Un, du, tri, hey! MoVimento, moVimento Sètt, ot, bum!, des Dàt na mòsa, mòv i pée

 

Mai dubitare che un gruppo seppur piccolo di cittadini attenti e risoluti possa cambiare il mondo

(Margaret Mead)

 

 

 

Fonte: http://www.piemonte5stelle.it/

 

Non c’è bisogno che vi raccontiamo del clamoroso risultato che abbiamo ottenuto in queste elezioni, dato che è in prima pagina su tutti i giornali (che soltanto ora, dopo il voto, si accorgono di noi). Nonostante tutto, nonostante le liste civetta, il sistema elettorale astruso, le firme da raccogliere solo noi in pieno inverno, il boicottaggio dei media, noi, grazie a voi, ci siamo: ci servivano 60.000 voti di lista (poi diventati 55.000 grazie all’astensionismo) e siamo arrivati a 70.000 (3,66%), e per il candidato presidente i voti sono addirittura 90.000 (4,08%). Abbiamo così potuto inoculare non uno ma due virus nel sistema: Davide Bono e Fabrizio Biolé, i nostri nuovi consiglieri regionali, i più votati rispettivamente a Torino e a Cuneo (potete leggere i risultati completi provincia per provincia).

 

Ma il vero risultato di questa impresa è stato l’aver incontrato nelle piazze migliaia e migliaia di persone, l’essere stati sommersi da offerte di aiuto da parte di persone che in vita loro non avevano mai fatto politica e che si sono messe a volantinare, attacchinare, sorvegliare lo spoglio. Abbiamo risvegliato la democrazia, quella in cui ormai la maggioranza degli italiani sembra non credere più, e vogliamo continuare a farlo.

 

Sappiamo di avere ora una grande responsabilità: tutti ci aspettano al varco, e ai nostri stessi elettori dobbiamo un impegno assiduo per mantenere le promesse. Noi daremo il massimo, e continueremo ad avere bisogno di voi: non vogliamo un voto ogni cinque anni, vogliamo la partecipazione continua dei cittadini alla vita pubblica. Siamo qui per servirvi e cercheremo di farlo al meglio; voi, per favore, teneteci il fiato sul collo.

 

Un’ultima nota va ai tifosi che si lamentano perché avremmo fatto perdere la loro squadra del cuore. E’ tradizione italiana che l’allenatore sconfitto si lamenti dell’arbitro e dell’esistenza in campo delle altre squadre, invece che farsi un esame di coscienza o ammettere i propri errori e, non sia mai, dimettersi… I nostri voti sono principalmente sottratti all’astensionismo e alla delusione; certamente il 28% da noi preso a Bussoleno è clamoroso, ma se veramente fossero tutti voti di sinistra e No Tav non si spiegherebbero il 4% raggiunto in provincia di Asti, il 3,9% di Cuneo, il 3,3% di Novara. Chi voleva fare il voto disgiunto, a favore di Bresso o di Cota, l’ha fatto; noi abbiamo anche spiegato per bene come farlo. Si è trattato di una minoranza, perché i nostri elettori non ne volevano sapere né di Bresso né di Cota, e se non ci fossimo stati noi si sarebbero aggiunti alla quasi metà degli elettori che non ha votato o ha annullato la scheda. Questi ultimi sono il primo partito ed è a loro che innanzi tutto ci rivolgiamo.

 

Se poi il centrosinistra non riesce a vincere neanche candidando la presidente uscente e mettendo insieme una alleanza che va dall’UDC a Rifondazione, francamente dovrebbe davvero chiedersi se non sta sbagliando qualcosa nelle sue scelte politiche e nei personaggi che propone agli elettori.

 

 

 

di Sara Menafra, Mauro RavarinoIl Manifesto

 

Quei grillini dei No Tav Batosta per la sinistra

Lei continua a chiamarlo il «ribellismo». Dice che il problema sono quei giovani che sperano nel movimento No Tav perché si interessano solo della contestazione. Che la sua sconfitta dimostra «che solo la politica urlata paga». E a chi le chiede come ha potuto non accorgersi del fatto che il movimento di Beppe Grillo stava rosicchiando tanti consensi al centrosinistra, la governatrice uscente del Piemonte Mercedes Bresso risponde sconsolata: «Non c’erano segnali, i sondaggi non lo dicevano. È stato fuoco amico».

