Una poesia al giorno toglie la distopia di torno: Boye (6)

 

Confessione

 

Non sono nata per fare la ribelle

Eppure sono costretta ad esserlo.

Perché il mio destino non è mio soltanto?

Perché mi abbarbico in esso?

Oppure, se ora devo battermi,

perché accade con dolore?

Perché non a suon di musica,

quando infine sono costretta ad osare?

Sangue del mio sangue, voi che mi avete giudicato duramente

E mi avete ripudiato nella vergogna,

sapevo bene, quando sono stata respinta,

che avevo violato un tutto,

sentivo una comunione santa

dietro le parole di condanna,

sapevo con angoscia: voi siete io –

e m’inchinavo.

 

Ma dov’ero e mi credevo muta,

udivo gemere la tenebra.

Anime dal luogo delle stesse sofferenze

Respiravano al mio fianco.

Udivo il mio stesso grido d’aiuto

Alzarsi dai deserti più assoluti,

sapevo con angoscia: io sono voi –

e non potevo tacere.

 

Vile, vile, tre volte vile

Devo però combattere,

cadere a terra e rialzarmi

con tutti i miei nervi in pezzi,

devo sentire come ferro rovente

i giudizi di chi è inesorabile –

e seguire e seguire un fuoco bruciante,

che fiorisce nella tenebra.

 

(Karin Boye)

 

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