’impressione davvero straordinaria della visione completa della conferenza stampa di Silvio Berlusconi sugli «errori» di cui il popolo delle libertà sarebbe stato vittima (vittima non casuale, beninteso) a Roma e in Lombardia. Si tratta di un documento di alto livello spettacolare, che andrebbe distribuito in tutte le scuole e visionato nei cinema italiani e stranieri per la sua incomparabile evidenza politica, culturale, retorica, antropologica e, ripeto, spettacolare. L’esposizione dei «fatti» – nessuno dei quali, ovviamente, accompagnato dalla minima pezza d’appoggio -, fra un costante digrignar di denti e strizzate allucinate dell’occhio (che sia comparso un pizzico di follia?), dimostra ad abundantiam quale sia la nozione di «verità» cui il premier si conforma: è «vero» ciò ch’io dico per il fatto che lo dico; e quanto più lo dico con rabbia e con furore (mai irato, dice lui? L’ira è un sentimento discreto e umano in confronto alla spinta irrazionale impetuosa e sconvolgente che lo anima e sorregge), tanto più «vero» sarà.

Il fatto che leggesse un testo, invece di urlare come al solito improvvisando ispirato dal suo Dio, ha complicato le cose piuttosto che semplificarle e alleggerirle: perché, senza aggiungervi un briciolo di ragione, ha guittizzato ulteriormente il suo dire. Sarebbe come se Petrolini (absit iniura verbis, nei confronti del povero Petrolini, s’intende), nel pronunciare l’invasato canto di Nerone su Roma in fiamme, avesse sbirciato su dei foglietti le battute da dire, sbagliando le congiunzioni di senso, saltando le parole, ignorando gli accenti. Anche il guittismo è sottomesso ad una scala di valori. Qui siamo ormai al livello più basso: quello in cui l’istrionismo prevale troppo ostentatamente sullo humor perché se ne possa ancora ridere.

La verità è che la minaccia trasuda ormai da ogni vibrazione della voce, da ogni divaricazione mascellare, da ogni occhiata dell’occhio gelido, spento e al tempo stesso iracondo che ti guarda. Portare in piazza e sbandierare di fronte a milioni di spettatori nomi e cognomi dei «colpevoli» – i magistrati «di sinistra» autori del «complotto» – risponde ad una tecnica ben collaudata in altri ambienti d’intimidazione e di violenza.

L’ombra dell’«irrimediabile», del «gesto estremo» e «necessario», allo scopo di «difendere (dice lui) la democrazia», viene fatta scendere pesantemente sulla nostra Repubblica. L’approvazione pressoché contestuale di una legge la cui incostituzionalità è chiaramente fuori discussione, come quella sul «legittimo impedimento», la quale sancisce la disuguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, dimostra che quest’uomo e la maggioranza che pedissequamente gli si accoda, non arretreranno di fronte a nulla pur di non rispettare né spirito né lettera delle regole. Siamo cioè entrati in quello che potremmo tranquillamente definire un periodo di «emergenza» e «sorveglianza» democratica, quando bisogna tenere gli occhi bene aperti e le orecchie ben diritte onde cogliere giorno per giorno le minime vibrazioni sotto la superficie delle cose.

Bene fanno perciò le opposizioni unite (partiti, associazioni, movimenti) a scendere oggi in piazza per protestare contro i rischi della deriva berlusconiana. C’è un aspetto del problema, tuttavia, che rimane in sospeso anche su questo versante. Uno degli effetti – forse in una certa misura inevitabile ma al tempo stesso deprecabile, anzi deprecabilissimo – dell’uragano che squassa la nostra democrazia è che tutto ciò che di serio pertiene alla politica – i valori, le idee, i programmi – viene respinto in secondo piano dalle urgenze che ci si affollano intorno. Andiamo al voto senza sapere per che cosa votiamo, al massimo per chi votiamo. L’abominevole personalizzazione della politica, cancro della rappresentanza, riguarda un po’ tutti e passa di qui.

L’emergenza democratica presenta dunque un aspetto che riguarda noi, non Berlusconi (o Berlusconi solo in quanto ci trascina, insieme con lui, per questa strada): chi siamo e che cosa vogliamo. Ieri è stato il giorno dello sciopero generale proclamato dalla sola Cgil: esiste un nesso fra le lotte per il lavoro e quella per la difesa della democrazia? Ad un recente raduno del «popolo viola», convocato richiamandosi agli artt. 1, 3 e 21 della Costituzione, rammentavo che esiste anche l’art. 9, il quale recita fra l’altro: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»: esiste un nesso fra le lotte per il lavoro, quelle per la difesa della democrazia e quelle, a mio giudizio anch’esse primarie e imprescindibili, della difesa del territorio, dell’ambiente e dei beni culturali? Altri, numerosi interrogativi della medesima natura si potrebbero ovviamente porre.

I nessi, questi nessi si scoprono solo se s’impiantano programmi e strategie, di cui finora non si vedono se non brandelli, segmenti staccati e qualche sparsa illuminazione. L’emergenza democratica è fatta dunque non solo della violenza eversiva berlusconiana ma anche del vuoto strategico delle opposizioni. Metterci mano durante l’infuriare della tempesta è difficile, me ne rendo conto. Ma non se ne può fare a meno ancora a lungo, altrimenti la tempesta continuerà a invadere tutti gli spazi della ragione: anche i nostri.

 

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