Anch’io sto con Emergency

 

Quando uno stupido fa qualcosa di cui si vergogna, dice sempre che è suo dovere

(George Bernard Shaw)

 

 

 

 

 

di Francesca GnettiIl Manifesto

 

I volontari stranieri che operavano nella struttura, cinque italiani e un indiano, «per motivi di sicurezza» si trovano ora nella capitale afghana. Dove dovrebbero essere anche i tre italiani arrestati sabato. La Farnesina finalmente si muove mentre cresce la solidarietà degli italiani che sabato si ritroveranno in piazza a Roma

Quella che fino a ieri era solo un’eventualità è stata confermata. L’ospedale di Lashkar-Gah non è più nelle mani di Emergency. «Se volevano non farci più operare nella zona, l’obiettivo è stato raggiunto» spiega Alessandro Bertani, vice-presidente di Emergency.

Il personale internazionale della struttura – 5 italiani, di cui 4 donne, e un indiano – è stato trasferito a Kabul per motivi di sicurezza, grazie alla mediazione dell’ambasciatore italiano in Afghanistan, Claudio Glaentzer, che da domenica si trovava a Lashkar-Gah per seguire gli sviluppi della vicenda. Ma pare che i loro passaporti siano stati sequestrati. E anche i 3 operatori arrestati sabato scorso, Marco Garatti, Matteo Dall’Aira e Matteo Pagani, si troverebbero a Kabul. Cecilia Strada, presidente dell’ong italiana ha spiegato ai microfoni di Sky Tg24 come sia «un gravissimo precedente per tutti gli operatori umanitari italiani in giro per il mondo e in Afghanistan il fatto che un governo li possa prendere e trattenere con accuse così gravi». Sul sito della ong l’appello «Io sto con Emergency» ha raggiunto le 200mila firme e per sabato crescono le adesioni per la manifestazione a Roma che chiederà la liberazione dei 3 volontari.

Il controllo della sicurezza nell’ospedale di Lashkar-Gah è stato intanto assunto dalla polizia afghana, come ha confermato il portavoce del governo di Helmand, Daud Ahmadi, che nei giorni scorsi è stato al centro di una polemica scoppiata in seguito alla pubblicazione da parte del londinese Times di alcune sue presunte dichiarazioni sul legame tra gli italiani arrestati e Al Qaeda. «Tutte le attività si svolgono normalmente, come finora è stato, in presenza del personale locale», ha precisato Ahmadi, Ma Emergency non ha più accesso alla sua struttura. «Non abbiamo la responsabilità della gestione dell’ospedale e non sappiamo cosa succede lì», prosegue Bertani. «Ciò vuol dire che nella zona non ci sarà più un presidio ospedaliero che accoglie le vittime» in una situazione in cui le giornate di sangue continuano a susseguirsi. Dopo il raid aereo che due giorni fa ha ucciso 4 civili e ne ha feriti 18 nella vicina provincia di Kandahar, ieri un convoglio della polizia afghana è finito nel mirino degli insorti nella provincia di Ghazni. Un agente è stato ucciso e il capo della polizia del distretto di Gilan è rimasto ferito. Nell’Afghanistan nord-orientale 3 donne sono morte e 4 sono rimaste ferite in seguito al lancio di alcuni razzi dei taleban sulle loro abitazioni. Lo sceicco Sirajuddin Haqqani, figlio del signore della guerra afghano Jalaludin Haqqani, esponente di spicco del movimento dei taleban in Afghanistan, in un’intervista ai forum jihadisti su Internet sostiene per altro che i taleban controllano il 90% del territorio del paese. Il militante definisce «propaganda» le notizie Nato sulle recenti vittorie ottenute sui taleban nel sud.

Intanto proseguono le attività diplomatiche. Non c’è ancora alcuna comunicazione ufficiale sulla posizione giuridica dei tre arrestati. Rientrato a Kabul, l’ambasciatore Glaentzer ha avuto un colloquio con il ministro degli esteri afghano Zalmay Rassoul, preannunciandogli la lettera al presidente Hamid Karzai da parte del ministro Franco Frattini che verrà recapitata oggi dall’inviato speciale Massimo Iannucci, partito per l’Afghanistan con un magistrato consigliere della Farnesina per seguire la vicenda.

