Sempre con Michele Santoro!

 

 

 

Fonte: http://www.youtube.com/user/girmawinetwo

 

 

 

di Carlo TecceIl Fatto Quotidiano

 

Con il solito completo blu, tra luci e ombre di studio, Michele Santoro fa un appello alla sua azienda. Un gesto per recuperare un rapporto compromesso, non ancora consegnato all’archivio: “Mi sono sentito libero con Raiperunanotte. I partiti non contavano nulla, Luttazzi poteva esprimersi. Questa è la Rai che voglio. Vogliono che io rimanga? Me lo dicano. Non devono considerarci un materiale proibito del servizio pubblico. Basta una parola e io confermo”. La palla passa all’azienda: se dovesse spedirla in tribuna, grazie e arrivederci. “Se la vostra tv non prevede Annozero, lasciatemi libero di riprendere il discorso di Raiperunanotte. Se mi considerate un estraneo,arrivederci e grazie,il mio pubblico capirà”. La lunga introduzione di Annozero inizia come se fosse un faccia a faccia con i telespettatori: “Solo voi mi potete giudicare. Non tollero lezioni morali. In particolare da Vespa che viene pagato da Oscar per un programma in crisi. Rispetto il presidente Zavoli, ma non posso accettare la morale: la sua Commissione ha chiuso l’informazione per un mese”.

 

Immancabile la politica, il Pd, i suoi consiglieri Rai, il segretario Bersani e l’Italia dei Valori: “I partiti di destra e sinistra controllano la Rai e la stanno portando alla crisi. Non hanno mai preso atto della sentenza e mi considerano messo in video da un giudice. E i direttori di Repubblica, Corriere e Stampa mi hanno mai difeso? Senza le intercettazioni di Trani, come avrebbero scritto l’eventuale multa di 90 milioni dell’Autorità?”.

 

LA GIORNATA. Ecco l’Annozero, un corridoio curvilineo e poche stanze nella sede Rai. Borgo Pio, San Pietro, Roma. La trasmissione che travolge l’indice share, raduna milioni di telespettatori, irretisce la politica di lotta e di governo e pure di opposizione. Nella redazione c’è una brutta sensazione: la fuga collettiva – tra il direttore generale Masi e la truppa di consiglieri – verso le uscite di sicurezza. Che nella metafora di Beppe Grillo diventa il classico “Santoro è morto, viva Santoro”: “Beppe ha colto il segno”, dice. Perché il conduttore ha una domanda che cerca una risposta da due giorni: “Qualcuno voleva ancora Annozero? Guardate il voto al settimo piano”. Quel voto compatto del consiglio di amministrazione – sette sì e due astenuti – necessario e prezioso per innescare il comunicato dell’azienda. Tradotto: la vittoria del Dg, l’ex segretario di governo Mauro Masi – che aveva definito da Zimbabwe le pressioni di Berlusconi – era riuscito a stanare il programma più fastidioso al regime. E pure, altra parolina magica, in forma “consensuale”. La nota ufficiale della Rai ha scatenato il dibattito e intasato le agenzie, le repliche piccate dei colleghi, i comprensibili titoli sui giornali e, il tratto che più ferisce Santoro, il totoscommesse sulle cifre della liquidazione: “Niente di più e niente di meno di quanto spetterebbe a chiunque, e sottolineo chiunque, decidesse di andare in pensione con sei anni di anticipo”.

 

L’azienda ha esposto Santoro con un contratto – da ex dipendente pubblico, futuro collaboratore esterno – ancora da valutare e da firmare: “Vediamo che succederà la prossima settimana”. E così pensa a una conferenza stampa, riprende il testo dell’introduzione alla puntata, guarda i giornali: “Michele, siamo alla ventesima prima pagina sui giornali? Quelli di destra, ovviamente, superano la concorrenza”, ironizza un collaboratore. Santoro è dispiaciuto poiché da viale Mazzini ai tinelli di casa, lì dove siede il pubblico di Annozero, è passato il messaggio di un armistizio ricoperto da milioni di euro: “Io non mi sono arreso”. Non è innegabile che un patto sia stretto da due parti, una che offre, l’altra che accetta, neppure è superfluo ripetere che l’azienda, notificando il ricorso in Cassazione al reintegro di Santoro, abbia costretto il giornalista a pensare oltre il servizio pubblico, oltre l’appuntamento su Raidue: “Tutti sanno – e la redazione riempie l’atrio di Borgo Pio – le difficoltà affrontate nell’ultima stagione. La nostra libertà andava restringendosi, cosa dovevamo aspettarci per l’anno prossimo?”.