È andata proprio così. Il giovane medico di base Davide Bono, portavoce dei grillini a cinque stelle, col suo modo di fare neppure troppo aggressivo si prende due consiglieri e quasi il quattro per cento dei consensi. Punti decisivi per assegnare la vittoria al leghista Roberto Cota, passato col 47,32% e 1.043.318 voti, su Mercedes Bresso e il suo 46,90%, ovvero 1.033.946 suffragi. Bono ha preso 90.086 voti, cioè il 4,08%. Nulla di paragonabile all’1,43% di Sel, al 2,64% della Federazione della sinistra, per non dire dei Verdi fermi allo 0,74%. Un grimaldello decisivo per scardinare l’incerta tenuta della sinistra nella provincia di Torino e sicuramente più importante delle tante schede nulle, tirate fuori lunedì sera dalla Bresso ma già dimenticate (ma il ricorso si farà). Visto, poi, che nel 2005 Ghigo era esattamente dov’è il centrodestra ora – con meno Lega, ma questa sarebbe un’altra storia – e che al Pd mancano giusto quattro punti per la vittoria, il centrosinistra sa già contro chi puntare il dito.

Val Susa, provincia di Torino, qui il candidato del movimento 5 stelle ha incassato cifre da record: il 28,7% a Bussoleno, il 29,8% a Venaus e il 26,5% a San Giorgio (uno dei rari comuni della valle in cui la Bresso ha superato Cota, 37,2% contro 31,5%). Numeri che all’ex zarina fanno accapponare la pelle. Ma lo stupore per questo boom scema appena ci si allontana dal capoluogo, si va verso Avigliana e le montagne. In Val Susa se l’aspettavano. Prendete la folla in piazza Castello davanti al Beppe, il 14 marzo scorso. Ecco. Proprio quel giorno Alberto Perino, storico leader No Tav, fece la sua dichiarazione di voto: Davide Bono. E, ieri, la sua risposta alla domanda sul perché del risultato grillino è stata caustica, come sempre. «È chiaro: gli altri due erano per la Tav. Prima avevamo votato Rifondazione e Verdi. Poi, loro hanno tradito. I 5 stelle, invece, ragionano sulle cose concrete, come noi». E al Pd che li accusa di aver liberato il campo alla Lega? «Che dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso».

Bono, barba e occhialini, era convinto del successo: «Conoscevamo la nostra potenzialità, in valle abbiamo avuto il sostegno dei tanti che alle amministrative hanno appoggiato le Liste civiche». Respinge le accuse del centrosinistra che lo vuole responsabile della sconfitta: «I nostri voti sono principalmente sottratti all’astensionismo e alla delusione». Gli dà ragione Giorgio Vair, vicesindaco a San Didero, 15 chilometri da Susa. Amministratore dall’85, si definisce «indipendente di sinistra». L’ultima volta è stato eletto in una delle Liste civiche che si oppongono all’alta velocità (120 consiglieri comunali sui 600 in valle): «Il voto al movimento 5 stelle è di protesta contro i poteri forti e di contenuto. È stato l’unico a parlare di un diverso modello di sviluppo».

Rifondazione a Bussoleno è passata dal 12% del 2005 al 4%. Juri Bossuto è consigliere regionale uscente del Prc, da sempre impegnato nelle lotta No Tav. «Siamo dal 1992 nel movimento, senza volerlo cavalcare. Purtroppo il nostro accordo tecnico è stato interpretato come una resa. Non era così, si trattava di opporsi a una destra razzista. Il movimento No Tav ha fatto un grave errore, i grillini non andranno mai davanti alle fabbriche». Che la responsabilità sia anche della sinistra lo ammette Sandro Plano, il presidente della Comunità montana, nel Pd ma sempre a rischio espulsione: «La colpa – lo dice con amarezza – è nostra, bisogna ritrovare lo spirito dell’Ulivo».