La Procura di Roma ha invece aperto una fascicolo di indagine sul caso anche se il procuratore aggiunto Pietro Saviotti, per il momento, non ha ipotizzato alcun reato e ha escluso che questa vicenda possa essere collegata con i rapimenti di Daniele Mastrogiacomo e del fotoreporter Gabriele Torsello. Ai microfoni di CNRmedia, il fotoreporter rapito nell’ottobre 2006 sulla strada che unisce Lashkar- Gah a Kabul ha suggerito che possa esserci un coinvolgimento del personale dell’ospedale di Emergency. «Lo ha detto anche Gino Strada – afferma Torsello -, le armi dentro la struttura potrebbe averle portate qualcuno che lavora lì». Il fotografo ritiene che se avessero voluto eliminare Emergency avrebbero bombardato l’ospedale come è successo in altri casi e ricorda che le indagini su Rahmatullah Hanefi, il responsabile afghano dell’ospedale che si occupò di mediare per la sua liberazione e quella di Mastrogiacomo, sono state bloccate. «È da diverso tempo che qualcosa lì non funziona» conclude Torsello.

Completa solidarietà al personale di Emergency, Ta gli altri, anche da Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnom), convinto che le autorità dovrebbero essere più determinate a chiedere la soluzione immediata del caso.

 

 

 

di Giovanni Russo SpenaLiberazione

 

«Noi stiamo con Emergency» ha gridato ieri, nel suo editoriale Dino Greco, esprimendo stupore, dolore, indignazione, ribellione, mobilitazione. Saremo in tantissimi con Emergency, sabato, a Piazza Navona; ma siamo idealmente in tantissimi in queste ore, in quell’ospedale di Lashkar Gah, quell’ospedale «in prima linea in cui si sfida la morte per salvare le vite» come ci ha narrato Daniele Mastrogiacomo. In cui si sta con le afghane e gli afghani da far vivere, da ricucire; con bambine e bambini a cui ancora può essere dato il dono di riprendere a camminare, a correre barcollando, inseguendo un pallone, un aquilone. Siamo orgogliosi che medici, infermieri, volontari italiani permettano ad azioni di pace, di diplomazia tra popoli, di condivisione etica, di aprire spiragli di luce, di umanità, di futuro nella cupa barbarie di guerre imperiali. Il ministro della difesa ha ieri sentenziato, con una espressione truce che gli sfregiava il viso, «state sempre dalla parte dei terroristi». Noi siamo, signor ministro, con orgoglio dalla parte di Emergency, perché vogliamo liberare la pace. Perché la presunta democrazia che dite di volere lì portare è solo un genocidio imposto dalla Nato in combutta con i «signori della guerra». Perché la vostra guerra diventa più crudele e assassina quanto più fallisce anche gli obiettivi di conquista del comando militare assoluto sul territorio. Vogliamo pronunziare parole nette, dopo le sconcie allusioni dei governanti italiani e le porcherie pubblicate dai giornali della destra: l’attacco a Emergency è il frutto avvelenato dell’“operazione Moshtarak”, una strage Nato che si illude di conquistare militarmente un territorio che mai potrà essere conquistato con le armi (come ci aveva già spiegato Federico Engels). Il bersaglio dell’operazione Nato sono le popolazioni; il bersaglio diventa Emergency perché cuce e ricuce corpi, tesse pacificazione invece di portare morte; e perché nello stesso tempo è testimone del massacro, spalanca le porte alla verità. Chi bombarda, chi uccide, chi massacra ogni giorno donne, bambini, uomini disarmati non ammette testimoni; non tollera chi non si schiera; chi considera la guerra un paradigma fondativo di un «nuovo ordine mondiale” ha bisogno di incendiare serbatoi di odio e non sopporta chi, fra quelle fiamme, fra quei roghi, porta amore e pace con la sua pratica quotidiana. Intimoriscono con brutalità la presenza dei volontari pacifisti perché vogliono chiudere questa anomalia, vogliono accecare lo sguardo perché nessuno sappia che a Kunduz le bombe “intelligenti” del premio Nobel per la pace presidente Obama hanno massacrato 140 donne e bambini e, ieri, a Kandahar 4 civili in un bus, tra cui un bambino di cinque anni (certamente un futuro terrorista…). E’ un quotidano stillicidio di morte. Siamo preoccupati perché stanno tentando di smantellare, di chiudere l’ospedale di Emergency. In queste ore esso è occupato militarmente dalla Nato e non è più in grado di funzionare. Il governo italiano, che riteniamo corresponsabile delle stragi in Afghanistan, snocciola parole che suonano menzogna: legalità, garantismo, democrazia. Ritirino invece, le truppe; pretendano che Matteo Pagani, Marco Garatti e Matteo Dell’Aira siano subito liberati e che ritornino al proprio splendido e coraggioso lavoro in un ospedale da loro gestito. Credo che sabato, a Piazza Navona, risorgerà un movimento contro la guerra che si era appannato, anche per nostre responsabilità. Sì, «noi stiamo con Emergency».

 

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Una risposta a Anch’io sto con Emergency

  1. mauro ha detto:

    liberi subito .

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