Talk Stop

 

Questo Paese è quello che è perché i suoi cittadini sono quello che sono

(Platone)

 

 

 

di Norma RangeriIl Manifesto

 

Ora è ufficiale, andiamo alle elezioni regionali del 27 marzo con Berlusconi unico attore della piazza mediatica. In campo Lui e i suoi direttori, i suoi controllori, i suoi giornalisti, i suoi dipendenti. La decisione del Cda di non riaccendere i programmi politici di punta in questo scampolo di campagna elettorale, arriva nello stesso giorno in cui la procura di Trani conferma che il presidente del consiglio è indagato per concussione e minacce avendo chiesto a un membro dell’Agcom di eseguire il suo ordine: cancellare l’informazione non allineata e manganellare milioni di teleutenti.

Nessuno si aspettava che la maggioranza del centrodestra disubbidisse agli ordini del grande capo. Bisognava inviare il segnale definitivo perché tutti capissero che è finito il tempo delle maschere democratiche.

Con un voto scontato i consiglieri del Pdl mentre affondano la Rai, confermano e ratificano lo stato di emergenza in cui si trova il leader, gli creano una rete di protezione mentre annaspa tra scandali personali e un paese allo sbando. La censura è la reazione violenta di un regime che avverte la frana del consenso e tenta di porvi un argine eliminando l’avversario politico almeno dalla piazza virtuale, visto che quella reale non riesce ancora a interdirla.

La mobilitazione ormai permanente degli italiani che lo vogliono mandare a casa non deve oltrepassare il muro della comunicazione e con un solo telegiornale al comando si tenta di costruire un clima, si liftano i candidati impresentabili, si cerca di arginare l’onda de gli indecisi. E’ una mossa disperata e pericolosa, come lo è mettere l’avversario con le spalle al muro interrompendo ogni forma, anche zoppa, anche sbilanciata di confronto. Strappandogli di mano il telecomando, ultima finzione del pluralismo.

 

 

 

di Giuseppe GiuliettiArticolo21

 

Dall’olio di ricino all’oscuramento mediatico? Articolo21 scrive a Calabrò

“Dalla inchiesta di Trani stanno emergendo gravi irregolarità”, chi è l’autore di questa clamorosa denuncia? Forse uno dei giudici, oppure un avvocato, o ancora uno dei giornalisti minacciati, magari Michele Santoro, Serena Dandini, oppure Ezio Mauro o Eugenio Scalfari che il sultano invitava  a non invitare più nelle trasmissioni della Rai?

Neppure per sogno a denunciare le presunte irregolarità è proprio lui, il mandante delle epurazioni,il portatore insano di conflitto di interessi, il presidente del consiglio, proprietario di Mediaset che dalle fastose e festose sale di palazzo Grazioli, magari con i piedi sul tavolo, ordinava ai suoi scudieri di oscurare quello che non gli piaceva: come sempre usa le parole al contrario, violentandole, alterando il significato. Nel linguaggio berlusconiano compie irregolarità chi rispetta le regole, Mangano, il mafioso è un eroe, perché non parla,non testimonia,il giudice Ingroia, invece, è un gaglioffo perché ha la pretesa di arrestare i Mangano e magari anche i suoi protettori.

Le irregolarità che emergono  dalle carte di Trani, in effetti sono moltissime. E’ normale che un presidente del consiglio,proprietario di molte reti tv, chiami dirigenti, direttori e componenti della autorità di garanzia per chiedere l’oscuramento di quello che non gli garba?

E’ normale che il commissario della autorità non si sia ancora dimesso ’ E’ normale che il presidente del consiglio suggerisca la linea editoriale al direttore del principale TG nazionale e che il medesimo direttore, qualche ora dopo,reciti l’editoriale su Spatuzza in video  davanti a milioni di italiani? E’ normale che la maggioranza della vigilanza e la maggioranza del consiglio di amministrazione della rai decidano di oscurare imbavagliare decine di trasmissioni e tra queste ci siano proprio quelle sgradite a Berlusconi? E’ normale che i direttori e i giornalisti sgraditi a Berlusconi possano ormai mettere il naso solo nelle trasmissioni da oscurare perché altrove non vengono più chiamati neppure per la rassegna stampa?

Non ci piacciono le espressioni troppe colorite, di tipo muscolare,ma sarà appena il caso di ricordare che un tempo agli oppositori si riservava l’olio di ricino, oggi si ricorre all’oscuramento mediatico, una forma di squadrismo non meno pericolosa,un veleno meno visibile,ma assai efficace per addormentare la pubblica opinione e per addomesticare il dissenso.

Per una volta, dunque, non possiamo che concordare con Berlusconi e urlare con lui: “Si dalle carte di Trani stanno emergendo gravi irregolarità e solenni porcherie..”, e ci associamo anche alla sua richiesta di ispezioni, lui le vuole nella sede del tribunale, noi le vorremmo invece a  viale Mazzini e nella sede della autorità di garanzia delle comunicazioni.

Già che ci siamo ci associamo pure alla richiesta di dimissioni,lui e i suoi vorrebbero quelle dei giudici e quelle dei giornalisti che non si inginocchiano di fronte al sultano,noi,invece,vorremmo più semplicemente le  dimissioni di chi ha ordinato le liste di proscrizione e di chi ha disonorato la sua funzione di dirigente del servizio pubblico o di componente di una istituzione di garanzia.

A questo proposito potremmo tutti inviare una breve lettera al presidente della autorità di garanzia,professor Corrado Calabrò, e al presidente della Rai, Paolo Garimberti: “Egregi Signori, il presidente del consiglio ha denunciato come dalla inchiesta di Trani  stiano emergendo gravi irregolarità,dal momento che condividiamo queste legittime preoccupazioni,vi pregheremmo di provvedere ad allontanare chi ha oltraggiato le istituzioni da voi presiedute e che dovrebbero tutelare l’interesse generale contro ogni indebita interferenza e contro ogni conflitto di interesse,se ciò non dovesse rivelarsi possibile,siamo certi che troverete il modo di segnalare ogni illegittimo impedimento alla pubblica opinione e consegnereste le vostre dimissioni nelle mani dei massimi garanti delle istituzioni e della Costituzione, grazie.”

 

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