Le cinque stelle prendono molto persino nelle roccaforti rosse della provincia torinese. Come Collegno, dove il Pd si «ferma» al sessanta per cento dei consensi: «Lasciando da parte il 75% delle regionali 2005, siamo calati di cinque punti dalle europee dello scorso anno. C’è un calo ma non parlerei di crisi visto che il partito resta su percentuali altissime», spiega il segretario Francesco Casciano. Anche da queste parti Bono ha rosicchiato un po’. Giusto cinque punti: «Ma la Tav non c’entra, il problema è l’antipolitica. Anche perché la crisi è fortissima. E quando a settembre finiranno gli ammortizzatori sociali, qui, in quella che era la seconda zona industriale d’Europa, la situazione si farà davvero dura».

 

 

 

di Giusi MarcanteIl Manifesto

 

L’eletto a 5 stelle, ex dei centri sociali «Anti-antipolitica»

L’eletto più richiesto dai giornalisti di Bologna e non solo (questa sera sarà su La7) ha 29 anni e un percorso politico che racconta molto del fenomeno che il Pd liquida come «antipolitica». Quella parola Giovanni Favia del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo non la sopporta proprio: «Continuano a chiamarci così, ma forse dovrebbero prendere atto che quello che si sta verificando nel paese è un risveglio della democrazia». La lista in cui era candidato presidente della regione ha raggiunto il 7% dei voti, un risultato strabiliante che manda due consiglieri nell’aula dell’Emilia Romagna. Uno sarà lui l’altro verrà deciso attraverso un percorso partecipato nei prossimi giorni.

La strada che ha portato Favia al risultato dell’altro ieri passa anche dal fatto di aver attraversato i movimenti contro la globalizzazione della fine degli Anni 90. Prima nei movimenti studenteschi degli istituti superiori cittadini e nella protesta contro la guerra del Kosovo all’interno di un comitato di cittadini. Poi nella protesta del NoOcse che a Bologna nel 2000 fece soffiare il vento che arrivava da Seattle e fu uno dei passaggi verso le giornate di Genova. Frequentatore dei centri sociali ma sempre «libero cittadino» come ama definirsi: «Io non ho mai voluto nessuna tessera di partito». Di sé dice che aveva ««una sensibilità molto naif» rispetto alla realtà ma ricorda di essere stato stuzzicato dal famoso racconto dello spazzolino da denti e della diossina fatto da Beppe Grillo. È uno di quelli in cui il comico genovese apre ai temi ambientali e invita a ragionare sul rapporto tra consumo e inquinamento.

Poi c’è stato l’incontro coi i meet up di Grillo, quelli che hanno preparato il grande V day di Bologna del settembre 2007. «Da quando entrai nel bar dove si teneva la riunione ho capito che stava succedendo qualcosa di nuovo – racconta – l’ambiente era più bello rispetto ai centri sociali. A quegli incontri partecipava la vera società civile e io mi sono appassionato». Dall’evento bolognese in poi il Movimento 5 stelle è cresciuto e ha cominciato a presentarsi nelle varie elezioni comunali. Favia riflette: «Se il Pd avesse abbracciato le nostre idee non saremmo qui adesso». Il grillino è stato eletto consigliere comunale nel giugno 2009, nel mandato più breve della storia bolognese. Ma «quella è stata la prima importante palestra. Ora non siamo più timidi e in Regione ci prepariamo a picchiare duro sulla trasparenza». Tra i primi argomenti su cui i grillini promettono di dare battaglia c’è quello di mettere on line le determinazioni dirigenziali della Regione, i documenti dove si parla del denaro pubblico che viene impiegato. Chi ha votato per voi? «Tra i nostri attivisti ci sono degli ex radicali, alcune persone che votavano a destra e i cosiddetti fluttuanti. Tutte persone che sarebbero andate ad ingrossare le file dell’astensionismo». «Ci accusano di fare male alla sinistra – chiude così Favia – ma il peggior nemico di questo centrosinistra sono loro stessi».

 

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Una risposta a Un, du, tri, hey! MoVimento, moVimento Sètt, ot, bum!, des Dàt na mòsa, mòv i pée

  1. Chiara ha detto:

    Sulla dubbia validità di entrambi i candidati ci mettiamo la mano sul fuoco… ma ha vinto lo stesso il peggiore😀

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