 

E qui la rilettura di un verbale del Cda – datato 2 aprile 2009 – potrebbe rendere il quadro più ombroso e dunque preoccupante. Controllare il tavolo e scoprire che la gamba del Pd, senz’altro utile alla causa di Santoro, sia all’improvviso sparita. E così possiamo decifrare la lettera poi cestinata – come scritto da Curzio Maltese – di Santoro al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Masi informava l’assemblea sulla sentenza d’Appello in favore di Santoro. Nino Rizzo Nervo interveniva proponendo una “transazione”, una negoziazione tra l’azienda e il giornalista per “evitare un precedente di fronte a una sentenza abnorme”. Il consigliere di minoranza replica con prontezza: “Io sto con Santoro e con Annozero. Non nascondo che una sentenza di un Tribunale del lavoro sia abnorme – come avevo detto l’anno scorso – perché rischia di intaccare per sempre l’autonomia dell’editoria, costringendolo a compilare i palinsesti secondo dettatura di un giudice”. Poi c’è chi è perplesso per il voto con la maggioranza di martedì: “Siamo stati animati da sentimenti diversi, ma io ho sostenuto l’iniziativa di Masi perché c’era l’assenso di Santoro. Non è detto che avrò il medesimo comportamento quando mi mostreranno il contratto”.

 

L’ERRORE. Nelle concitate ore di martedì, la ricostruzione dei fatti era viziata da un errore di partenza: il Consiglio ha appreso della “trattativa” sull’ordine del giorno? “Forse no, alcuni sapevano”, precisano fonti qualificate di viale Mazzini. Anche se Rizzo Nervo e il collega Van Straten hanno chiarito: “Annozero era stato già inserito nei palinsesti autunnali, se non andrà in onda, la decisione sarà solo di Santoro”. Sorvolando sulle posizioni in campo, la famosa “transazione” non è un’idea originale di Masi né un fastidio per il Consiglio. E via con il ritornello di Grillo: “Santoro è morto, viva Santoro”. Un funerale celebrato a destra e sinistra. Un biglietto da visita per Masi da spendere (all’incasso) con Silvio Berlusconi, tanti punti sulla carta per conquistare il desiderato posto da presidente delle Ferrovie. Masi gestisce il gioco e avanza con la palla tra i piedi, ma la partita non è chiusa: “Vediamo, vediamo”, ripete l’inventore di Samarcanda e Sciuscià. Il secondo o forse già terzo comunicato della Rai, allineato sulle posizione di Santoro, può sembrare almeno curioso: “Lo schema di accordo proposto è conforme alla normativa vigente in materia giuslavoristica. Si tratta di una normale applicazione della normativa generale sull’esodo incentivante per i dirigenti d’azienda, affiancata da un accordo commerciale del tutto vantaggioso per Rai che acquista da un professionista prestigioso programmi e prodotti televisivi di qualità a prezzi inferiori a quelli medi di mercato e per almeno due anni”. Sottratto il concetto al burocratese: la Rai difende Santoro dalle critiche sui costi. Altra rarità negli ultimi otto anno, dall’editto bulgaro in poi. Santoro ha capito di aver sbagliato a farsi travolgere dalle notizie: “Sembra che mi abbiano ricoperto d’oro e convinto a farmi cambiare lavoro. Ma io continuerò a fare informazione come piace e come vuole il mio pubblico”. E il fidato Sandro Ruotolo rilancia: “Davvero pensate che sia la resa di Michele? Nessuno andrà in pensione”. Il promesso biennio con la Rai sarà vissuto tra documentari e serie televisive, chissà, ma per onore di cronaca – sino a ieri – Santoro deve firmare il contratto da collaboratore con l’azienda. Cambierà idea? “Chi può escluderlo?”, dice un suo amico e storico dirigente Rai. E adesso Annozero può (ri)cominciare?

 

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